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Posts Tagged ‘legalità’

Lilli LauroAgli auguri patinati dei consiglieri imbavagliati ne oppongo altri che m’auguro non siano travisati.

A chi pensa che gli odierni politicanti siano “resti di magazzino di diversi anni fa”.
A chi non ha mai sopportato lo spettacolo malandrino delle mani sulla città.
A chi non perde la speranza di cambiare pur dovendosi aggrappare al teatrino della legalità o dei giochi fra poteri.
A chi anche sotto le feste si ostina a parcheggiare senza pagare, e/o a muoversi a piedi come ha fatto sino a ieri.
A chi non spreca gli auguri e a chi ne meriterebbe di sinceri.
A chi crede che potere e autorità siano problemi transitori.
A tutti i miei casuali o fedelissimi lettori.

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rivolta quotidianaL’attesissima posizione del sottoscritto sulle ultime distrazioni elettorali: di traverso.

“(…) il pragmatismo, anche di sinistra, si rivela sempre più inefficace nella sua adorazione del “reale”. (…) l’utopia, al centro della politica, diventa ogni giorno più necessaria.” (Serge Quadruppani – Un dettaglio francese, da Il cinema, il Maggio e l’utopia)

Impegnato come sono con trazioni e piegamenti, rischiavo di perdermi l’ennesimo gioco delle parti dei dominati e dei dominanti, uniti nella lotta comune a ladri di pattume ed ambulanti.
Mossa da mezz’uomini e quaquaraquà, ha dunque vinto la propaganda contro zingari, lavavetri, centri sociali e vù cumprà – minestrone dell’intolleranza alla genovese -, origini evidenti di tutti i peggiori mali del paese; mentre per combatterli è stata democraticamente scelta da una minoranza d’umanità in disfacimento un’ammucchiata di furfanti dalla faccia perbene, impegnati a tempo pieno a sfottere chi è costretto a modo proprio a lavorare, e sospettati d’andarsene ai monti e al mare con denaro che non gli appartiene. Sembra infatti che certi privilegi a qualcuno piaccia prenderseli – come e più di quanto occupanti, questuanti e venditori abusivi fanno coi diritti, ma con la differenza della necessità -, se verranno confermate le accuse che vedono lorsignori leghisti impegnati in scorribande di piacere nei weekend fra Limone, Aosta e Cormaiore: il tutto a spese nostre, ma senza alcun diffuso malcontento nella pubblica opinione, nè speranza che gli sbirri li trattino in caso di arresto come trattano i migranti nel gestirne l’espulsione.
Non sono però un fan di queste battaglie legalitarie à la Travaglio, per cui rinnovo il più efficace invito a giocar d’anticipo e a non votar nessuno mai, che è sempre meglio. Anche per evitare di confondersi coi “cittadini semplici”, poveri ma illusi, e con “l’elettore conservatore” cosciente delle proprie scelte: macchiette che in realtà si sovrappongono, giacchè è quella che rende l’uomo comune estremista da bar ed il fascismo normalità l’illusione più semplice e credibile, e chissenefrega se essa sostiene un sistema mafioso ed aiuta a vivere nell’ignoranza. Per quanto ce la possano raccontare, non è certo il voto a fare la democrazia: i giochi sono fatti già in un’altra stanza. Il paradosso democratico ormai non riesce più a nascondersi, resiste in ogni secondo che ancora sopportiamo la sensazione di star seduti a forza dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti, ahimè, sono occupati – e ci son quelli rimasti in piedi, quelli in cella, e quelli già affogati.
Non è chiaro infine per quale motivo la presunzione d’innocenza si dovrebbe riconoscere ai soli italianissimi politicanti, mentre i migranti possono essere accusati gratuitamente del pericolosissimo reato di diversità: essi “che nulla sanno di democrazia e Civiltà Occidentale”, come sentenzia uno sparlatore di merda di professione, arrivando ad inventarsi il ridicolissimo complotto d’una invasione negra programmata ad arte in quanto utile ai rossi (essi sì in emergenza) a risollevar le proprie sorti elettorali. Il rischio insomma è che un eventuale voto della nuova classe miserabile possa andare ad incidere su quello dei ricchi patrioti: ciò sarebbe veramente intollerabile, saremmo idioti.
D’accordo che alle primarie del Pd hanno fatto votare anche i cinesi, ma penso che solo sui social possano attecchir panzane di simile grandezza…o forse no, visto che il débat public risulta tendere sempre più sostanzialmente alla monnezza, fino al santanchèvole livello del “metteteveli in casa vostra” gridato da indignados-schifados ben attenti per mestiere a rimanere sempre in mostra.

Il livello medio – di cosa? Di tutto, scalata inclusa – si sta abbassando, e mentre c’è chi dalla crisi vien distrutto, chi governa non può che essere contento; lo conferma anche il destino di Pareti, che una volta il giornalaio credeva essere rivista specializzata sull’arredamento: “Sappiate che le vendite si sono impennate quando abbiamo deciso di tagliare i testi e ingigantire le foto”, avverte scoraggiato il direttore, il quale probabilmente sente avanzare il vuoto e immagina lettori mezzi morti. Cacciatori d’emozioni forti, ben altri scenari delle quattro mura di casa noialtri scalatori ricerchiamo; tant’è, saranno anche ampi gli spazi esterni, ma di nuovi scenari col cervello oltre alle quattro tacche, quattro chiodi o quattro tiri in sequenza proprio non ne riusciamo a immaginare. Il mondo è qua, è quello che è ed ormai ci basta. Con la salita in tasca ritorniamo soddisfatti dai nostri altopiani per scoprire con ritardo che lo scettro del Potere giù in città ha cambiato mani.
Poco male, quelle di prima non erano migliori, e a tutte sembra piaccia puntare il dito sulle mani che arrivano da fuori; tanto da elevare il gesto a simbolo di battaglia per la moralità e legalità, in grado di buttar giù, dopo il castello di carte della Regione, anche quello meno solido ancora del Comune. A dimostrazione che sulla pelle degli ultimi si sta giocando una lotta politica ben più bassa, di interessi e riposizionamenti comodi per restare a galla qualunque treno passa. Ma non è piacevole lo stesso sentirsi così estromessi dalle pur perverse logiche sociali, sguardi luminosi e brucianti (G. P. Motti) contro occhi turati, mani nude confuse con altre mani nude, la priorità ipocrita del gioco su quella del bisogno; richiamati soltanto più ai valori o disvalori del degrado e del decoro, e all’ordine del divertimento e del consumo irresponsabili, o quasi, che dan loro: alla movida senza vetro in centro si risponde ai margini col succo di frutta verde periferico, ogni argomento è trasformato in esposizione tragicomica, in paura irrazionale, in spot elettorale. E come se non fossero bastati quelli allestiti per le elezioni, sotto forma di gazebo s’impone il modello di vita comunitaria manicomiale: il negozio oggi ci insegue biecamente anche in falesia, dove l’acquisto è occasione di festa, simpatica agevolazione che nessuno teme. Peccato che poi tocchi comunque a te tirare fuori il portafogli, che la scarpetta provata sia la sinistra o sia la destra: in ogni caso hai da acquistarle assieme.

(photo by Mon Trésor)

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repdelleidee_infami“Un saluto amaro e fraterno a tutti i delatori. Siete anche voi figli di questo mondo.”

“Il conformista è colui che ha la vista annebbiata, e non vede altro che il “simulacro della realtà”. Colui che silenziosamente aderisce come collaboratore di un regime (apparentemente) vincente e lo fa nella forma più bieca e vigliacca: quella del delatore.”

“If you’re not careful, the newspapers will have you hating the people who are being oppressed, and loving the people who are doing the oppressing.” (Malcolm X)

Colgo l’occasione dell’evento culturale genovese per ricordare una delle idee più geniali avute dalla testata organizzatrice: quella di spingere i cittadini, sull’onda dell’indignazione del momento, alla delazione digitale a danno dei presunti black bloc dopo gli scontri di piazza scoppiati il 15 ottobre 2011 a Roma nel corso della manifestazione dei così detti Indignati del Movimento Occupy; un gran brutto esempio di mediattivismo di regime, spacciato per amore democratico di legalità e giustizia, oltre che delle ragioni di parte del Movimento – tanto che l’editorialista, nel passaggio sottostante, arriva a far proprio l’inno alla rivolta lanciato a suo tempo dal KKE.

“Ribellarsi è giusto. (…)
Quello che non è giusto (…) è che le intemperanze di una minoranza facinorosa, anarco-insurrezionalista o neo-nazista che sia, riducano al silenzio le ragioni di una maggioranza rumorosa, ma non violenta, che chiede all’Italia e all’Europa il coraggio di quel “rise up” che finora è mancato, e del quale c’è ovunque un disperato bisogno. (…)
Per fortuna qui non c’è nessuna “guerra” (…)”

Sorvolo sulla disinvoltura con cui Giannini accosta anarchici e neonazisti, i quali (senza voler andare tanto indietro nella Storia) oggi in Grecia se le danno di santa ragione, col redattore alla finestra e con la differenza non da poco che mentre gli uni tentano la scalata al Potere (e quel che è peggio è che ci riescono democraticamente, nonostante qualche difficoltà posta loro dalla Giustizia statuale), gli altri intenderebbero fermarla. Dove risieda il problema è evidente, ma chi ama i capri espiatori si concentra sui devastatori delle vetrine e non sulle rovine del concetto stesso di democrazia, favoletta ormai utile soltanto al mantenimento della pace sociale, qualunque cosa accada.

Poi ci si domanda perchè mai vinca la Lega… Ma perchè il cervello medio è quello, e il messaggio che mediaticamente si convoglia pure: sparare a vista, sparare in fronte, sparare ai barconi. Dopodichè son pronti a tirar fuori gli anni di piombo ogni qual volta torni loro comodo, e perloppiù a sproposito ovviamente; quando il messaggio carico d’odio e di violenza è a senso unico e lo si vorrebbe cultura diffusa, orgoglio nazionale.
Ricordo ancora quell’indirizzo email fornito dal giornale, al quale inviai, in luogo dell’agognata preda, un mio ripensamento originale. Un’email può fare male, ma può anche provocare un poco d’ordine nel delirio legalitario generale.
Delirio che spinge alla facile accusa anonima senza riconoscer nel presunto teppista il figlio che sbaglia d’un sistema in tutto e per tutto sbagliato, parte d’un mondo che – parole a parte – non si vuole affatto ripensato; così trasformando il cittadino-lettore-segaiolo annoiato in segugio-detective-poliziotto scatenato: nient’altro in realtà che un patetico bigotto, rimasto (e desiderato) tale sin dai tempi del G8.
Oggi come ieri infatti stiamo ancora fermi al concetto infantile dei buoni e dei cattivi, e il cittadino esemplare, che ben conosce tale differenza basilare, dopo i no global può dar ora sfogo al proprio gratuito giudizio democratico coi black bloc, i NoTav o i NoExpo, “contribuendo in tal modo a produrre un notevole calderone di idiozie e mistificazioni insulse”, ma garantendosi probabilmente un posto sicuro in paradiso; e pazienza se la denuncia la si fa coperti in viso.

Se il delatore è quei che porta a notizia, La Repubblica oltre a fornir notizie nel passato s’è dedicata dunque convintamente al ruolo di (Re)pubblica spia; il che è ben peggio del buttarla semplicemente in caciara tramite infotainment, vale a dire lo spettacolo dell’informazione.
“Sparategli in fronte!” allora potrei gridare, come suggeriscono agli sbirri certe democratiche massaie milanesi vittime dell’Expo. Ma ai giornalisti, dico io. Riuscirebbero però i nostri pistoleri a distinguere il lavoratore onesto da quello in cattiva fede, il cronista anonimo e lecchino da quello che con una domanda sola prende il Potere in contropiede?
Forse il mondo andrebbe ripensato incominciando dall’autocritica; iniziando a domandarsi il perchè delle cose e della loro evoluzione (o involuzione), anzichè cavalcare l’indignazione borghese o quella popolare, troppo spesso guidate da interessi più o meno (etero)diretti o da emozioni sapientemente strumentalizzate. Esporre consapevolmente alla gogna mediatica il rivoltoso colpevole di troppa rabbia non esime il delatore, ed il giornale che lo invita, da responsabilità. Son tutti in buona fede, beato chi gli crede. Il punto resta il ruolo di certa informazione allarmistico-terroristica, che a noialtri malpensanti è già ben chiaro: costruire quel “simulacro della realtà” mediamente condivisibile che tanti dibattiti, troppi discorsi mascherano e giustificano.

***

Letture consigliabili nel merito:

16 ottobre 2011
“«Devastatori» li ha definiti il Tg3 questa sera. Non si tratta della violenza dei potentati finanziari, la minaccia del taglio di rating che si trasforma in necessità di tagliare la spesa sociale, quella destinata all’assistenza, all’istruzione pubblica, alla cultura e al patrimonio artistico frutto di millenni di storia di un popolo. No, i devastatori sono dei ragazzotti che hanno sfasciato ieri qualche vetrina e incendiato un furgone (un altro automezzo, lanciato a folle velocità dai soliti galantuomini in divisa, ha gravemente ferito un ragazzo, ma c’è l’ordine di non farlo vedere). Non ho alcuna simpatia per questo genere di violenza, ma di quella dei terroristi della finanza appoggiati dai teppisti di Stato non si parla o lo si fa in guanti bianchi.”

17 ottobre 2011
“la Rete si fa luogo di delazione generalizzata. (…)
Fare (…) diventare la Rete un umorale terreno per l’odio sociale non mi sembra un obiettivo che dovremmo – né noi, né i media generalisti – perseguire.”

17 ottobre 2011
“Oggi mi citava anche Repubblica, come una “binladen” di piazza, una che ha avuto il suo primo orgasmo al primo fumo che s’alzava, poveri deficienti. (…)
Il livello è basso ovunque, nel giornalismo quasi non è calcolabile.
Siamo diventati tutti questurini, delatori, invocatori di carcere, di pestaggi, di separazione tra bello e brutto, buono e cattivo.
Ho visto persone impacchettare minorenni vestiti “non in modo consono ad una sfilata pacifista” e consegnarli alla polizia (…)
Ma come si fa? Ma che siete diventati? Ma dove siamo arrivati?
La cultura di vent’anni di berlusconismo e anche di anti-berlusconismo, vent’anni di editoriali di Repubblica, vent’anni di Santoro ecco a cosa c’hanno portato: ad una società di delazione, di infamia, di rimozione della propria storia, del proprio sangue, delle proprie radici. (…)
Io non adoro chi distrugge bancomat…non penso sia una cosa intelligente nè funzionale al movimento, ma assaltare una caserma e un’agenzia interinale è un atto politico che possiamo certamente non condividere ma che dobbiamo osservare, comprendere, valutare…e invece rispondiamo con “fascisti, via da qui”.
Una manciata di almeno cinquemila persone che affrontano la polizia con quella determinazione e quasi senza alcuna paura…ne vogliamo parlare o risolviamo alla Repubblica, invocando “pene esemplari”?
E poi? Ci lamentiamo se Di Pietro parla di Legge Reale, di sparare a vista?
E’ stato fatto da voi l’altro ieri, compagni cari, e Repubblica ha preso la palla al balzo ed ha un indirizzo email dedicato proprio alla raccolta delle immagini con i volti dei “blackbloc” per consegnarli alla polizia e magari far dare dai 9 ai 15 anni (come già si mormora) a qualche fanciullo o fanciulla (…) che non ha nessuna prospettiva di vita decente e nemmeno nessun sostegno o sbocco politico visto il vuoto pneumatico che le organizzazioni tutte hanno contribuito a costruire in questi ultimi anni. (…)
Fosse stata Londra o Atene, tutti a trasformarsi in sociologi del cazzo per capire il fenomeno della generazione rabbiosa, quando sono i loro figli, son “fascisti, vigliacchi” e cose varie…andate affanculo, andate in pensione, voi che l’avete.”

17 ottobre 2011
“Torme di probi cittadini sono state impegnate nelle ultime ore nella caccia in rete all’infiltrato o in alternativa nella caccia al temibile teppista, a seconda delle differenti sensibilità.
Il fenomeno ha riguardato sia gente di destra che gente di sinistra, che ha attinto in rete dal vasto materiale iconografico disponibile sul 15 ottobre e ha scatenato un vero e proprio linciaggio digitale, per lo più puntando a caso. (…)
Si tratta chiaramente di azioni sconsiderate e non solo perché sono anche reati che, per ironia dell’ignoranza, questi poveretti commettono convinti di partecipare ad un’allegra caccia all’uomo legalizzata dalle buone intenzioni. (…)
Se anche si trattasse degli odiati bleccheblocche, non è comunque bello e lecito scatenare una cagnara del genere. Non spetta alla folla emettere condanne o mandare alla gogna i delinquenti, già ci sono i media che abusano dei derelitti e dei delitti per vendere di più. (…)
Gente che ci mette nome e cognome e che lancia accuse pesantissime e insulti incredibili mentre propone pene sempre più estreme e degradanti. È chiaro che non ci troviamo di fronte a un improvviso fiorire di paladini della giustizia, quanto a una manifestazione d’ignoranza, violenza verbale e maleducazione diffusa, che trova sfogo attraverso i social network.
(…) anche La Repubblica ha messo in piedi una caccia all’uomo digitale: visualdesk@kataweb.it è l’indirizzo a cui mandare le foto dei cattivi che manifestano. Una pessima iniziativa (…)”

17 ottobre 2011
“La Philips annuncia 4.500 licenziamenti e la Borsa spicca il volo. Il Vaticano non ha parlato di «violenza che colpisce la sensibilità dei credenti». Evidentemente son cazzi loro, dei disoccupati, anche se credenti di obbedienza apostolica romana. Del resto, nessuno scrive commenti su internet contro queste minuzie, troppo occupati a dare dei fascisti ai black block, oppure a cercare spiegazioni nell’indole psichica piuttosto che nelle situazioni sociali concrete (la psicologia borghese vanta una consolidata tradizione in materia di esorcismi).”

18 ottobre 2011
“Rivolta morale in Italia! Finalmente i cittadini compatti denunciano il crimine. I mafiosi? No! Gli evasori che tutti conoscono? Nooo! I politici corrotti? Nooooo! Sbatti il mostro in prima pagina, denuncia un black bloc!”

18 ottobre 2011
“Merde. Sterminiamoli tutti. Fotografiamoli e facciamoli arrestare.
Ecco, io invece direi che è il caso di ragionarci su. Perchè c’è una storia. Ci sono cause che vengono da lontano, e altre che interagiscono sulla contingenza immediata.”

19 ottobre 2011
“non ha senso limitarsi a reagire al sintomo senza affrontare la causa, così come non ha senso che decolli l’isteria, dopo che ovunque nel mondo s’è visto di peggio e molte reazioni scomposte in altri paesi sono state salutate con entusiasmo o ammirazione da molti di quelli che oggi s’infuriano perché è successo da noi. Non è stato bello per molti motivi, ma è stato un formidabile stress-test, un evento particolare che ci può dire molto sullo stato delle cose in questo paese, meriterebbe analisi più meditate e prese di posizione più articolate del “se provano a rifarlo li meniamo noi”, pronunciato in fretta da chi si è sentito sfidato in piazza.”

15 novembre 2011
“La Repubblica” ha messo a disposizione di zelanti cittadini il proprio sito, a che si possano rintracciare e punire i “teppisti” del 15 ottobre. Fin qui nulla di nuovo.”

17 novembre 2011
“Hanno trovato il capro espiatorio: il più debole paga per tutti.
Sarà contenta la redazione di Repubblica e tutti coloro che invocavano la polizia o impacchettavano fanciulli.”

11 dicembre 2012
“Pesanti, pesantissime le conseguenze legali per molti giovanissimi dimostranti, che dati in pasto alla stampa (soprattutto grazie al meticoloso lavoro infame di La Repubblica) si sono visti sbranare dai tribunali, con richieste di carcerazioni pesantissime, molte immediatamente effettive.”

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