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Archive for novembre 2012

“La Grecia brucia, il Belgio s’allaga…solo in Italia non succede un cazzo.”

“la situazione è degenerata quando sono entrati in azione i black bloc, peraltro applauditi dai manifestanti”

“In piazza bombe, molotov, spranghe di ferro e gente che applaude i black block.”

“«Maledetti porci, servi» urla una signora coprendosi il viso per proteggersi dai lacrimogeni.”

“Dovete morire. Punto.”

“E’stata soltanto una fiammata, ma ha acceso più di un’inquietudine. Mercoledì sera durante l’attacco alle trivelle impegnate nei sondaggi nell’autoporto di Susa con i sassi e i petardi per la prima volta è stata lanciata una molotov.”

Sento puzza di bruciato. La Grecia è dietro l’angolo, ed io sugli angoli ho una teoria. Questa teoria dice, in pratica, che ogni angolo che girerai nel bene o nel male ti stupirà; ma che sarà sempre e comunque valsa la pena farlo. Il fatto è che qui non s’è deciso noialtri di girarlo.
Immagino dunque lo stupore quando dalle più scaltre, genuine, ardimentose propaggini del corteo s’alzerà in aria la prima molotov, e pochi ed incerti nella confusione saranno gli occhi che la vedranno. Sicuri, determinati, folli d’ardore quelli del lanciator scortese. Muti e cupi quelli delle parti per questa volta offese, di coloro i quali la riceveranno in caduta libera ad annunciazione d’un Inferno metropolitano che è poi quasi tutti i giorni, ma lo scopri solo quando senti il potere finalmente tuo per qualche istante, il sangue andare al manganello, la rabbia a forma di sasso stretta in mano. I fotografi con caschetto e maschera meglio piazzati inghiottiranno d’un colpo la saliva: sono attimi che valgono una vita intera, talvolta la rubano perfino, la strappano via. Click!, e lo hai preso. Devono avere insegnato lo stesso al milite ignoto che sparò a Carlo.
Ma, anche se li chiamano “professionisti della protesta”, quest’insana passione per i rivoltosi non è certo un lavoro ben retribuito: è piuttosto, per alcuni di essi, una scintilla rapida poco più del click!, una furia non sicuramente dovuta alla spiaggia e al mare mancati, semmai al fumo ed all’odio respirati; per altri, una somma di fotografie che forma un album di memorie poco dolci, che fanno male, ma un male che mentre cresce fa crescere e non va perduto se qualcuno lo tiene a mente, se qualcuno lo tiene a pelle (per citar Erri De Luca da Non ora, non qui).
Il puzzo si fa ora soffocante. Fumogeni prima e lacrimogeni dopo tolgono il respiro. Le cronache di domani toglieranno pure la voglia di esprimere e di portare conflitto ancora. Guardandomi attorno vedo scuro e non so cosa aspettarmi, dietro a quale angolo cercar nascosto il lieto fine. Abbiamo sprecato troppa pazienza, gettato al vento troppe parole senza neppure capire in quale maledetta direzione esso spirasse. Di una cosa sola, in questo periodo, un fine settimana dopo l’altro, incautamente vado sicuro: se il sabato fosse anche moscio, la domenica sarà a muso duro.

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