Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Agnese’ Category

ti-ricordi-di-dolly-bell“I feel like I’m missing pieces of sleep / A memory fades to a pale landscape” (Manic Street Preachers – Sleepflower)

“My heart is broke / but I have some glue” (Nirvana – Dumb)

Tutto passa troppo veloce – cose, pensieri, parole, riferimenti. Vivere per il solo vivere, per quanto condizione fortunata, mi pare troppo poco, un cedere alle regole del gioco senz’intendere mai quel che si vuole da se stessi, dall’altro, dalla vita – dal gioco. E anche la vita già trascorsa ritorna con sempre minor vigore a riproporsi; trascurata, è vita che pare ormai perduta, amore che svanisce con il tempo come un mal di testa con le medicine. Eppure sei al mio fianco, addormentata: una presenza fisica immutabile, immutata. Sento che se si sta perdendo qualche pezzo del nostro rapporto non sarà recuperandolo e incollandolo da solo che lo aggiusterò. La colla presto o tardi finisce, e allora restano soltanto più il ricordo per frammenti, il rimpianto per quel che ancora si sarebbe potuto fare, e c’è sempre qualcuno pronto a raschiare il barile nel tentativo di recuperar qualcosa di buono dalla carcassa d’un sentimento, qualcuno tanto ostinato che a quel punto se crepi riesce pure a vederci il lato buono, e cioè: che comunque sotto sotto lui (o lei) qualcosa incassa. Magari, anche nella cattiva sorte, essere tanto importanti ed influenti! No, non è così, e se lo siamo è solo reciprocamente, per poterci scambiare la nostra ostinata presunzione d’insostituibilità. Anzichè dover decidere fra il sognare un’altra vita nottetempo o credere di vivere in un sogno quotidiano, quanto mi piace poter toccare questo sogno direttamente con mano percependone la consistenza. Così, cercando la tua presenza come una conferma ogni tanto mi giro e ti sfioro le cosce, od un piede con il piede. Nessuno ci vede, qui possiamo fare o immaginare tutto quello che vogliamo mentre sogno che il mio sogno termini all’improvviso ad un tuo cenno, ed allora risvegliandomi senza stupore accoglierei il tuo invito: “andiamo”.

Annunci

Read Full Post »

sampietrini“Noi facevamo il male / il male era fatto bene”
(Jacques Prévert, da Fra le sue mani)

“Hai la rivoluzione in te / mi convinci a risorgere”
(Afterhours, da Elymania)

L’amore esibito non la spaventa: come I ragazzi che si amano di Prévert, anche noi nei lunghi attimi del bacio non ci siamo per nessuno, anche se attorno è folla, traffico e rumore. Ci basta una piazza, un vetro, un portone. Chiudiamo gli occhi immergendoci nell’abbagliante splendore del nostro amore che anche se non ha l’ardore del primo aspira alla dignità di quello che si vorrebbe ultimo, forte, solido, ma che comunque s’ha da accettare per quello che è: pura sorgente d’emozioni conosciute eppure sempre nuove, resistenti all’inedia del tempo presente, alla perdita progressiva di qualsiasi valore, troppo spesso svilite poichè vissute senza più essere comprese.
Agnese, fra le tue mani torno a confonder male e bene, sei tu la donna della mia rivoluzione, artefice seducente del cambiamento, guida affidabile e convincente, scagliata contro il timore della morte prossima e di quella in vita, la piazza Tahrir in cui entro da uomo libero ad impregnarmi d’orgoglio e di passione. Fra le mie mani scopri che non c’è possibilità d’errore nell’esserci cruciale del momento, nell’accadere senza necessità di spiegazioni; nel tentativo di costruire finalmente un mondo a parte sotto il nostro comune controllo, senz’ordine eppure sicuro, liberatorio proprio nell’istante in cui nel gemito ti paralizza.
Se il mio desiderio d’individuo conflittuale e incontenibile da nulla può esser soddisfatto, tu sei la mia eccezione a lungo e faticosamente ricercata. Io il soggetto della rivolta, tu la rivoluzione; io il sasso scagliato e tu la strada.

Read Full Post »

SchieleGliamanti“Stiamo abbracciati alla finestra, ci guardano dalla strada:
è tempo che si sappia!”

(Paul Celan, da Corona)

L’amore per i dettagli mi ossessiona. La perfezione ha qualcosa di disumano se ricercata, artefatta, costruita; ma pare un miracolo se è come la pummarola, come natura crea. E la perfezione è nell’armonia globale, e assieme nei dettagli: non c’è armonia nel tutto senza precisione nel particolare. Sia chiaro, perfezione non implica assenza di difetti, bensì coincidenza tra immagine e desiderio, tra sogno e realtà individuali, in un gioco di reciproche e mutevoli aspettative.
Agnese perfetta non è. Fin dal nome suona male, ci s’immaginerebbe una rotondità scomposta a mò d’agnolotto. Invece è magra senza esser spaghetto, ma lunga e affilata come il coltello con cui i suoi occhi intagliano il cuore del malcapitato. Non so più quale forma possa avere assunto il mio, immagino sia a cioccolatino, a fetta di meringata. Spurga infatti talvolta dolcezza nauseabonda.
La guardo sollevarsi dal letto per raggiunger la finestra e mi piace avvertirne a malapena i passi su tappeto e parquet, percepirne fluidità e leggerezza. Non è un fantasma, l’ho da poco toccata e stretta fin quasi a farle male, come per trattenerla appesa a una minaccia d’amore, che infine sia come sappiamo non riuscire ad esser mai: eterno. E’ piuttosto la maniera in cui vedo muoversi il destino in questo periodo: armonioso, stupefacente e senza affanni, senza cadute. Ha caviglie sottili ma forti, scivola con grazia incomprensibile, in punta di piedi arriva a riportar la luce. Sfuggo al richiamo rifugiandomi ancora sotto le coperte. Lo faccio apposta: a quel punto so che mi verrà a svegliare giocosa tra pizzicotti e fusa di gatta, con quegli occhi che tanto ammaliano da spaventare; rabbrividendo ne scruterei i particolari, che una luce più intensa adesso meglio definisce, godendo nel pregustarli e ad ogni nuova carezza, ad ogni nuovo assaggio. Ansimando forse le chiederò d’alzarsi e di camminare ancora, solo per me, maliziosa e crudele come la bestia attorno alla sua preda. M’inchinerò al piacere d’obbedire ad un desiderio superiore, nè sorriso nè dolore, nè stupito nè stanco d’esprimerne e d’assorbirne ancora. Avrò compreso allora quella delicatezza e l’avrò fatta un poco mia.
Agnese, dolce Agnese. Ti volti, ruoti, non cammini, volteggi; sei il gioco e l’oggetto stesso del gioco, o almeno così credo io pensando per un poco al solo balocco mio senz’accorgermi che sai anche tu pretendere o dire basta in un’occhiata; certo, eccedere è una debolezza che patisco. Ma fra le debolezze adoro vederci sprofondare, sino lassù ai fianchi riesco a malapena ad arrivare, da quelle dolci pieghe, da quelle graziose incurvature non mi stacco. Inventiamoci un nuovo modo di giocare, scoprilo, non mi ci far pensare. Frughiamo nei dettagli, cedimi ancora, làsciati ossessionare.

Read Full Post »

Henri de Toulouse Lautrec_bedkiss“che posso farci, sono felice,
sono più sterminato dell’erba nelle praterie,
sento la pelle come un albero rugoso (…)
Oggi lasciate che sia felice, io e basta, (…)
essere felice con te, con la tua bocca,
essere felice.”

(Pablo Neruda, da Ode al giorno felice)

Agnese con la bocca semiaperta mi sussurra che ha fame.
Per me significa che ha voglia. Difatti tiene chiusi gli occhi, sorride. Distende le gambe, attende qualcosa. E mantiene quella boccuccia semiaperta che è come se seguitasse a parlare, un po’ pretesa un po’ invocazione.
Sono quasi le nove, sento la pioggia cadere sulle persiane, ed in questi weekend scoperti all’improvviso privati d’un fine godo nello smuovermi appena un poco per rendermi conto dell’ora. E’ sempre troppo presto per alzarsi, sempre troppo tardi per decidersi a fare qualsiasi cosa comporti la fuoriuscita dal letto; sempre troppo bello, in quel letto, restare il più a lungo possibile.
Fuori c’è il mondo che oggi non c’interessa, le pellicce e i piumini, l’asfalto bagnato, l’inverno; qui a pochi centimetri un corpo caldo e liscio che sa raccontare una storia, come strisciando il palmo sulla corteccia d’un albero. L’erba in cui affondano queste radici è umida, non fradicia; fuori la tristezza scorre a fiumi, invade gli occhi, allaga l’anima. Muovo la mano come ad asciugar la pelle, ricercando la ragione d’una presenza.
Ma mi trattengo e lascio che sia Agnese a precedere i morsi della fame.
Prima la testa, poi la pancia: adoro il dilettevole, lo ritengo sempre utile. A superare certe debolezze, per esempio.
Convincersi di non sentire niente altro, di non aver davvero bisogno di mangiare. Così, quando dovremo finalmente andarcene da qui saremo nudi, ma non avremo freddo.

(immagine tratta da COOL MACHINE)

Read Full Post »

“Con la bocca non solo il neonato mangia, ma anche pensa” (Susan Isaacs)

Interessante. E l’amante, con la bocca, che ci fa?
Ci pensa pure l*i. Pensa con gusto: al sesso fatto prima, a quello che si farà dopo, a quello ancora fattibile nel frattempo.
Dicono infatti che sesso e cucina formino un’accoppiata vincente. Dipende da chi cucina. Se tocca a me, non si va oltre le prime quattro chiacchiere. “Cosa desideri stasera, cara?”…”Coniglio in umido”…”Bene!”. Come cazzo le sarà venuto in mente, provocatrice nata che non è altro. Io scherzavo! Mostro entusiasmo. O te lo fai, inventando gli ingredienti dei quali non dispongo, o mi lasci il tempo di raggiungere la prima rosticceria. Che a quest’ora è chiusa. Perciò, non si mangia. E non si fa neppure altro, aggiunge lei. “Bene!”, ripeto, e assieme al frigo chiudo ancora più entusiasta la conversazione. Cala un gelo da freezer, con lo stesso vuoto dentro. La tensione è palpabile, non so se sia più per la fame in aumento o per la libidine frustrata. Questa – ma che dico: qualunque – cucina sarà la tomba del nostro amore.
Di solito ci si lascia incazzati, delusi, depressi, indispettiti; noi ci lasceremo affamati, e non certo di vendetta. Ma se anche fosse, con un po’ d’impegno a servire un piatto freddo forse potrei farcela, chessò, un’insalata di riso, offerta senza riso alcuno. E invece la stronza conserva il ghigno e mi chiede il coniglio. Restiamo seduti ai bordi opposti del tavolo aspettando di veder passare la cena, nemica acerrima e spietata killer della nostra passione. Ai miei occhi sognanti si propongono dolci lussuriosi, con ondate di cioccolata e panna che straborda; Agnese invece s’addormenterebbe avvolta in un letto confortevole di calda farinata. Come si vede, idealmente ci completiamo, bevande escluse. Non posso accettare che sia un coniglio a dividerci.
In preda alla gelosia mi chiedo se sogni anche lo chef, magari pure il cameriere, quale prenda come primo e quale per secondo.
Ma in un mondo perfetto io sarei un cuoco d’eccezione. E lei sarebbe in brodo di giuggiole: sempre pronta a collaborare, a lavare, tagliare, carezzare, cuocere il pollo (che sarei io), sciogliere il burro ed accendere il mio fuoco. Saremmo sempre indaffarati e il nostro amore non conoscerebbe noia. Saremmo come sale e pepe, pane e olio, come l’acqua per il cioccolato. Saremmo anima e corpo, odore e sapore, preparazione e consumazione, compimento, amalgama, congiunzione. Uniremmo amore ed odio in un ribollire d’emozioni, tra pentole e ricette, tra cosce, culi e tette. Diventeremmo creature perfette, un piatto solo, due forchette.
Tento di convincerla, spremo le meningi e cito Kundera: se il cibo è legato al sesso, “l’erotismo è come il ballo: c’è sempre uno che conduce l’altro”. Infilati dunque quel dannato grembiule, magari sopra a niente, e inizia a cucinare, penso, mangerò ciò che vorrai; altrimenti scoppieremo invece di scopare. Non la convinco. La prossima volta non mi scelgo una femminista, questo è chiaro, e fanculo all’emancipazione, alla liberazione sessuale e a tutto il resto.
Domani, a colazione, ne riparliamo. Ora sono stanco: per stasera bevo acqua e vado in bianco.

(artwork by alicecoibaffi)

Read Full Post »