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Archive for maggio 2018

A Trieste siamo stati, anche ad arrampicare nella bella val Rosandra, la scorsa primavera. Avrei voluto scriverne, forse ci riuscirò.
Ma in questo caso la città serve solo quale esempio per spiegare, attraverso le vicende che riguardano la multinazionale finlandese Wärtsilä, la grottesca situazione del mondo del lavoro attuale.
Cos’hanno in comune 4000 persone, 48 anni, 69 uscite, 87 voti e 89 giorni? Sono soltanto numeri, ma li si può mettere assieme per capirlo. Basta un click, potete farlo pure voi; ma siete fortunati, per voi l’ho fatto io.

“Domenica 24 Settembre, 4.000 persone, nonostante la pioggia battente, hanno partecipato all’Open Day di Wärtsilä Italia, nello stabilimento di San Dorligo della Valle. Le “porte aperte” alla principale fabbrica italiana della multinazionale finlandese – dedicato ai familiari dei dipendenti e ai cittadini in occasione dei vent’anni di Wärtsilä Italia e nell’anniversario dei cent’anni dell’indipendenza della Finlandia – hanno visto un continuo afflusso di pubblico per tutta la giornata.”

Non manca niente in questa storia, ci son tutti gli elementi necessari.
Partiamo dal peggiore: l’incidente mortale è del 5 giugno scorso; quando una pesantissima barra di metallo ebbe la meglio sui 48 anni di un operaio specializzato. Fatalità, ci s’affretterà a dire, se non più maliziosamente imprudenza (errare è umano), trascurando – per mancanza di tempo da dedicarvi – i più recenti dati sulle morti bianche.
Scarseggia il tempo ormai per far qualsiasi cosa: per lavorare in sicurezza, per rifletterci sopra, per valutare, capire, (evitar di) giudicare. La priorità, rendiamocene conto, va alla merce, al profitto, al capitale. Cioè: a quella barra di metallo. Che se casca, però, può fare male.

Speriamo che la notizia non abbia rovinato l’appetito a quanti partecipavano, tre mesi dopo, al ”percorso di convivialità” enogastronomico organizzato a “Trieste, Genova, Napoli e Taranto, città nelle quali sono presenti stabilimenti Wärtsilä Italia”: 4000 persone sembrano aver gradito l’Open Day, e il morto è già dimenticato. D’altronde è pur vero che, morto un operaio specializzato, se ne fa un altro; ed è pure un posto di lavoro liberato.

Alla Wärtsilä di Genova, fra l’altro, come in altre ditte del settore metalmeccanico cittadine, nel febbraio di quest’anno la Fiom è risultata essere il primo sindacato. Mi sento solidale coi 45 renitenti. Votare o non votare, ogni volta è un dilemma e mai un gioco. E’ stata però la USB, qualche mese prima, a salvare il posto di lavoro in quel di Trieste (dove predomina invece la Fim Cisl) a Sasha Colautti, dopo 89 giorni di sciopero, che al portafogli non pesan proprio poco.

Torniamo qui su temi più allarmanti, ai piani esuberi che s’alternano ai finanziamenti statali ed ai percorsi conviviali. Nonostante ciò, non vi agitate: le prospettive restano buone, e se mai ci fosse bisogno d’intervenire, contro al padrone ma per finta, al posto dei sindacati potete considerare dalla vostra i camerati neofascisti, ormai delegati semi-ufficiali alla propaganda nazionalistica sui luoghi di lavoro; i quali denunciano a mezzo stampa il rischio-delocalizzazione (mica per via degli interessi padronali, quanto per rivalità di bandiera) e svolantinano all’ingresso della fabbrica come ormai ben pochi a sinistra fanno ancora.

Il futuro del lavoro è nero (in tutti i sensi). Se avete capito ciò che intendo, avrete inteso pure che ci vuol poco per capire quel che del lavoro resti da capire. In altre parole: nessun processo di liberazione passa dal lavoro, ma attraversarne il campo è purtroppo necessario per capir da cosa sia necessario liberarsi.
Nell’attesa che qualcuno s’incammini in questa direzione sciagurata, continuiamo a goderci questo (ir)ragionevole teatrino, che ci piace pensar diretto dal destino, e che racconta di uomini fatti contare come numeri e di numeri che contano assai più degli uomini.

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