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Archive for novembre 2015

SchieleGliamanti“Stiamo abbracciati alla finestra, ci guardano dalla strada:
è tempo che si sappia!”

(Paul Celan, da Corona)

L’amore per i dettagli mi ossessiona. La perfezione ha qualcosa di disumano se ricercata, artefatta, costruita; ma pare un miracolo se è come la pummarola, come natura crea. E la perfezione è nell’armonia globale, e assieme nei dettagli: non c’è armonia nel tutto senza precisione nel particolare. Sia chiaro, perfezione non implica assenza di difetti, bensì coincidenza tra immagine e desiderio, tra sogno e realtà individuali, in un gioco di reciproche e mutevoli aspettative.
Agnese perfetta non è. Fin dal nome suona male, ci s’immaginerebbe una rotondità scomposta a mò d’agnolotto. Invece è magra senza esser spaghetto, ma lunga e affilata come il coltello con cui i suoi occhi intagliano il cuore del malcapitato. Non so più quale forma possa avere assunto il mio, immagino sia a cioccolatino, a fetta di meringata. Spurga infatti talvolta dolcezza nauseabonda.
La guardo sollevarsi dal letto per raggiunger la finestra e mi piace avvertirne a malapena i passi su tappeto e parquet, percepirne fluidità e leggerezza. Non è un fantasma, l’ho da poco toccata e stretta fin quasi a farle male, come per trattenerla appesa a una minaccia d’amore, che infine sia come sappiamo non riuscire ad esser mai: eterno. E’ piuttosto la maniera in cui vedo muoversi il destino in questo periodo: armonioso, stupefacente e senza affanni, senza cadute. Ha caviglie sottili ma forti, scivola con grazia incomprensibile, in punta di piedi arriva a riportar la luce. Sfuggo al richiamo rifugiandomi ancora sotto le coperte. Lo faccio apposta: a quel punto so che mi verrà a svegliare giocosa tra pizzicotti e fusa di gatta, con quegli occhi che tanto ammaliano da spaventare; rabbrividendo ne scruterei i particolari, che una luce più intensa adesso meglio definisce, godendo nel pregustarli e ad ogni nuova carezza, ad ogni nuovo assaggio. Ansimando forse le chiederò d’alzarsi e di camminare ancora, solo per me, maliziosa e crudele come la bestia attorno alla sua preda. M’inchinerò al piacere d’obbedire ad un desiderio superiore, nè sorriso nè dolore, nè stupito nè stanco d’esprimerne e d’assorbirne ancora. Avrò compreso allora quella delicatezza e l’avrò fatta un poco mia.
Agnese, dolce Agnese. Ti volti, ruoti, non cammini, volteggi; sei il gioco e l’oggetto stesso del gioco, o almeno così credo io pensando per un poco al solo balocco mio senz’accorgermi che sai anche tu pretendere o dire basta in un’occhiata; certo, eccedere è una debolezza che patisco. Ma fra le debolezze adoro vederci sprofondare, sino lassù ai fianchi riesco a malapena ad arrivare, da quelle dolci pieghe, da quelle graziose incurvature non mi stacco. Inventiamoci un nuovo modo di giocare, scoprilo, non mi ci far pensare. Frughiamo nei dettagli, cedimi ancora, làsciati ossessionare.

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