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Archive for marzo 2016

Pucciarelli-con-burqa-in-consiglio-regionaleDopo la tensione rivoluzionaria avvertita in Comune sotto Natale, porgo un omaggio stavolta a quest’8 marzo scambiato in Regione per Carnevale.

“Saranno nati prima i politici scadenti o lo scadimento della politica nella considerazione comune? Questa domanda metafisica viene in mente quando si leggono le prodezze intellettuali e culturali di alcuni consiglieri regionali, specie in campo leghista.”

I cittadini ed elettori leghisti senz’altro apprezzeranno. Cambiato l’anno non cambiano le regole del gioco che ci vien giocato addosso in realtà un po’ da tutti i giocatori, con cinguettii, hashtag, selfie e flash mob lanciati a più non posso, persino nei luoghi istituzionali, da personaggi quantomeno singolari.
Questi presunti solidali con le donne musulmane intendono in realtà cavalcar la guerra fra religioni e fra culture, fingendo di non sapere che le donne son maltrattate tanto quanto dagli italianissimi mariti, e che la violenza ci accomuna tutti, inclusi preti e poliziotti, al netto della lista delle scuse (sfiniti, drogati od ubriachi marci); quanto al modo in cui il nostro sistema economico e la nostra cultura occidentale considerano la donna, ovvero come oggetto di consumo, non abbiamo certo di che vantarci. E basta guardare agli esempi sopra esposti per capire che non bastano le quote rosa, non cambiano i nostri destini che sia un uomo od una donna a guidare il paese o la città. Bisognerebbe farne una questione non più di genere, bensì di qualità; ma finchè continueremo ad aggrapparci alle false sicurezze spacciate per verità da questi attori male addestrati e accompagnati, difensori dei diritti ad orologeria, che stanno a fianco degli oppressi a modo loro, battendosi come degli ossessi dalla parte della provocazione politica e della crudeltà umana, non potremo mai aspirare ad una società migliore, più vivibile e più sana.

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sampietrini“Noi facevamo il male / il male era fatto bene”
(Jacques Prévert, da Fra le sue mani)

“Hai la rivoluzione in te / mi convinci a risorgere”
(Afterhours, da Elymania)

L’amore esibito non la spaventa: come I ragazzi che si amano di Prévert, anche noi nei lunghi attimi del bacio non ci siamo per nessuno, anche se attorno è folla, traffico e rumore. Ci basta una piazza, un vetro, un portone. Chiudiamo gli occhi immergendoci nell’abbagliante splendore del nostro amore che anche se non ha l’ardore del primo aspira alla dignità di quello che si vorrebbe ultimo, forte, solido, ma che comunque s’ha da accettare per quello che è: pura sorgente d’emozioni conosciute eppure sempre nuove, resistenti all’inedia del tempo presente, alla perdita progressiva di qualsiasi valore, troppo spesso svilite poichè vissute senza più essere comprese.
Agnese, fra le tue mani torno a confonder male e bene, sei tu la donna della mia rivoluzione, artefice seducente del cambiamento, guida affidabile e convincente, scagliata contro il timore della morte prossima e di quella in vita, la piazza Tahrir in cui entro da uomo libero ad impregnarmi d’orgoglio e di passione. Fra le mie mani scopri che non c’è possibilità d’errore nell’esserci cruciale del momento, nell’accadere senza necessità di spiegazioni; nel tentativo di costruire finalmente un mondo a parte sotto il nostro comune controllo, senz’ordine eppure sicuro, liberatorio proprio nell’istante in cui nel gemito ti paralizza.
Se il mio desiderio d’individuo conflittuale e incontenibile da nulla può esser soddisfatto, tu sei la mia eccezione a lungo e faticosamente ricercata. Io il soggetto della rivolta, tu la rivoluzione; io il sasso scagliato e tu la strada.

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