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Archive for aprile 2013

“Con la bocca non solo il neonato mangia, ma anche pensa” (Susan Isaacs)

Interessante. E l’amante, con la bocca, che ci fa?
Ci pensa pure l*i. Pensa con gusto: al sesso fatto prima, a quello che si farà dopo, a quello ancora fattibile nel frattempo.
Dicono infatti che sesso e cucina formino un’accoppiata vincente. Dipende da chi cucina. Se tocca a me, non si va oltre le prime quattro chiacchiere. “Cosa desideri stasera, cara?”…”Coniglio in umido”…”Bene!”. Come cazzo le sarà venuto in mente, provocatrice nata che non è altro. Io scherzavo! Mostro entusiasmo. O te lo fai, inventando gli ingredienti dei quali non dispongo, o mi lasci il tempo di raggiungere la prima rosticceria. Che a quest’ora è chiusa. Perciò, non si mangia. E non si fa neppure altro, aggiunge lei. “Bene!”, ripeto, e assieme al frigo chiudo ancora più entusiasta la conversazione. Cala un gelo da freezer, con lo stesso vuoto dentro. La tensione è palpabile, non so se sia più per la fame in aumento o per la libidine frustrata. Questa – ma che dico: qualunque – cucina sarà la tomba del nostro amore.
Di solito ci si lascia incazzati, delusi, depressi, indispettiti; noi ci lasceremo affamati, e non certo di vendetta. Ma se anche fosse, con un po’ d’impegno a servire un piatto freddo forse potrei farcela, chessò, un’insalata di riso, offerta senza riso alcuno. E invece la stronza conserva il ghigno e mi chiede il coniglio. Restiamo seduti ai bordi opposti del tavolo aspettando di veder passare la cena, nemica acerrima e spietata killer della nostra passione. Ai miei occhi sognanti si propongono dolci lussuriosi, con ondate di cioccolata e panna che straborda; Agnese invece s’addormenterebbe avvolta in un letto confortevole di calda farinata. Come si vede, idealmente ci completiamo, bevande escluse. Non posso accettare che sia un coniglio a dividerci.
In preda alla gelosia mi chiedo se sogni anche lo chef, magari pure il cameriere, quale prenda come primo e quale per secondo.
Ma in un mondo perfetto io sarei un cuoco d’eccezione. E lei sarebbe in brodo di giuggiole: sempre pronta a collaborare, a lavare, tagliare, carezzare, cuocere il pollo (che sarei io), sciogliere il burro ed accendere il mio fuoco. Saremmo sempre indaffarati e il nostro amore non conoscerebbe noia. Saremmo come sale e pepe, pane e olio, come l’acqua per il cioccolato. Saremmo anima e corpo, odore e sapore, preparazione e consumazione, compimento, amalgama, congiunzione. Uniremmo amore ed odio in un ribollire d’emozioni, tra pentole e ricette, tra cosce, culi e tette. Diventeremmo creature perfette, un piatto solo, due forchette.
Tento di convincerla, spremo le meningi e cito Kundera: se il cibo è legato al sesso, “l’erotismo è come il ballo: c’è sempre uno che conduce l’altro”. Infilati dunque quel dannato grembiule, magari sopra a niente, e inizia a cucinare, penso, mangerò ciò che vorrai; altrimenti scoppieremo invece di scopare. Non la convinco. La prossima volta non mi scelgo una femminista, questo è chiaro, e fanculo all’emancipazione, alla liberazione sessuale e a tutto il resto.
Domani, a colazione, ne riparliamo. Ora sono stanco: per stasera bevo acqua e vado in bianco.

(artwork by alicecoibaffi)

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