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“Nel seggio di Piazzale Adriatico, in una delle zone più alluvionate della città, hanno votato solo 63 persone.”

“gli indecisi e chi si astiene sono il primo partito con il 42 per cento.”

Pensateci bene: la successione nel tempo dei voti basati sulla strategia sinistra del meno peggio molto somiglia alla successione nello spazio delle pisciate fuori dal vaso nei cessi pubblici.
Non fate caso all’involontario accostamento del seggio elettorale alla latrina, motivabile peraltro con molteplici ragioni: il nascondimento tipico d’entrambe le situazioni, ad esempio. Badate al sodo.
Mano a mano che i signori la fanno fuori, il prossimo è costretto ad arretrare la propria posizione, elevando così il rischio di farla fuori e proseguendo un ciclo che è un circolo vizioso negativo, dal momento che prima o poi il bagno s’allagherà divenendo impraticabile. Allo stesso modo, ogni rassegnato cedimento alla cosiddetta scelta del meno peggio genera la pericolosa ciclica tolleranza d’un peggioramento continuo nei fatti, per cui ogni meno peggio, sempre meno delimitato e controllato, sarà sempre peggio del precedente…ma la goccia è ormai un lago ed indietro, se non lavando via energicamente tutto quanto, non si può più tornare.
D’altronde, “Come possiamo scegliere quando ci viene tolta la libertà di scelta?” Come potremmo usufruire d’un cesso sporcato dappertutto, puzzolente, insozzato, vomitato?
E’ inevitabile: costretti alla logica del meno peggio, non si può che finir sempre di male in peggio. Finiremo a pisciare dall’esterno del w.c., a porte aperte, a lanciare il voto a caso da distante, senza poter guardare; continuando forse, ostinati, ad indignarci per la più o meno sofferta decisione di chi da tempo si rifiuta d’entrare. Quando avremmo potuto e anzi dovuto per tempo comprenderci ed unirci, assumere una ferma (op)posizione invece di piegarci ad inaccettabili voleri, formare una forza, un blocco, una catena.
O, quantomeno, una catenella.

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