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Hunter Stockton ThompsonSull’inciviltà dell’arrampicatore del nuovo millennio.
Ancora ho da iniziare a scriver d’emozioni e d’entusiasmi verticali, e già da tempo mi concentro sulla cacca e sulla spazzatura. Sarà anche una bella vita quella del climber, ma è pur sempre una vita dura (e se sei stitico, una discreta fregatura).

“Ognuno deve essere lo spazzino di se stesso. (…) Sin dalla nostra prima infanzia dovremmo avere impressa nelle nostre menti l’idea che siamo tutti spazzini.” (Mahatma Gandhi)

“gli arrampicatori sono cambiati. Non hanno più il rispetto della natura e poco rispetto per il territorio.”

“centuplicano i praticanti, ed aumentano statisticamente i fessi”

“Purtroppo le falesie attirano anche quel pubblico che si porta dietro la città anche in montagna”

“prima eravamo quattro gatti, oggi siamo in tantissimi e non ci rendiamo conto dell’impatto ambientale che abbiamo. In alcuni posti arrivi alla falesia tra le bucce di banana e le cagate all’aria aperta.”

Non passa weekend che non s’abbia da ripulire una falesia: pensavo quasi d’inventarmi una nuova figura professionale.
In due puntate successive alla falesia invernale del Silenzio Alto, i resti (dis)umani abbandonati alla base della parete, e da noi raccolti con ostinata precisione d’ossessionata massaia, puntualmente si son ricreati: là dove mercoledì c’era del nastro per le dita, bianco come il fiocco di neve, oggi giace una cartaccia di caramella o uno scontrino del bar. Là dietro al meraviglioso cespuglio dove pensavi di far pipì, giusto al bordo del sentiero, fa bella mostra di sè una enorme cagata sormontata da un candido fazzolettino. L’altopiano finalese è una riserva di tesori, di testimonianze e di sorprese. M’aspetto più soltanto l’escremento dal valore artistico, pittorescamente piazzato in una delle pozze scavate nel calcare del Ciappo delle Conche, che all’occhio del critico d’arte contemporanea potrebbe trovare ancor più controversa interpretazione, diventando un’astronomica cagata.
Lì di presso, l’Arma dei Buoi finora mi pare sia stata risparmiata da una sottoforma d’umana pietà tipica dell’escursionista, ma è anch’essa struttura a rischio per la rassomiglianza coll’appartato e confortevole w.c.; d’altronde, pur sempre di bestie che cercano riparo si tratta.
Altra valle altro mistero, alla falesia segretamente frequentata di Erli s’era appesa una bottiglia di plastica da riempir delle odiose cicche arancioni e d’altre minuscole schifezze, che poi i climber stessi avrebbero auspicabilmente buttato e sostituito: pareva un grazioso, utopistico inizio di diffusione del buon senso. Debbo dire d’aver veduto in città gente in grado di buttar rumenta nelle aiuole persino col bidone della spazzatura lì di fronte; ma quello è un luogo quasi interamente nonluogo ormai, estensione del centro commerciale, proprietà privata della maleducazione e dell’indifferenza tipiche della società contemporanea. La falesia dovrebbe esser considerata invece luogo sacro, tempio pagano da frequentare a piedi scalzi senza timore di ferirsi con tappi di birra e cocci di bottiglia, come già avviene in spiaggia al calar del sole e dei gabbiani. In falesia dovremmo passare senza lasciar traccia, già inquinando abbastanza con il viaggio necessario per raggiungere i nostri amati dirupi, già abbastanza antropizzati da catenelle e chiodi. Non venga questo recepito come un tentativo di riaccendere polemiche del tipo spit sì/spit no, qui la questione è ben più elementare; e la spiega assai bene il futilista Bill Knott, seppur non credo scali…

Futilista

C’è ancora un solo centimetro–
un millimetro quadrato
sulla faccia del nostro pianeta
sul quale qualche animale
umano od altro
non abbia cagato?

C’è poi da qualche parte almeno un
poro di terreno–
di suolo che non sia mai stato
(non una sola volta nei suoi eoni)
coperto da un qualche
Golgota di sterco?

Se esiste un posto simile,
voglio andarci
e stare lì
in quel luogo
in quel posto, precisamente
e puramente per un istante.

(traduzione mia, da PoemHunter)

Ed invece ci ostiniamo a farci notare, per la gioia del contadino oltre che del prossimo tuo, che così tanto simile a te a questo punto più non si ritiene.
Per via d’una maledetta mania di persecuzione, inizio a pensare che i bastardi forse lo facciano apposta, che sappiano chi sono e conoscano il mio ruolo d’ecologista insostenibile, di uomo timorato. Dev’essere così: cattiveria pura e diretta con precisione all’obiettivo, altrimenti non avrebbe senso; o forse sono io che parlo e scrivo in ostrogoto? Quel che so è che non sono il solo a prenderla sul personale: certi chiodatori son ben più incazzati, tanto da arrivare a schiodar le proprie falesie per l’indignazione; eccesso certamente discutibile, ma significativo. Se la falesia non è da considerarsi proprietà di chi l’attrezza (di quest’argomento forse più in là riparleremo), non è neppure la discarica di chi si prende iperdemocraticamente il diritto di frequentarla senz’accollarsi una benchè minima responsabilità.
Se l’Italia sta diventando il regno dell’arroganza e della stupidità, i colpevoli non van cercati solamente in Parlamento, qualunquismo questo buono per tutte le stagioni. Idealizzare l’“icona anticonformista” di turno, specie post mortem, serve solo a giustificare la nostra comune fallibilità, l’orgogliosa rassegnazione che finisce per omologarci al resto della popolare dementia – altro che “straripante proposta di stile di vita”
Si sarà capito che son contrario alla democraticizzazione spinta di questo sport, che preferivo quando si vagava per sentieri poco battuti col rumore delle foglie secche, in mezzo ai cinghiali e ai cacciatori. Romanticismo, elitarismo o conservatorismo?, condannate pure interpretando come preferite! Il punto è che lo ‘sport per tutti’ corre il rischio della perdita del proprio senso originario, e con esso dei propri valori. L’attività villana che ne deriva è allora una mistificazione di quella originaria, una brutta copia, un’illusione decaduta. Poco romantico è dover pestare merde di climber non seppellite, dover raccogliere rifiuti a sacchettate, nei casi peggiori non poter neppure arrampicare – di solito ai facili, poco interessanti margini della falesia – o non potersi permettere d’oltrepassare il confine fra il sentiero e il bosco; e non penso sia atteggiamento conservatore pretendere che progresso e sviluppo e cambiamenti in genere significhino anche rispetto non di regole od imposizioni, figurarsi!, bensì di un’etica e di una sensibilità che andrebbero aggiornate e diffuse più dell’invito a partecipare all’ennesima festa della birra e della presa colorata. Altrimenti il diritto democratico ad infilarsi un paio di scarpette sottintende la delega ad uno sfigato volontario il quale oltre alle scarpette infila i guanti e con essi i tuoi fazzoletti di merda in un cestino che in falesia non esiste ancora, e personalmente mai vorrei vedere (sebbene, per la verità, la soluzione ironica per cui “chi attrezza le falesie dovrebbe anche metterci un cestino della spazzatura” non sia altro che quella adottata, come si diceva, lassù ad Erli).
La soluzione è autonoma, individuale ed assieme collettiva, dovendosi infine estendere ad atteggiamento dipendente da una consapevolezza generale.
Oppure sarà violenta e spettacolare, à la Climb Fiction.
Dunque, esaminiamo la situazione: normalmente le vostre budella si ritroverebbero sparpagliate per la falesia, ma per caso mi avete trovato in un periodo di transizione, perciò non voglio uccidervi, voglio aiutarvi… Tu levati pure il nastro dalle dita e gettalo nell’erba, se ti fa contento; della bottiglia m’occupo io, e conto fino a cento: ti lascio il tempo di scappare e m’auguro che tu conosca i luoghi, altrimenti del tuo passaggio su questa terra resterà soltanto un doloroso lamento. Ma ci sto provando, ragazzi, ci sto provando, con grande fatica, a diventare il pastore.

***

Alcuni miei umilissimi interventi, gentilmente ospitati:

Iperrealismo falesistico
Idiotismi (Iperrealismo falesistico / 2)
Se la magia di Kalymnos finisse – Cinque domande alla comunità rampicante
If Kalymnos magic was over – Five questions to the climbing community
Nuova falesia a Toirano: il Defecometro
Nuove falesie a Toirano: Defecometro e Belcagare

Schiodature, liberazioni, apparizioni e sparizioni (si accettano delazioni e segnalazioni):

13 giugno 2017
“Ci sarà anche una squadra di volenterosi che provvederà a fare (…) la raccolta dei rifiuti che purtroppo continuano a lordare le falesie a causa della maleducazione e del poco rispetto che purtroppo ancora certi climbers hanno verso il prossimo.”
30 maggio 2017
“Finale, settore: Italsider – Un Domani.
Ennesimo stato di degrado civile che purtroppo si manifesta tramite l’estrema maleducazione insita in molti arrampicatori e fruitori dell’ambiente naturale unico che uno spot come Finale offre a noi umani.
Espletare i propri bisogni fisiologici all’interno di una grotta alla base di belle vie su cui potersi confrontare e su cui corrono inoltre linee boulder (firmate Cristian Core) è un gesto idiota.
Ricordiamoci che gli animali defecano negli angoli… questi ‘uomini’ in mezzo ad un sito di passaggio.”
(dalla pagina Fb Urban Climb Savona)
31 agosto 2015
“Capisco che quando scappa, scappa! Ma se continuiamo a farla lì sotto, dove la pioggia non arriva, questo antro diventerà una vera latrina con residui di bisogni umani, carta igenica e fazzolettini da tutte le parti. Insomma un vero schifo”
7 ottobre 2014
“molto spesso mi capita di portare via della spazzatura dai posti che ho chiodato, o trovare bisogni addirittura sotto alle vie”
3 giugno 2014
“Gli scalatori sono dei maiali”
7 maggio 2014
“Restiamo nel ristretto orticello dell’arrampicata, va! Ce n’è comunque abbastanza per comprendere come un piccolo ‘non sport’, ‘di nicchia’ direbbe Balasso, l’arrampicata, rappresenti con dovizia di particolari ed ampia visuale il declino morale e culturale del vecchio stivale. (…)
Consola sempre meno sbirciare nell’orticello altrui, alle scontate enormità dei tifosi degli sport “nazionali”. A volte anche dei praticanti. (…)
Abbiamo quindi due elementi di assoluta singolarità: la vicinanza alla parete (anche pochi metri) e la mancanza della cacca.
Il cerchio si restringe: chi usa i fazzoletti anche se non deve fare quella grossa? Vedete un po’ voi… (…)
Allora io mi chiedo: perchè così vicino? Esibizionismo? Marcatura del territorio?”

23 novembre 2013
“Non si parla di discariche a cielo aperto, ma certo è che lungo i cammini che portano alle falesie si affastellano rifiuti di vario genere che da anni i volontari rimuovono con azioni dimostrative”
30 ottobre 2013
“eccovi un bel ritrattino di monnezza lasciata abbandonata nei pressi del settore Salto della Strega.”
2 aprile 2013
“Riceviamo (…) una foto che testimonia ancora una volta lo spirito con cui certa gente va a scalare. Alla base del tiro “Il Ramingo” alla Parete Stoppani, una cavità della parete è stata riempita di rifiuti, soprattutto nastri per le dita. (…) Non si conoscono gli autori di questi gesti, sarebbe interessante saperlo… La nostra più sincera speranza è che la smettano una volta per tutte di frequentare le falesie.”
26 marzo 2013
“nel grottino all’estrema destra della cengia trovate una bella raccolta di cacche ricoperte di carta igienica…non è una bella immagine!
Per non essere uguali a quegli stronzi che le hanno fatte, se proprio vi scappa, almeno sotterratela e portatevi a casa la carta.”

26 febbraio 2013
“I’ve noticed this last year that excrements can be found closer and closer to the crag foot.”
9 febbraio 2013
“fin dagli ultimi metri del sentiero che attraversa il prato prima della parete, sono ben evidenti le tracce degli umani, molto meno discreti e ironici di corvi e lucertole: una distesa di fazzoletti usati come carta igienica spicca sullo sfondo dell’Amariana e del Monte Festa.
Su quanto caghino gli scalatori e che livello “on sight” o “rotpunkt” di educazione abbiano, ci siamo già confrontati un anno fa (…). Non è mia intenzione deragliare verso un altro predicozzo morale/ista. Quel che mi sono chiesto ieri, intento nello stesso atto fisiologico, accucciato a poca distanza dalle voci dei miei due compagni di scalata, è stato: “ma non dà esteticamente fastidio la presenza di tutta ‘sta carta sparpagliata?”. Anche l’occhio, non solo il culo, vuole la sua parte!”

30 dicembre 2012
“Segnaliamo che la Falesia del Masone sopra Barzio – Valsassina è inagibile in via definitiva, in quanto i chiodatori stanno smantellando i tiri. (…)
A Masone erano già successi episodi molto spiacevoli, come (…) resti di fuochi (assolutamente vietati) e tanta sporcizia sotto la parete. Poi sono comparsi scavi e migliorie ad appigli e appoggi: si è passati così dalla maleducazione al vero e proprio vandalismo. Non contenti, questi inqualificabili personaggi (che purtroppo sono degli scalatori) hanno pensato bene di disboscare numerose piante (…). E qui siamo al limite del reato.”

24 dicembre 2012
“Una delle più belle falesie del lecchese, di riferimento e frequentazione anche internazionale oggi non esiste più.”
14 dicembre 2012
“proprio in questo periodo, l’accesso a queste pareti è alquanto delicato per le solite ragioni: macchine parcheggiate un po’ ovunque, campeggio selvaggio e spazzatura abbandonata in falesia.”
25 novembre 2012
“Poco dopo la falesia, continuando verso la Grattugia, troviamo un bel “cesso” a cielo aperto, carta igienica ovunque e stronzi a far bella mostra di sè a bordo sentiero.
Possibile che questi “Stronzi” cacatori non abbiano ancora capito che basta portarsi un sacchetto di plastica dove mettere la carta dopo essersi puliti il culo?”

11 novembre 2012
“mi chiedo perchè non si possa cominciare a imitare l’editorialista di Grimper, affrontando direttamente (…) chi in falesia fa gli affaracci suoi, pisciando vicino agli zaini, dipingendo le vie di segni bianchi o decorando la base dei tiri con resti di nastro e cicche.”
13 ottobre 2012
“I always go around collecting garbage but the next week i am at the crag it is more or less the same.”
17 agosto 2012
“Il nostro spirito anarchico e poco incline a farsi imbrigliare ci spinge troppo spesso a ignorare le regole, anche quelle dettate dal buon senso. (…) La sostenibilità del rapporto fra l’homo rampicans e la natura è il fattore chiave per mantenere intatto il fascino dell’arrampicata.” (n.b.: sorvolo sul travisamento dello spirito anarchico eseguito banalmente dall’autrice…)
13 agosto 2012
“Ora lasciamo da parte le performances e lo show business per parlare della cacca dei nostri amici arrampicatori. Un po’ di buon senso, non CAGATE sotto ai blocchi (…), e seppellite la carta igienica! Vi risparmierò le fotografie per questa volta. Per l’odore, basta passare sul luogo.”
5 maggio 2012
“Spesso i cani scorrazzano liberi e gli uomini sono legati. (…) I primi non ti accorgi neppure di dove depositino le loro scorie, mentre i nostri simili le lasciano in bella evidenza, infiocchettate con la carta igienica o sotto forma di cicche, nastro adesivo, magnesio…”
23 aprile 2012
“1) Se siete abituati a vivere in un letamaio, le falesie non lo sono, e perciò vanno lasciate pulite come si trovano.
2) Noi, come locals, chiodatori, ecc, non siamo i vostri schiavetti per quanto riguarda il pulire l’immondizia che lasciate.”

15 marzo 2012
“Carta igienica ovunque, cicche nei buchi della roccia, segni sulle prese, chiodatura di luoghi protetti, chiodatura sconsiderata, maleducazione nei confronti di chi attrezza, etc…”
13 marzo 2012
“Tu sporchi? Non hai rispetto? Te ne freghi di chi ha chiodato? E io smantello…”
13 marzo 2012
“La questione più urgente (…) è quella dell’approccio culturale alle falesie: lo testimoniano la spazzatura alla base di molte pareti, le prese mai spazzolate o, peggio, segnate in modo ossessivo, il chiasso inutile (cellulari compresi), gli itinerari “occupati” per ore e ore.
Senza voler fare il sociologo, non è difficile capire che queste situazioni sono figlie dell’abitudine al consumo più ottuso: pago-pretendo. Solo che qui manca la prima parte, ma a questa gente importa poco. (…) il quadro è desolante. La crescita della frequentazione ha determinato infatti un proporzionale aumento di persone incivili che farebbero meglio a starsene a casa propria.”

7 marzo 2012
La Provincia – Intervista a Delfino Formenti
21 dicembre 2011
“la solita maleducazione di alcuni climber. Questo sta diventando un problema serio.”
14 dicembre 2011
“Non si tratta né di vandalismi né di precauzione per supposti pericoli oggettivi. Semplicemente Delfino Formenti (chiodatore di diverse falesie del Lecchese, tutte a sue spese) ha verificato lo stato di eccessivo degrado, cartacce, mozziconi, rottura dei gradoni da lui costruiti per migliorare la base della falesia.”
11 dicembre 2011
“lo scalatore si distingue anche per questo, per non essere capace di riportare a casa non dico la cacca nei sacchettini che si usano per i cani, ma neppure le cicche o il nastro per le dita (sporco di cacca, mi auguro!).”
9 dicembre 2011
“Sosteniamo Delfino con amicizia e stima, condividendo il malessere che si prova spesso in falesia nel constatare l’assoluta mancanza di educazione e l’arroganza di una minoranza di climbers, che non conoscono purtroppo le più elementari regole di educazione.”
9 dicembre 2011
Delfino Formenti – Segnali di malcontento
30 novembre 2011
“I climbers fanno casino, disturbano e sporcano.”
29 novembre 2011
“Il fatto, sicuramente non “volutamente” vandalico, è stato commesso da arrampicatori che credendo di far bene o di fare non si sa cosa hanno tagliato rami di ulivi e quant’altro. L’episodio in sé rimediabile ha in realtà avuto una conseguenza radicale ma totalmente capibile da parte del padrone, ovvero la CHIUSURA del campo e ovviamente DELLA FALESIA e così l’impossibilità da ora in poi di accedere, PER TUTTI alla bella falesia in questione”
24 settembre 2011
“noi ci portiamo sempre un sacchetto per fazzoletti usati e altra rumenta, possibile che non ci riesca nessun altro?”
4 luglio 2011
“La scorsa settimana sono andato a mettere a posto un po’ di vie in un settore nel quale non ero più andato da un paio di stagioni.
Ho trovato alcuni itinerari con la scarlattina (decine e decine di bolli di magnesite fatti su tutte le prese), un moschettone rubato da un rinvio fisso (penzola solo più la fettuccia attaccata al maillon), bottiglie di plastica per terra, tappi di bottiglie di birra, fazzolettini sparsi ovunque, nastri per le dita buttati dappertutto… Sconsolante.”

5 maggio 2011
“Sembra impossibile e assurdo doverlo rimarcare, ma purtroppo siamo qui a parlarne: alcune falesie stanno diventando una discarica…abbiamo trovato di tutto, per non parlare di assorbenti ed escrementi vari in bella vista. Oltre a farci il mazzo a chiodare le vie, ci dobbiamo portare via borsate di rumenta per senso civico e per pudore…non aggiungiamo altro in attesa di cogliere gli artefici sul fatto.”
23 febbraio 2011
“In questa bellissima falesia invernale molto frequentata, ci sono, sulla destra, i resti di una vecchia costruzione in muratura di sassi, quella che noi chiamiamo casetta, costruita in epoche non recenti sfruttando il tetto naturale offerto dalla falesia. E’ un piccolo luogo sempre asciutto ed all’ombra, indi per cui è altamente improbabile che la pioggia e le intemperie lavino via gli escrementi che alcuni GENI hanno furbescamente depositato lasciando per giunta i fazzolettini imbrattati che hanno usato per ripulire il loro “popò”.
Evitiamo che la cosa si ripeta, sono sicuro che i lettori della presente bacheca siano più astuti dei sopracitati soggetti!! …. ai quali mi auguro, per la loro prossima visita, che li colga una fulminante stitichezza.”

8 ottobre 2010
“portiamo via i nostri rifiuti, le cicche, ecc., e cerchiamo di nascondere il più possibile l’organico che non riusciamo a trattenere (compresi i fazzolettini…magari sotterrando il tutto?)”
2 ottobre 2010
“cari climber i mozziconi delle sigarette portateli via dalla base, lì non passa lo spazzino, in più a venti metri dalla falesia c’è un cestino per l’immondizia.”
28 febbraio 2010
“E’ tanto bello arrampicare, è tanto bello vivere all’aria aperta e in simbiosi con la natura, è così bello che ci vivremmo sempre, tutti i giorni e tutto il giorno, sì, proprio così ma per poter vivere all’aria aperta e in mezzo alla natura che ci ospita bisogna saperci vivere con la natura. Con questa riflessione vorremmo far pensare le persone che tutte le volte che vanno ad arrampicare gettano cicche di sigarette, carte, rifiuti o ancora coloro che accendono fuochi in luoghi privati, mah, magari i proprietari accettano che si vada ad arrampicare, punto, non che si facciano grigliate e sagre della tacchetta, magari che si taglino pure i rami degli alberi per questo. E’ successo a Trombacco, ci scrivono i chiodatori”
12 maggio 2009
“devo purtroppo segnalare che sto notando un netto aumento di pattume in alcune delle falesie più frequentate del lecchese. Non si tratta di un vero e proprio degrado, tuttavia ce n’è a sufficienza per sentire un certo fastidio…. Se divulgare delle belle falesie significa farle frequentare da persone incivili, allora c’è da chiedersi se ne vale la pena.
Alla base di Erna Sorprese, Lariosauro, Campelli e Galbiate (solo per citarne alcune) mi è capitato di fare una discreta raccolta di: cerotti per bendare le dita, fazzoletti di carta da naso (ed altro), cartacce varie e assortite, un telo (…), cicche di sigaretta…
Delfino Formenti a sua volta ci segnala che alla base della Discoteca, la sua ultima fatica in zona Orsa Maggiore al Lago, la situazione è ancora peggiore, probabilmente a causa della smodata frequentazione che sta subendo questa falesia. Qui sono state rinvenute anche calze (spaiate), un tappetino, pannolini (!), più tutto quanto catalogato sopra.
Non vale la pena di cavarne una morale, visto che si sta parlando dell’ABC della civile convivenza, però la cosa rimane assolutamente spiacevole. Se consideriamo anche che siamo più o meno ad inizio stagione, chissà cosa ci toccherà calpestare il prossimo autunno.
Non si può che segnalare la cosa, stimolando tutti (me compreso) a vigilare e, perchè no, a dotarsi di sacchetto per ramazzare la monnezza che incontriamo.”

2 agosto 2007
“Voci di corridoio davano il proprietario stanco di raccogliere la merda fatta sotto i suoi olivi.”
19 giugno 2007
“Non dico di portare a casa la carta igienica, ma seppellirla! Il nastro poi come è arrivato da casa, così ci può tornare… (…)
Arrampicatori, almeno voi svegliatevi, se pensate di amare la natura cercate di rispettarla e se così non fosse domandatevi perché scalate.”

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Dal nostro eroico inviato speciale a Medjug…pardon, Kalymnos.

“Diario di un’arrampicata: nel Dodecaneso tra Jeep, moussaka ed eroi.”

“I thought I owed myself a trip away/I wanted to go to places I have never been away/I looked at the pictures, imagine where they lay away/On a beach by the sand, where their clothes all lay away/Horizon is oblivious, chartered trip away/Said “There’s no returning from this chartered trip away.”” (Hüsker Dü, da Chartered Trips)

Qui dove tutto si crea e nulla (cannone di Trella escluso) si distrugge, qualcosina volendolo davvero si rifugge – se non nella sostanza, almeno nella forma.
L’Elena Village è un pugno in faccia verde elettrico nella notte stellata, e sta (sotto) alla Grande Grotta a Massouri come il grattacielo della Intesa Sanpaolo starà (a fianco) alla Mole Antonelliana a Cit Turin.
Non credo però che a sindaco o climbers possa fregar granchè della coastline del paese, così come della skyline torinese ci s’è fatti un baffo; l’importante, a Dubai come a Savona, è sfoggiare cazzi in tiro mostrando d’averlo più lungo o più grosso, monumenti alla immensità della propria primaria passione.
Le bizze di Ryanair non son riuscite ad intaccare il trasporto cui induce l’immutabilità d’uno scenario mai sontuoso ma seducente. Piscine e spazzatura continuano ad abbondare, la seconda ci ha fruttato in alcuni casi (Kasteli) imbarazzanti sacchettate. A Poeti il “permanent Kalymnos resident” ed équipeur Claude Idoux ci ha detto di ritrovarsi purtroppo a raccoglierne tutti i giorni. Alla base di Local Freezer un sacchetto di plastica rosa è stato abitato da lumache ed altri esseri: l’immagine faceva tenerezza, così gliel’ho lasciato.
Sul viso degli stolti abbonda il riso dell’irriconoscenza, dell’uso e del consumo, del tempo perso ad inseguire vanità di pietra mettendosi in coda senza numerino, entrando in gioco con l’inganno, la rincorsa, il gioco d’anticipo: la sveglia è tanto mattutina che c’è gente pronta a camminar verso la grotta che fa ancora buio. Sono ancora indeciso se trovar la cosa patetica o suggestiva.
Telendos nell’incupirsi si fa bella in questa stagione. Laddove il viaggio si fa più faticoso, specie se si sceglie la splendida mezz’ora di sentiero, rifiuti e sporcizia – che fan rima con pigrizia – faticano ad arrivare: il climber si ferma al primo piano se non c’è l’ascensore, contraddizione non da poco! Ma come ironizzava (neanche poi tanto) un caro amico amante dello sport verticale, “oltre la mezz’ora di cammino è già alpinismo”. La più bella falesia perlomeno di Francia (ma Jolly dice del mondo) dunque dovrà aspettare, se non ti fai portare il materiale su a Céüse con l’elicottero, e di questi tempi su certe proposte non c’è troppo da scherzare: se lo utilizzi per poi discender con gli sci, non si vede perchè non lo dovresti fare anche per poi salir con le scarpette.
Secondo Grimper comunque ti puoi ben consolare con St-Léger du Ventoux, salita alla ribalta di recente con l’ampliamento dei lavori di chiodatura, sebbene sempre a rischio a causa della proprietà dei terreni e, come Céüse, dell’inciviltà ormai manifesta degli arrampicatori.
E Saint Léger è certo notevole, ma vuoi metter la Baleine coi calamari e i maridaki dell’isola minuscola ove immenso è lo scalare, troppo grande il sogno, e tutto – per espressa ammissione dei migliori fra i locali venditori – diventa possibile? Ebbene, nella lista nazionalista dei 20 spot più fighi del mondo, nonostante un editoriale infarcito di paragoni olimpici, Kalymnos non compare: forse ritenuta non più falesia bensì parco giochi, o forse data per scontata, svenduta in saldo, ceduta all’abitudinarietà delle ferie organizzate casa e famiglia o con l’amante più cara; quella con cui c’è feeling e confidenza, che queste falesie avevano col sottoscritto quando forse ancora le riviste che cianciano di uno sport diverso dagli altri non si facevano mandare in stampa in Estonia (“Là est donc la vraie richesse de l’escalade”…nei Paesi Baltici?) ed i climber non si facevano mandare affanculo perchè fra di essi vigeva un certo rispetto ad annullar la coda, la corsa ed il biglietto.
La Grande Grotta si lascia illuminare e noi babbei pronti ad illuderci che possa riuscirvi una magia della luna, quand’è invece la North Face! Il prezzo da pagare per una intera nuova falesia creata per l’occasione (Psili Riza, falesia ‘di marca’ sopra Panormos) è un logo sparato nottetempo sulle canne, appropriazione indebita – per quanto virtuale ed estemporanea – di un luogo, di una pratica e di un sogno che a nessun marchio registrato potrebbero appartenere. Inquietante, anche se indolore.
Mi suggeriscono peraltro dalla regia che senz’altro la capra di casa fra la grotta ed Afternoon, se solo le avessero chiesto il permesso, non sarebbe stata d’accordo; al momento non abbiamo però ancora avuto la possibilità d’intervistarla.
I locals rimasti invece si sfregano le mani e chiedono più clienti e più guide, ma per ora ad aumentare son le ambizioni suicide: Climber’s Nest avvisa d’un aumento preoccupante degli incidenti in falesia, siate malfidenti e date ascolto a un coglione: cambiate al più presto passione.
Lo so, io sono ipocrita ed egoista e vorrei l’isola tutta per me e gli abitanti non ancora fuggiti in Australia disoccupati. Antonis ha ragione: l’isola non deve morire; ma neppure il mio desiderio d’arrampicare. Se su di esso vogliono erigere un monumento al business ed al consumerism internazionali, vista l’assenza pressochè totale di resistenze, possono fare. Sarò dunque io a trovarmi un’altra passione, un altro mare, un’altra Mecca, un’altra cattedrale.

Da Kalymnos è tutto – ma che dico, son già tornato a Milano a soffocare.

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“Andare e provare per credere. Il miraggio di Kalymnos è forte. Sarà un po’ consumistico, preconfezionato, troppo perfetto, low-cost e in fondo a portata di mano, però diventa come il mal d’Africa. (…)
Speriamo che a forza di bucare l’isola non diventi tutta una grande, enorme spugna tristemente in vendita ai turisti.”

“Il massimo trionfo della scienza sembra consistere nella velocità crescente con cui lo stupido può trasferire la sua stupidità da un luogo a un altro.” (Nicolás Gómez Dávila)

Ho già avuto modo di scrivere dell’isola (qui in inglese), non dell’utopia.
Mi concentravo come al solito sui dati negativi, sul conto delle cartacce, sulla fine della mia pazienza e fors’anche delle mie cartucce. Senza dimenticare il vento incessante che trasporta i sacchetti e la coscienza ambientale pressochè inesistente fra i locali, ma sottolineando le cattive abitudini che rendono il climber ospite deprimente, consumator danzante, turista come tanti e tante.
Quando ti ritrovi in coda per il check-in a Bergamo hai già capito d’essere parte del film: la fila è composta da tuoi simili tutti vestiti eguali a te e fra loro ma distinti, nel portamento e nell’abbigliamento, che dal rasta allo skin ci divide e assieme ci accomuna. Ci vuol fortuna ad agguantare il volo quando vuoi, han deciso di fare affari ad agosto adesso, e nessuno che sia informato sul compleanno fuori stagione del sottoscritto, ricorrenza più ambita della stessa Pasqua ortodossa. Per questo, son sicuro, cantavano odi al cospetto di Zeus mentre salivo a gemiti Pipe Cleaner fino al rantolo finale del tramonto, e ci sarebbe stato quasi da scusarsi per aver turbato quell’atmosfera magica, irreale.
Il primo anno un locale dalle luci blu soffuse mi ricordava ad ogni passaggio serale lo status di Lucky Man cui toccò anzitempo il privilegio di toccare il cielo senz’aver pensato mai di volerlo raggiungere davvero. Telendos era un luogo ancora da esplorare, prendemmo il sole in spiaggia senza neppure pensar d’arrampicare; tornando indietro scarabocchiai memorie per un abbraccio dal sapor di salsedine, spinto dal freddo ed adorato per l’affetto. Anni dopo vivemmo più compiutamente l’esperienza definitiva dell’isola nell’isola, del sogno interno al sogno: non tutti i bagni di luna si somigliano, così come le isole coi gatti e i ristoranti di pesce. Quasi dimenticando le rocce da poco abbandonate, col buio del sentiero anzichè con la luce dell’alba ritorni barcollando alla vita – a tenerci davvero alla vita -, ad una libertà non democratica ma fisiologica che all’unisono vede realizzarsi subito – non oggi nè domani: qui, ora – ogni desiderio, come lo desidera e ne gode un bimbo. Ed il resto del mondo per oggi può aspettare. Il cuoco aspetterà che tu abbia finito di sguazzare, il capitano che tu abbia finito di cenare; i gatti, che tu voglia dar qualcosa pure a loro.

Ma poi non è più stata la prima volta, e neanche la seconda.
Come sempre, prima di scrivere dell’isola (per trovar pace anche quando senz’isola), mi torturavo: parlarne o non parlarne? Promuovere o celare un sogno che non si vorrebbe rovinato, e che si vorrebbe poter continuare a scoprir vero alla mattina, ogni nuova mattina con lo stesso strepitoso panorama perpetuato? Un tempo anche la pace credo facesse parte della “straripante proposta di stile di vita” (Wolfgang Güllich) dell’arrampicata, o quantomeno era questa l’interpretazione del perfetto misantropo; oggi va ricercata fuggendo dalla Grande Grotta come si vorrebbe evitare a Milano la tangenziale. Lo dicevamo a Sakis che l’aereoporto sull’isola non ci sembrava un buon segnale.
Scrivo del passato perchè il futuro è già scritto: qualche altro americano scoprirà i grandi strapiombi esclamando paonazzo “Cool! Steep! Big jugs!”, qualche altra scritta a spray di affiliati al KKE comparirà rossa sui muri, e qualche altra ragione per portar denari (noialtri) e solidarietà (loro) e per unir persone e circostanze ci sarà sempre, ma il punto è che a me quest’angolo di terra di Grecia spuntata dal mare comunque sempre risolverà l’eterna ed incostante crisi emotiva, psicofisica, motivazionale; facendomi ammalar d’un altro male, che per chi vien qui da un po’ oramai è normale. D’altronde Panacea è una figura della mitologia greca, anche se io non son proprio la personificazione della guarigione.

Ma da quest’anno a Kalymnos oltre alle tufas c’è di più: la Federica! Curioso, prima d’ora – annebbiato, immagino, dai fumi della magnesite – non ne avevo mai sentito parlare. Il North Face Kalymnos Climbing Festival s’accoppia infatti con uno sponsor d’eccezione: la Jeep. La quale forse non si rende conto che andare a pubblicizzare i propri prodotti a Kalymnos, dove l’automobile in pratica non serve neppure…è piuttosto ridicolo. E la quale sull’isola trasporta l’uomo di punta Simone Moro, alpinista internazionale e testimonial dell’azienda, accompagnato (beato lui) dalla showgirl romana Federica Nargi, già nota per esser stata protagonista d’un reality televisivo in onda su Rai 2, oltre che velina mora di Striscia la Notizia sulla rete concorrente.
Lo stacco di coscia, per carità, non si discute, e la tetta è rotonda come la ‘O’ di Giotto. Mi domando però, mentre li guardo sorrider compiaciuti e mi prevedo a passeggiare su una solitary beach riflettendo sulle mie disillusioni, che c’azzecchi tutto questo con l’isola ed il sogno, con lo stile di vita e la magia, con la decantata “condivisione degli stessi valori di avventura, passione e libertà” che gambe e motori dovrebbero secondo qualcuno promuovere ed esemplificare dal momento che sulla fiancata del mezzo ci hai fatto scriver “Mountain”.
Va bene Di Bari col trapano a trafugare canne, che ormai l’hanno capito ch’era ladro solo d’emozioni privilegiate da redistribuire; e va bene che siam stati noi italiani a portar sin qui l’arrampicata (oltre all’occupazione militare)…ma dovevamo proprio portarci tutti gli aspetti pseudo-culturali d’un paese ch’era mondo dappertutto fuorchè forse a Massouri, trasformandola, oltre al business ed alla competition, pure in un format neocoloniale all’amatriciana?
Questo sarà ricordato come l’anno delle veline a Kalymnos. Credo che anche i locali a questo punto abbiano visto davvero tutto; ed io in cuor mio, scusate, son distrutto.

Autogiustificazioni, equilibrismi ed ipocrisie da viaggio:
““I Italì itan kalì” ovvero italiani brava gente. Insieme all’espressione “Mia fatza, mia raza” – una faccia una razza – è forse quella che meglio di tanti saggi o trattati riesce ad inquadrare efficacemente il rapporto tra i greci ed il nostro paese.”
“We seek to justify our traveling around the world in our hunt for the most beautiful cliffs and mountains, by doing our best to minimize our negative impact on nature and supporting the local communities and tradesmen.”
“purtroppo l’ambiente non è il problema principale degli abitanti di Kalymnos; spesso infatti si trovano parecchi rifiuti lungo le strade e talvolta anche vicino alle spiagge (ma per fortuna mai nelle falesie!) e questo è un vero peccato visto la bellezza dell’isola.”
“La Commissione è stata forse contattata in merito all’incenerimento di rifiuti domestici sulle colline delle isole greche (in particolare presso Pothia, Kalymnos)? Sta passando al vaglio tali affermazioni? Intende la Commissione avviare un’indagine?”
“Particolare è il “LonglineJeep Contest”, che si svolgerà presso l’area del Village e prevede l’utilizzo di 2 Jeep Wrangler poste all’estremità della corda per la gara di Slacklining. Un evento da seguire anche da casa vostra, comodamente seduti davanti al vostro pc.”

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