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Posts Tagged ‘protesta’

Tutti insieme, meno uno. Non è la prima volta che accade, e l’ultima c’è scappato il morto.

01 settembre 2017
“Nuovo blocco al porto di Gioia Tauro. (…) decine di portuali licenziati a luglio scorso e che aspettano da Mct il pagamento dello stipendio o della cassa integrazione del mese di luglio hanno iniziato una protesta al gate. Da quanto si è saputo, gli ex dipendenti di Mct (…) hanno verificato che gli accrediti non sono stati effettuati ed allora si sono piazzati davanti al gate portuale inscenando una protesta con il relativo blocco che ha provocato la paralisi delle attività di transhipment per il fatto che chi doveva iniziare il turno delle ore 13 non è potuto entrare. Non sono mancati momenti di tensione quando un portuale ha cercato di forzare il blocco rischiando di investire alcuni ex colleghi. Ne è nata una piccola lite sedata dalla polizia.”

L’unità dei lavoratori resta ogni giorno di più sotto attacco di padroni, sindacati e…lavoratori. La guerra fra poveri è già in corso, e non certo per colpa dell’immigrazione. Occorre guardare più in alto, ed al contempo riguardarsi allo specchio per verificare certe differenze, non di pelle nè di passaporto.

(foto tratta da ApprodoNews)

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street_boulder_in_brasileDedicato a quelli che il calcio, ma soprattutto a quelli che no.

“Il calcio è più importante dell’insoddisfazione delle persone”

“L’unica cosa che conta è il parere politico della maggioranza della gente, a prescindere da tutto e da tutti. (…) Per battere le Minoranze Maggioritarie ci vuole una prova di forza nella quale una maggioranza schiacciante di cittadini genovesi dice a tutto il mondo che Genova vuole le infrastrutture. Terzo Valico, Gronda, Puc, Stadi cittadini”

Sembrerebbe che sia invece il mondo, dal Brasile alla Turchia, a voler dire qualche cosa a Genova.
Mi rasserena quando, per eccesso di sincerità affaristica o di demagogica vis oratoria, riescono a svelar da soli l’inganno e la contraddizione.
E poi, anche se non l’avrei mai detto, ecco la dimostrazione che l’arrampicata è uno sport di strada.

(foto tratta da Repubblica)

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“La Grecia brucia, il Belgio s’allaga…solo in Italia non succede un cazzo.”

“la situazione è degenerata quando sono entrati in azione i black bloc, peraltro applauditi dai manifestanti”

“In piazza bombe, molotov, spranghe di ferro e gente che applaude i black block.”

“«Maledetti porci, servi» urla una signora coprendosi il viso per proteggersi dai lacrimogeni.”

“Dovete morire. Punto.”

“E’stata soltanto una fiammata, ma ha acceso più di un’inquietudine. Mercoledì sera durante l’attacco alle trivelle impegnate nei sondaggi nell’autoporto di Susa con i sassi e i petardi per la prima volta è stata lanciata una molotov.”

Sento puzza di bruciato. La Grecia è dietro l’angolo, ed io sugli angoli ho una teoria. Questa teoria dice, in pratica, che ogni angolo che girerai nel bene o nel male ti stupirà; ma che sarà sempre e comunque valsa la pena farlo. Il fatto è che qui non s’è deciso noialtri di girarlo.
Immagino dunque lo stupore quando dalle più scaltre, genuine, ardimentose propaggini del corteo s’alzerà in aria la prima molotov, e pochi ed incerti nella confusione saranno gli occhi che la vedranno. Sicuri, determinati, folli d’ardore quelli del lanciator scortese. Muti e cupi quelli delle parti per questa volta offese, di coloro i quali la riceveranno in caduta libera ad annunciazione d’un Inferno metropolitano che è poi quasi tutti i giorni, ma lo scopri solo quando senti il potere finalmente tuo per qualche istante, il sangue andare al manganello, la rabbia a forma di sasso stretta in mano. I fotografi con caschetto e maschera meglio piazzati inghiottiranno d’un colpo la saliva: sono attimi che valgono una vita intera, talvolta la rubano perfino, la strappano via. Click!, e lo hai preso. Devono avere insegnato lo stesso al milite ignoto che sparò a Carlo.
Ma, anche se li chiamano “professionisti della protesta”, quest’insana passione per i rivoltosi non è certo un lavoro ben retribuito: è piuttosto, per alcuni di essi, una scintilla rapida poco più del click!, una furia non sicuramente dovuta alla spiaggia e al mare mancati, semmai al fumo ed all’odio respirati; per altri, una somma di fotografie che forma un album di memorie poco dolci, che fanno male, ma un male che mentre cresce fa crescere e non va perduto se qualcuno lo tiene a mente, se qualcuno lo tiene a pelle (per citar Erri De Luca da Non ora, non qui).
Il puzzo si fa ora soffocante. Fumogeni prima e lacrimogeni dopo tolgono il respiro. Le cronache di domani toglieranno pure la voglia di esprimere e di portare conflitto ancora. Guardandomi attorno vedo scuro e non so cosa aspettarmi, dietro a quale angolo cercar nascosto il lieto fine. Abbiamo sprecato troppa pazienza, gettato al vento troppe parole senza neppure capire in quale maledetta direzione esso spirasse. Di una cosa sola, in questo periodo, un fine settimana dopo l’altro, incautamente vado sicuro: se il sabato fosse anche moscio, la domenica sarà a muso duro.

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Il compagno Francesco se ne è andato. Qui lo saluto per quello che posso.

“E’ da più di trent’anni (…) che milioni di lavoratori vivono in una sorta di realtà virtuale. Come i baccelli di Matrix: proletari dal collo in giù, ma borghesi nella testa.”

Il prete non ti ha riconosciuto.
Tre pugni chiusi a fine cerimonia, di commiato; io a pugni chiusi in tasca al tuo posto ho bestemmiato. Ripensando ai discorsi lasciati a metà per scendere alla mia fermata, ripresi un altro giorno ad un’altra tua salita. Mai completati.
Compagno Frank, l’autobus ogni dì prosegue, di sciopero in sciopero, la sua corsa consueta. Il nostro piccolo pendolarismo comprensivo e solidale resta nell’aria fra gli sguardi assonnati o stravolti, come una speranza inquieta.
Compagno Frank, fra collaborazionisti padronali, comunisti per finta e scaldasedie da camera del lavoro resiste il tuo patrimonio di cultura alternativa, la lotta di classe affumicata dalla pipa, la scheda annullata dopo chissà quanti anni d’impegno umile di retroguardia per rassegnata volontà precisa.
Compagno Frank, oggi son tutti ricchi nella testa, anche se fuori e dentro sono poveracci. Non chiediamo che si vestano di stracci: basterebbe una minima, ma assai giustificata voglia di protesta, che fra i colletti bianchi resta invece assai lontana… Rimangon dunque dei figli di puttana, da sopportare lamentandoci a ogni nuovo lunedì, per una nuova lunga settimana.
Compagno Frank, quasi ogni certezza qui vacilla. Risoluto ti conosco, immobile non ti riesco a immaginare.
Compagno Frank, la vita è una camminata dal centro a S.Martino: avanti e indietro ti porta zoppicando, senza mai arrivare alla meta che hai agognata.
Non vedremo nè tu nè io rivoluzioni per le quali l’Italia è impreparata: un paese di miseri impostori impiegati nel darsi una sbiancata e leccare il culo a tre padroni per due tette in TV e una pallonata.
Io salgo sul mio solito autobus.
Tu sei sceso alla tua fermata.

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