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Posts Tagged ‘possibile’

“Adesso stacco che sta salendo un rocciatore, devo attrezzarmi per difendermi”

“esemplare è l’immagine di quei poliziotti-scalatori che alla baita di Clarea, armati di corde scalano, implacabili, il traliccio indifferenti al rischio e alle parole di Luca Abbà, finché la tragedia non si compie.”

“un inseguimento assurdo, condotto da un rambo da strapazzo”

“tutti si dovranno rendere conto che la montagna non è una risorsa infinita.”

“C’è qualcosa di peggio dell’avere un’anima perversa: è avere un’anima di tutti i giorni.” (Charles Péguy)

“in me il patto civile con lo Stato sta andando in frantumi (…) Con molta amarezza rifletto dunque se sia utile impegnarsi per la difesa dei beni comuni o se sia meglio spendere la propria esistenza in occupazioni più divertenti.”

“L’importante è che abbiamo dimostrato che l’impossibile può diventare possibile. (…) Non credo che essere riusciti a condurre una azione come la nostra sia una vittoria definitiva. L’importante è un’altra cosa, è sapere ciò che si può fare. E’ quello che ho già detto mille volte: noi, nella nostra debolezza, in questa minoranza che siamo, non possiamo vincere. E’ il potere che vince sempre; noi possiamo al massimo convincere. Nel momento in cui convinciamo, noi vinciamo, cioè determiniamo una situazione di trasformazione difficile da recuperare.” (Franco Basaglia)

Io non sono un rocciatore. Desidero prendere le distanze dalla categoria.
Se arrampicare consistesse nel solo arrampicare, più non arrampicherei.
Io arrampico per muovermi, per stare bene, e intanto per smuovere qualcosa, anche se può far stare male.
A salvar me stesso salgo.
La roccia mi è d’aiuto dopo esser stata a lungo ossessione, l’abitudine facilitazione tecnica e assieme, talvolta, intralcio motivazionale. Ma ogni sforzo o rinuncia, progetto o scelta si fa proprio per difender dagli attacchi interni ed esterni la passione.
Io non arrampico per difendere nessun Potere, nessuna cricca, nessun affare: difendo questa scelta, se ancora mi è permesso. Altrimenti, lo farò lo stesso.
Io non son pagato per arrampicare. Ho la possibilità di scegliere di non farlo.
Se la rinuncia ha un valore pieno di dignità in alpinismo, non vedo perchè non possa godere di questa possibilità la sua figliola prediletta.
Non sarà una giornata di sole, che un tempo appannando il vetro della finestra avrei detto perduta, ad affossarmi tecnica e motivazione; anche se è vero che alle volte, ancora dopo vent’anni, al primo tiro dopo qualche settimana appena di stop ci si riscopre principianti, neppure troppo portati.

C’era un vento di primavera sabato a far danzare le bandiere: diffondeva una rabbia ragionevole, piuttosto che dogmi di Stato o retorica arrangiata.
La valle ci dà confidenza e si fa bella per l’accoglienza, una sfilata di montagne la protegge ed incorona.
C’erano pure in Val di Susa rocciatori aggrappati alla pietra calda: li abbiamo visti sculettare da lontano, nel salire nostro contemporaneo al loro. Per una volta non sono riuscito ad invidiarli; poichè ce n’erano altrettanti, e anche di più, a camminare sul nero asfalto sventolando bandiere bianche di guerra, sfoggiando qualcuno timide magliette ammiccanti all’arte di scivolare verso l’alto. A dire: sono qui, ed anche sono altro. A scegliere di non essere uno scalatore come tanti altri, di non essere un arrampicatore di tutti i giorni, con un’anima e un cervello di tutti i giorni. A preferire al comfort del senso di appartenenza animalesco un’idealistica partigianeria. A rendere il salire un’esperienza più complessa, più completa: una metafora esistenziale che travalichi il puro ludico piacere dello sgambettare per racimolare fama e punteggi od intime soddisfazioni; uno spostamento fisico che si esprima in un passaggio tecnico ardito eppure comprensibile, provocando tutt’assieme uno spostamento d’opinioni.

Mi giunge eppure alle orecchie l’indignato, schifiltoso borbottio dell’omuncolo medio italiota, quello che gli fa orrore il blocco che sia book o black, quello che invece d’alzare i piedi blocca sempre basso: furbo sempre lui, bravo ad obbedire sorridere tollerare; scemo sempre l’altro, chi glielo fa fare? Chi te lo fa fare a te di vivere una vita da pregiudicante nato, sempre puntando in basso, votando ed assolvendo lassù sempre un nuovo pregiudicato? Commenta tronfio a suon di cazzate la notizia in prima od il tuo gossip preferito quando sul trespolo bevi al bar o comodo siedi dal barbiere, stabilendo il bene in base al male che ancora non sei riuscito a (far) fare…ma se il barista o il barbiere sono io, attento alla gola.

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