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Posts Tagged ‘Partito Democratico’

nuova_sala_di_arrampicataDalla passione gratuita all’arrampicata compensativa.
La nuova palestra di arrampicata che ci stanno preparando a Genova si chiama Terzo Valico: i suoi effetti sono già evidenti ed intaccano luoghi cari all’alpinista uso a scalar per gioco.

“I contadini di queste valli, anche senza aver mai raggiunto alcuna vetta, erano portatori dei medesimi valori, basati sul rispetto della natura e sulla imprescindibile simbiosi tra essa e l’uomo che vi vive, che da sempre hanno permeato gli alpinisti.
Pertanto, arrampicare su queste palestre, su queste falesie, ci porterà inevitabilmente a ripercorrere i sentieri tracciati dalla civiltà contadina, ricollegandoci, almeno idealmente, a quel mondo, a quella cultura.
E così facendo, (…) quelle vallate, quelle montagne non saranno completamente abbandonate e dimenticate.” (dalla Introduzione ad Alpinismo per gioco, 1987)

“Bisogna riscoprire la bellezza dei nostri territori e sviluppare un certo amor proprio per le nostre valli che vanno difese da quello scempio in atto che stanno portando i cantieri del Terzo Valico.”

“se lì ci passerà il Terzo Valico questi topic ce li possiamo scordare”

Dicono che sia il progresso, e che la civiltà contadina debba ormai lasciargli il passo. Il capriolo ha qualche dubbio; quanto al climber?
Non mi dilungherò con noiose e nostalgiche riflessioni sul contrasto fra i ritmi naturali e la presunta, discutibile necessità della velocità; riflessioni che comunque meriterebbero una certa attenzione, dal momento che vi si son spesi, fra gli altri, personaggi autorevoli del mondo della montagna: concentrandosi sia sul valore dell’alpinismo quale antidoto agli obbrobri della civiltà moderna, sia sulla direzione che lo stesso alpinismo sta prendendo, proprio in quanto succube anch’esso dell’influenza della società dei consumi e delle esigenze del mercato.
Non divago su questo anche perchè di alpinismo vero e proprio qui non si tratta, date fra l’altro le modeste altezze, bensì di quel che di lì a poco sarebbe divenuto il gioco-arrampicata, ed oggi è un business basato (quando va bene) su un silenzio-assenso entusiasta e sorridente.
Mi spingo invece a vagar fra quelle antiche falesie quasi urbane per riscoprirne un valore che, a prescindere dall’interesse oggettivo delle singole strutture e dall’affetto che ad esse mi lega, non credo d’essere il solo a giudicare pressochè immutato. Un volume di recente pubblicazione (Onde di Pietra, del 2012: l’Oltrefinale levantina) ha fatto sì che alcuni luoghi siano stati riscoperti o rivalutati, non a caso facendo gli autori appunto cenno al contrasto fra la pace di quei luoghi e le logiche assurde alle quali siamo ormai abituati, e proponendosi col libro “di fare qualche cosa di concreto per migliorare il piccolo mondo che si ha intorno”.
Qualcuno sarà tanto limitato da individuar l’incongruenza di posizioni all’apparenza conservatrici: paradosso già a suo tempo ben spiegato da Pasolini; qualcun altro avrà il coraggio di obiettare che dalle falesie qui citate l’opera neppure si nota: è questa l’ipocrisia utilissima al sistema del perfetto idiota, che meriterebbe di subir nuove disposizioni d’un divieto di scalata generalizzato, se non addirittura la distruzione del giochino, come altrove già avvenuto.
Io le chiamo ormai: le falesie del Terzo Valico (alpinismo ancor per poco).

“Cravasco è un bel paesino dell’alta val Polcevera nell’immediato entroterra Genovese ancora incontaminato, tranne per una immensa cava…”

“Per il Cociv, il consorzio incaricato di progettare e costruire il Terzo Valico, non c’è nulla da temere: a sorvegliare sui lavori ci sono il Ministero dell’Ambiente e le Regioni Liguria e Piemonte.
Non la pensano così gli abitanti di Isoverde, dove le scritte “No Tav” firmano i cassonetti della spazzatura, le pensiline degli autobus e le lenzuola appese alle finestre. Nella montagna dietro al paese, a Cravasco, si scava una delle quattro gallerie di servizio del Valico.”

“Cravasco non è pregiudizialmente contro il Terzo Valico. E’ contro il progetto presentato dal Cociv, che non tiene assolutamente conto del catastrofico impatto ambientale su tutta la Valle Verde, a partire da Campora per Isoverde, fino a Cravasco.
(…) non si può proporre un’opera la cui realizzazione produca più danni che utilità.”

“Non fate che tra vent’anni la Valpolcevera debba diventare famosa come oggi purtroppo sono gli abitanti di Marghera, Caserta o Taranto.”

Ha perduto molto la piccola Grande di Cravasco, quasi un simbolo dell’arrampicata ligure, dove nacquero i Cravasards e dove in tempi più recenti ho conosciuto una discendente dell’autore dello storico volumetto sulle Palestre di arrampicamento genovesi (1962): il contadino come talvolta accade si è stancato (scelta legittima, curioso però che gli scalatori riescano a infastidire più dei cavatori) e ne ha chiuso la metà al sole; resta qualche inusuale placca che dicono facile sul retro ed il Fungo con i suoi boulderosi strapiombetti.
Benchè la sommità sia raggiungibile anche a piedi e la magia di quei tempi sia passata, ancor oggi balzare fuori in cima al sole e al vento dà sempre una gran bella emozione. A poca distanza però si trovano le cave, delle quali una viene assediata notte e giorno dai NoTav.

Poi c’è l’altra ‘grande’, la Pria Grande: un masso più piccolo e nero, infossato ed umido, ma non per questo poi così sfigato, dove “si è cimentato il fior fiore dell’alpinismo genovese e non solo”, mio papà compreso! Anche qui c’è del facile e del 7, e vi si corre volentieri l’estate dopo il lavoro a riprendersi un pezzetto di giornata.

Superiamo a nord il confine regionale passando per la strada della Bocchetta o per la Castagnola. A Voltaggio c’era una falesia moderna che per quanto ne so oggi risulta chiusa. Ma chiuso è stato anche il cantiere, fra le proteste degli operai e dei sindacati, in quanto privo di certificazione antimafia. Alta è stata la tensione sino alla controversa riapertura. Se pure la presenza di mafie o amianto fosse dubbia, una cosa è certa: l’inquinamento c’è già, vista la presenza di rifiuti sotterrati in quantità.
Quanto alla Placca Elena alla cava di Voltaggio, pare che le sue vecchie vie non esistano ormai più; eppure non molto tempo fa circolavano voci addirittura di un romantico progetto di richiodatura.

Siamo già in provincia di Alessandria, perciò procediamo.
Alle nebbie di Gavi sopravvivono alcune falesie sabbiose ma originali, fra le quali una piuttosto nota e frequentata, posta nella conca verde appena dietro al forte, che Bessone prudentemente consigliava “a chi ha dita blindate”.
A sopravvivere, in una zona definita a rischio archeologico alto, sono anche i resti dell’antica civiltà romana, dopo Libarna riesumati pure a Radimero: faran la fine della Maddalena di Chiomonte?
Dice d’aver “Gavi nel cuore” (nome della lista civica) il suo sindaco Nicoletta Albano, che però nel cuore – viste le frequentazioni – deve aver piuttosto Berlusconi. Sul Terzo Valico è blindata da tempo in un silenzio sospetto: forse perchè la interessa una questioncina privata, quale la signora ritiene che sia il destino degli espropriati…dalla sua stessa azienda.

Corriere di SestriTornando infine a bomba e sul territorio genovese, l’ultima (seppur non recentissima) notizia grottesca nel merito – chiaramente non approfondita da alcuno, almeno che io sappia – risale all’anno scorso e riguarda l’arrampicata proposta quale “opera compensativa” per il Terzo Valico: sembra in sostanza che ben presto scaleremo al Monte Gazzo grazie alla lista Doria (e col voto sofferto dei compagni di Sel)! Proposta riciclata, giacchè se ne parla da decenni, ma oggi utile secondo lorsignori a far meglio ingoiare ai cittadini la delibera sulle cave del Chiaravagna (alla faccia del recupero ambientale della zona, da lungo tempo atteso dagli abitanti), oltre al voltafaccia di convenienza d’un sindaco fino a ieri nemico delle cosiddette grandi opere, per bocca sua o dei suoi.
Peraltro, a quale possibile “sito di arrampicata” precisamente ci si riferisca non è chiaro. Speriamo almeno che la falesia con cui ci compenserebbero sia quella esposta a sud, già sognata da molti e inutilmente corteggiata, visibile dall’autostrada… Temo invece che si tratterà del fronte di cava a gradoni esposto ad ovest, se non dei quattro risalti muschiosi già attrezzati a suo tempo dal buon ‘Thomas’: in quest’ultimo caso ci avrebbero promesso quindi una cosa non soltanto di scarso interesse, ma che esiste già.
Il leghistalpinista Rixi, sostenitore dell’opera, era forse anch’egli in dubbio su quale parete si trattasse, cosicchè al momento del voto si è astenuto.

(foto tratta da Repubblica)

 

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pula democraticaLa porta è aperta alle primarie iperdemocratiche: andateli a votare, se riuscite.
Quanto a noi, non è alle banche che facciamo le nostre scalate preferite.
Terremo dunque gli occhi aperti, dopo l’autunno tiepido, sul vertiginoso inverno che ci aspetta piuttosto che il naso tappato in una fetida latrina esposta al ludibrio pubblico d’una politica in vetrina, show senza più interesse nè scaletta.

Insomma, se per voi è o primarie o morte!, buon per voi; ma sappiate che nella Banana Republic anche con quelle hai stessa sorte. Noi che nel weekend senza pudore con l’ultimo passaggio ci giochiamo, come voi non prestiamo attenzione a certe secondarie Cineserie buone giusto per la marcetta, silenziosa e tardiva più dell’estrema unzione. A fronte di tante bassezze accumulate, verso l’alto e più distante del solito sentiamo di dover andare, testimoni d’un rifiuto inteso quale modo più di tutti responsabile di partecipare.
Domenica saremo quindi altrove – magari a Chinatown – in precario ma cocciuto equilibrio sul domani, sperduti fra altipiani e orizzonti veri o immaginari. A chi per scarsa preparazione o fantasia non fosse in grado di seguirci lasciamo qualche suggerimento sul quale ragionare. A chi non fosse d’accordo, tranquilli: abbaio ma non mordo.

“La tragedia del 1 dicembre (…) altro non è che il frutto maturo di un modello neoliberista feroce edificato negli anni dal centrosinistra. (…) Una Renziland già operativa da un trentennio, un incubo ad egemonia Pd nonostante che a Prato il comune sia maggioranza centrodestra. Con assessori che ordinano perquisizioni a negozi di extracomunitari fatte con l’elicottero e gli agenti calati dall’alto. Ma a tanto rigore spettacolarizzato corrisponde la deregolazione totale del territorio: basta che arrivino capitali, che qualcuno venda la propria forza lavoro a costi asiatici e tutto è possibile a Prato. Culla del modello della ‘crescita’ caro ai Renzi, ai Letta nel silenzio-assenso più clamoroso da parte della Cgil.”

“La vergogna della Giunta e della sua maggioranza di centrosinistra è massima. Le dichiarazioni di questi giorni contro i lavoratori e i sindacalisti «irresponsabili», definiti «eversivi» dal PD e addirittura «squadristi» in un’allucinante presa di posizione di SEL, la consigliera della Lista Doria che critica il Prefetto (!?!) per non aver fatto sgomberare l’aula del Consiglio comunale occupata dai lavoratori, tutto ciò certifica la distanza ormai abissale del centrosinistra dalle ragioni e dai bisogni dei lavoratori.”

“Il Partito Democratico è il partito organico al processo europeista centrato sul liberismo mercatista e sul monetarismo quale ideologia dominante. Si è andato trasformando (…) nella struttura di raccordo dell’apparato istituzionale italiano, il partito che esprime la classe politica dello Stato. Pensare anche solo lontanamente di ammiccare elettoralmente a questo pezzo determinante dell’apparato statale è perciò operazione destinata ad alimentare le ragioni della sconfitta storica delle sinistre di classe in questo paese. Non è infatti possibile alcuna convergenza, neanche sui temi elementari quali l’antifascismo, con un apparato che dovrebbe costituire il principale nemico politico per i compagni di ogni latitudine.”

“Poi si ascolta Renzi (basta qualche scampolo) e si può pesare non solo la pochezza del politico, delle sue proposte, ma anche la sciocca vanità dell’uomo. Lui e gli altri suoi finti contendenti politici, in definitiva sono una nuova leva di politicanti sorteggiati allo scopo di gestire esattamente il seguito del presente. E miserabili sono quelli che gli danno retta e si rendono complici di questa mediocrità.”

“Non so come altro definire delle persone che si ostinano, dopo oltre sessant’anni di prese per il culo (dunque: da generazioni), a credere di poter contare qualcosa, d’indirizzare in qualche modo la politica e le sue scelte (ma quali?). Proprio in questi giorni ho avuto altre innumerevoli conferme della confusione dei ruoli tra servitori e servi, tra miserie quotidiane e rivendicazioni di una superiore funzione di questo e quell’altro, della politica e delle istituzioni borghesi. I nostri comportamenti finiscono così per obbedire «naturalmente» alle costanti del dominio economico (…).
È lo stesso pantano in cui si rotola da sempre lo schiavo, dove più in basso non può cadere. Anzi, sì, più in basso si può, andando a votare dei finti candidati che parlano tra loro la stessissima lingua dei padroni.”

“Alla fine, anche la presunta ala sinistra del PD, Ciwati e i ciwawa, ha finito per allinearsi al resto del partito (…).
I ciwawa l’hanno fatto brontolando, mugugnando, trascinando i piedi, ma ovviamente l’hanno fatto, esattamente come Renzi che, da vincitore annunciato delle primarie, ci ha aggiunto la berlusconiana promessa che con lui al comando certe cose non succederanno più. Per adesso però bisogna tapparsi il naso per il bene del paese: su questo il PD è un coro unanime. Quanto durerà questo adesso?
Per sempre.”

(foto tratta da Repubblica)

***

18 dicembre 2013
Di ritorno da Domusnovas aggiungo alcune altre dichiarazioni di vuoto precedenti, con le primarie e coll’arrampicata in verità poco attinenti. Il mio vuoto è più vuoto: ci vivo, ci nuoto, non è mancanza ma presenza materiale, roccia da prendere, acqua in cui tuffarsi, aria da respirare. Il vuoto cui qui s’accenna è invece la colpevole assenza (meglio direi: smaterializzazione) d’un riferimento politico e culturale, che sarei curioso di sapere se gli stessi autori abbiano oggi voluto ancora una volta tentar di colmare (a pagamento, per giunta: come se a pagare – tutto, e caro – non dovesse esser finalmente qualcun altro!). Quel che so è che c’è un particolare, che individuerete facilmente, a collegare questi sfoghi non troppo distanti da noi nel tempo e fra di loro nel concetto.

“Certo che voterò (…). Ebbene io sono stufo, stufo”

“Ho sempre votato. (…) andrò probabilmente a votare, ma non so ancora chi.”

“(…) è con questo spirito che io voterò.”

Ebbene, preferisco forse chi resta in amara, poetica attesa, osservando stupito i ciechi vaganti nel deserto della tanto democratica quanto disumana modernità, come Les Aveugles ripresi nei ’90 in Adrénaline dai Fiori di Baudelaire; perlomeno a me risulta chiaro chi sia meno vedente fra chi supporta e chi sopporta, ragion per cui comprendo e non confondo con sonnambuli o manichini chi capisce d’aver perso dopo aver davvero tutto sopportato, trattenuto da congenita politica scoliosi, fino all’“apoteosi dell’Isola dei Famosi” (Luxuria docet).
Incalzato dal vuoto che avanza ho per fortuna un altro vuoto strapiombante cui aggrapparmi; ho già scelto fra i due quale sia il meno angosciante. E tuttavia la fuga è come sempre inutile, almeno sinchè non resta senza rimpatrio, giacchè non dissimile dalla morte in vita è la vana condizione dell’uomo-massa rampicante: ragionerò su ciò appena potrò, perciò seduta stante.

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