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Posts Tagged ‘Luca Abbà’

rixi_climberDi leggi sagaci e politici rapaci.

“Divieti di arrampicata per nidificazione sulle falesie liguri. SIAMO ALLA FOLLIA!” (Edoardo Rixi)

Presentarsi in politica da paladino degli scalatori sembra non porti fortuna.
Eppure Edoardo Rixi, già dai suoi riconosciuto coraggioso al limite della follia (“è un folle visionario. Ma un folle da slegare” scrisse di lui Il Giornale, così augurandogli una carriera alpinistica piuttosto breve), ci ha provato; finendo a malincuore coll’esser bidonato.
Peccato, perchè nel vertiginoso esporsi aveva approfittato per ergersi (senza richiesta: valore aggiunto) a nostro ardito difensore, combattendo a mani nude un divieto regionale irragionevole, ai limiti dell’impossibile.
Così, quando pensi d’essere il solo a mescolar confusamente politica ed arrampicata, scopri che c’è chi riesce a fare addirittura un’arte del prepararne una frittata.
Brevissima cronologia d’una commedia degli equivoci italiota tutta verticale: laddove ci s’attacca al nido del fringuello per piazzar cartelli e paletti, e ad abboccare è primo il corvo che chiede al merlo: ohibò, dove li metti?!

21 ottobre 2014
“La polisportiva dell’Outdoor del Finale, in collaborazione con la Provincia di Savona e il WWF, ha verificato sul territorio Finalese la presenza dei cartelli indicanti le aree di divieto arrampicata. I cartelli mancanti sono stati rimessi al fine di indicare in modo chiaro ai rocciatori le pareti sottoposte al divieto. Le zone di divieto di arrampicata sono il frutto di un accordo raggiunto negli anni passati tra ambientalisti e rocciatori al fine di salvaguardare gli ultimi potenziali siti di nidificazione di importanti rapaci rupicoli, come il gufo reale e il falco pellegrino.”

25 novembre 2014
“Ma perchè tanti divieti su attività comunemente praticate in montagna, e diventate motore dello sviluppo turistico in tante zone d’Italia? Pare si tratti di un’imposizione della Regione Liguria con provvedimenti di Valutazione di Impatto Ambientale.”

16 dicembre 2014
“L’Amministrazione Comunale di Triora, in provincia di Imperia, ha emesso ieri una nuova Ordinanza Sindacale n° 95 del 15 dicembre 2014 con la quale si revoca la precedente ordinanza n.° 77/2014 pubblicata a seguito dei pareri del Comitato Tecnico di Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Liguria.”

26 marzo 2015
“«Con questa modifica al testo di legge, di concerto anche con le associazioni ambientaliste, verranno individuati i periodi in cui non si potrà arrampicare e quelli in cui la pratica sportiva sarà permessa. Il divieto a prescindere era un paletto assurdo che ostacolava la promozione del nostro territorio sulla pratica degli sport outdoor».”

27 marzo 2015
“«Con l’approvazione di questo emendamento cade l’assurdo vincolo implicito che vietava agli appassionati di arrampicata sportiva di poter praticare questa attività sulle pareti di roccia perché “luoghi di nidificazione di rapaci rupicoli” (…) Penso che l’emendamento approvato oggi sia un atto di buon senso»”

Dall’accordo al concerto in pochi mesi, dunque: un vero prodigio delle note (diplomatiche). Nonché un dotato attore: abituato alle sceneggiate sui ponteggi (leggermente meno audace d’un Alain Robert, e privo della dignità di Luca Abbà), ed abile in particolar modo a recitar la parte della vittima del complotto (“E’ chiaro che tutti i poteri forti si scatenano contro di noi”), il leghistalpinista – sfidando in questo caso gli eccessi ambientalisti – s’è lanciato da spaventosa altezza in nostro aiuto, ed io qui lo ringrazio personalmente. Per la cronaca, però, da libero climber vorrei render noto che rappresentanze politiche ufficiali ad oggi non ne abbiamo, e aggiungo che non si sta male per niente, anzi: in caso di necessità, ce la caviamo benissimo da soli.
Se poi qualsivoglia autorità, ritenendola pericolosa o antisociale, intendesse vietar di nuovo la passione proibita verticale…faccia pure, e provi a presentarsi in parete con le transenne e il metro: si farà male, rizzerà le antenne, e finalmente più nessuno per secondo le andrà dietro.

Molti aspetti dell’arrampicata odierna sarebbero da rivedere, e quasi tutti hanno a che fare con la consapevolezza al tempo stesso individuale e collettiva di tale pratica: con il cosa, il come ed il perchè; anche rispetto a quel che ci circonda. Ma nel paese della legalità presunta e del certo nonsenso si sta invece sempre fermi all’io sì e tu no, al chi può e chi non può, alle ragioni ed alle concessioni dei più vari poteri od organismi semiseri.
Lo shock da divieto assurdo ed improvviso è comprensibile, ma ha tanto a che veder con la follia quanto lo ha la sicurezza del dar sempre la libertà verticale per scontata. Nessuna libertà lo è: bisogna combattere per conquistar la propria, badando di non sconfinare in quella altrui. Peccato che a certuni piaccia intendere la questione come un affare di confini, di filo spinato, di frontiere, di muri e sbarramenti ad evitar brutti rapporti coi vicini.
Laddove non c’è naturalmente rispetto reciproco spunta purtroppo il divieto, e più ottusi degli schiavi d’una passione son soltanto i servi di un sistema di potere che si propone di regolare le passioni per garantirsi l’autoconservazione.
La posizione della Lega Nord sull’argomento qui trattato è peraltro assai parziale, dal momento che il partito difende platealmente la lobby dei cacciatori.
Ora, che pure fra gli arrampicatori abbondino le teste di cazzo è cosa nota, ma piuttosto che rischiar di ritrovarmi a far parte d’una comunità che si fa parare il culo da una banda composta da simili figuri – amanti della caccia indistinta a volatili, zingari, migranti e lavavetri – preferisco mettermi direttamente dalla parte degli uccelli, quelli veri: che vivono in libertà senza doverla comprendere e normare, mentre noi corriamo dietro ai folli, agli allocchi ed all’arrampicata da emendare.
Insomma, se già non ci piaceva la scalata odierna dei furbetti, delegata ad avvocati e giudici…figuriamoci quella regolata dai politici!
Ma poi, Dio lo volesse che qualcuno finalmente mettesse l’arrampicata fuorilegge: allora, col divieto, si vedrebbe chi scala dentro e chi fuori dal gregge.

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“Adesso stacco che sta salendo un rocciatore, devo attrezzarmi per difendermi”

“esemplare è l’immagine di quei poliziotti-scalatori che alla baita di Clarea, armati di corde scalano, implacabili, il traliccio indifferenti al rischio e alle parole di Luca Abbà, finché la tragedia non si compie.”

“un inseguimento assurdo, condotto da un rambo da strapazzo”

“tutti si dovranno rendere conto che la montagna non è una risorsa infinita.”

“C’è qualcosa di peggio dell’avere un’anima perversa: è avere un’anima di tutti i giorni.” (Charles Péguy)

“in me il patto civile con lo Stato sta andando in frantumi (…) Con molta amarezza rifletto dunque se sia utile impegnarsi per la difesa dei beni comuni o se sia meglio spendere la propria esistenza in occupazioni più divertenti.”

“L’importante è che abbiamo dimostrato che l’impossibile può diventare possibile. (…) Non credo che essere riusciti a condurre una azione come la nostra sia una vittoria definitiva. L’importante è un’altra cosa, è sapere ciò che si può fare. E’ quello che ho già detto mille volte: noi, nella nostra debolezza, in questa minoranza che siamo, non possiamo vincere. E’ il potere che vince sempre; noi possiamo al massimo convincere. Nel momento in cui convinciamo, noi vinciamo, cioè determiniamo una situazione di trasformazione difficile da recuperare.” (Franco Basaglia)

Io non sono un rocciatore. Desidero prendere le distanze dalla categoria.
Se arrampicare consistesse nel solo arrampicare, più non arrampicherei.
Io arrampico per muovermi, per stare bene, e intanto per smuovere qualcosa, anche se può far stare male.
A salvar me stesso salgo.
La roccia mi è d’aiuto dopo esser stata a lungo ossessione, l’abitudine facilitazione tecnica e assieme, talvolta, intralcio motivazionale. Ma ogni sforzo o rinuncia, progetto o scelta si fa proprio per difender dagli attacchi interni ed esterni la passione.
Io non arrampico per difendere nessun Potere, nessuna cricca, nessun affare: difendo questa scelta, se ancora mi è permesso. Altrimenti, lo farò lo stesso.
Io non son pagato per arrampicare. Ho la possibilità di scegliere di non farlo.
Se la rinuncia ha un valore pieno di dignità in alpinismo, non vedo perchè non possa godere di questa possibilità la sua figliola prediletta.
Non sarà una giornata di sole, che un tempo appannando il vetro della finestra avrei detto perduta, ad affossarmi tecnica e motivazione; anche se è vero che alle volte, ancora dopo vent’anni, al primo tiro dopo qualche settimana appena di stop ci si riscopre principianti, neppure troppo portati.

C’era un vento di primavera sabato a far danzare le bandiere: diffondeva una rabbia ragionevole, piuttosto che dogmi di Stato o retorica arrangiata.
La valle ci dà confidenza e si fa bella per l’accoglienza, una sfilata di montagne la protegge ed incorona.
C’erano pure in Val di Susa rocciatori aggrappati alla pietra calda: li abbiamo visti sculettare da lontano, nel salire nostro contemporaneo al loro. Per una volta non sono riuscito ad invidiarli; poichè ce n’erano altrettanti, e anche di più, a camminare sul nero asfalto sventolando bandiere bianche di guerra, sfoggiando qualcuno timide magliette ammiccanti all’arte di scivolare verso l’alto. A dire: sono qui, ed anche sono altro. A scegliere di non essere uno scalatore come tanti altri, di non essere un arrampicatore di tutti i giorni, con un’anima e un cervello di tutti i giorni. A preferire al comfort del senso di appartenenza animalesco un’idealistica partigianeria. A rendere il salire un’esperienza più complessa, più completa: una metafora esistenziale che travalichi il puro ludico piacere dello sgambettare per racimolare fama e punteggi od intime soddisfazioni; uno spostamento fisico che si esprima in un passaggio tecnico ardito eppure comprensibile, provocando tutt’assieme uno spostamento d’opinioni.

Mi giunge eppure alle orecchie l’indignato, schifiltoso borbottio dell’omuncolo medio italiota, quello che gli fa orrore il blocco che sia book o black, quello che invece d’alzare i piedi blocca sempre basso: furbo sempre lui, bravo ad obbedire sorridere tollerare; scemo sempre l’altro, chi glielo fa fare? Chi te lo fa fare a te di vivere una vita da pregiudicante nato, sempre puntando in basso, votando ed assolvendo lassù sempre un nuovo pregiudicato? Commenta tronfio a suon di cazzate la notizia in prima od il tuo gossip preferito quando sul trespolo bevi al bar o comodo siedi dal barbiere, stabilendo il bene in base al male che ancora non sei riuscito a (far) fare…ma se il barista o il barbiere sono io, attento alla gola.

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