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Posts Tagged ‘lotta di classe’

Continuiamo ad occuparci con disgusto della cronaca inerente il cosiddetto mondo del lavoro: che in questo sistema è una galera ricolma di aguzzini.
Si fa passare, in questo minuscolo caso, uno schiaffetto (presunto, peraltro) come un crimine, o comunque un errore grave, quand’è tutt’al più considerabile come un benvenuto sussulto di dignità da parte della classe lavoratrice dinanzi ad un comportamento, quello sì, da criminali in doppiopetto.

12 ottobre 2017
“All’uscita del tavolo i dirigenti della Froneri, Svevo Valentinis e l’ad Pietro Monaco sono stati aggrediti da alcuni manifestanti. Uno dei due dirigenti avrebbe ricevuto uno schiaffo.”

“l’azienda (…) ha confermato la volontà di chiusura e ha aperto forse solo sul versante degli ammortizzatori sociali. Alcuni lavoratori, che stavano partecipando al presidio (…) hanno contestato, inseguito e cercato di raggiungere i due esponenti dell’azienda. Ci sono stati momenti di tensione con spintoni ed alcuni scontri tra i lavoratori, alcuni Carabinieri e gli agenti della Digos: un agente è rimasto contuso. I due dirigenti sono stati ‘salvati’ dalle forze dell’ordine che, con non poche difficoltà, sono riusciti a farli entrate in un auto e scortarli fuori da piazza Garibaldi. (…)
I sindacati hanno preso posizione contro quanto avvenuto in piazza e hanno espresso solidarietà alle forze dell’ordine: “L’esasperazione nata dalla dichiarazione di chiusura dopo gli impegni di luglio, rischia infatti di sfociare in reazioni che non possiamo in alcun modo giustificare pur comprendendo i drammi da cui traggono origine. A tal proposito esprimiamo il nostro riconoscimento per il lavoro delle forze dell’ordine in una condizione di forte tensione sociale.”

Non so se stiate leggendo le cronache quotidiane della crisi post-crisi, quella che si dice finita, ma tant’è…per chi lavora finita non è.
Il massacro sociale – fra sempre più morti e licenziamenti (a Genova nei prossimi mesi ne sono previsti oltre un migliaio) – si dà per scontato, la lotta di classe alla rovescia pure, e si continua maldestramente a giocare in difesa per poter permettere a chi non fa che attaccare di continuare a vincere.
Ripartiamo invece da questi piccoli strappi alla pace sociale, che infastidiscono non poco lorsignori – qualcuno ricorderà la pesantissima, sproporzionata repressione seguita al ‘linciaggio’ (una giacca strappata) del manager Air France; ma anche il ‘linciaggio’ mediatico all’autrice della bruciatura alla giacchetta di Bonanni – per iniziare un nuovo percorso di lotta che ci faccia ritornare uomini prima di concepirci come lavoratori.

Non vuol esser certo questo un invito alla violenza, quanto piuttosto a ripensare il termine cominciando finalmente ad accorgersi di cosa vada davvero definito come tale. Ribaltare la narrazione padronale è il primo passo essenziale ad una rinnovata comprensione delle cose del mondo; altrimenti anche il lavoro, come l’allenamento, si riduce ad un girare in tondo di criceti, ad un ricevere continuamente schiaffi senza mai la pausa risolutiva d’un momento. Sta di fatto infatti che le costose giacche a lorsignori le permette il nostro sfruttamento.

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Il compagno Francesco se ne è andato. Qui lo saluto per quello che posso.

“E’ da più di trent’anni (…) che milioni di lavoratori vivono in una sorta di realtà virtuale. Come i baccelli di Matrix: proletari dal collo in giù, ma borghesi nella testa.”

Il prete non ti ha riconosciuto.
Tre pugni chiusi a fine cerimonia, di commiato; io a pugni chiusi in tasca al tuo posto ho bestemmiato. Ripensando ai discorsi lasciati a metà per scendere alla mia fermata, ripresi un altro giorno ad un’altra tua salita. Mai completati.
Compagno Frank, l’autobus ogni dì prosegue, di sciopero in sciopero, la sua corsa consueta. Il nostro piccolo pendolarismo comprensivo e solidale resta nell’aria fra gli sguardi assonnati o stravolti, come una speranza inquieta.
Compagno Frank, fra collaborazionisti padronali, comunisti per finta e scaldasedie da camera del lavoro resiste il tuo patrimonio di cultura alternativa, la lotta di classe affumicata dalla pipa, la scheda annullata dopo chissà quanti anni d’impegno umile di retroguardia per rassegnata volontà precisa.
Compagno Frank, oggi son tutti ricchi nella testa, anche se fuori e dentro sono poveracci. Non chiediamo che si vestano di stracci: basterebbe una minima, ma assai giustificata voglia di protesta, che fra i colletti bianchi resta invece assai lontana… Rimangon dunque dei figli di puttana, da sopportare lamentandoci a ogni nuovo lunedì, per una nuova lunga settimana.
Compagno Frank, quasi ogni certezza qui vacilla. Risoluto ti conosco, immobile non ti riesco a immaginare.
Compagno Frank, la vita è una camminata dal centro a S.Martino: avanti e indietro ti porta zoppicando, senza mai arrivare alla meta che hai agognata.
Non vedremo nè tu nè io rivoluzioni per le quali l’Italia è impreparata: un paese di miseri impostori impiegati nel darsi una sbiancata e leccare il culo a tre padroni per due tette in TV e una pallonata.
Io salgo sul mio solito autobus.
Tu sei sceso alla tua fermata.

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