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Anche se potrebbe non sembrare, questi son tempi di guerra.
Gio Evan vs gli haters, Salvini contro tutti, ne(g)ri soprattutto, fotti quel che fotti. Tempi di guerra vera, di menzogne e di cazzate, molto poco edificanti ma tanto ben edificate da restarci sotto seppelliti.
A perdere in tali con(trad)dizioni (a)socializzate – che minano alla base consapevolmente tradizioni che davamo per consolidate – non è soltanto la sinistra, qualunque cosa significhi il termine e comunque venga interpretato il concetto, ma financo la poesia: sia essa l’espressione in musica di uno storico cantautore anarchico, stuprata nel ricordo da aguzzino di un ex-comunista padano nonché leonkavallino, oggi tramutato in leaderino neofascista; o quella in rime di un elettore PaP, prelevata a forza per (definir l’) amore dall’amante in fuga del Potere suddetto.
La domanda, di fronte a tutto ciò, sorge spontanea: resistere e vincere per strada, in Parlamento o a letto? Colpisce il livello di tutto, “l’asticella del discorso” che – tanto quanto “l’asticella di ciò che siamo disposti a ritenere inaccettabile” – tende a calare in tutto il paese assieme ai pantaloni di questi figuri d’ignobiltà palese, penosamente simili nelle loro grandezze vilipese.
Tant’è, sarà mai nudo il re? Nell’attesa, piccola mia, spogliati te.

 

Alzandomi dal letto

Sono vestito di te:
per questo
riesco a camminare nudo
sino alla finestra
ed espormi ad un nuovo godere
senza ansie nè pause, timori nè attese
soltanto affacciandomi al sole

Quando poi ti avvicini
un po’ angelo e un po’ fantasma
non devo chiederti di cingermi la vita
sai tu
dove posare le mani
dove mordere
dove cercare il cuore

Da quelle mani io
ricevo la tua annunciazione,
per quelle mani so chi sei

Elisa e la guerra

15 aprile 2011

“premi il bottone / click click ti amo click click / emozione virtuale” (da Green Terror, di Gary Brackett)

“Venceremos, venceremos / mil cadenas habra que romper” (da Venceremos, di S. Ortega – C. Iturra, 1970)

Entro in quel letto e ne esco disfatto
Tifando rivolta spingo fino ad affondare
fra le tue braccia, nella calca ansimante
faccia a faccia tra cuscini di fumo e di sabbia
Già sapendo che l’indomani mattina
venceremos

Bombs away

29 aprile 2011

Bombardiamo.
Loro bombardano, io amo.

6 maggio 2011

Nota di merito agli anarchici
che ci costrinsero la strada

Proseguendola, sarei con te
ovunque conflitto sia, dovunque vada

(immagine tratta da Tusciaweb)

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Henri de Toulouse Lautrec_bedkiss“che posso farci, sono felice,
sono più sterminato dell’erba nelle praterie,
sento la pelle come un albero rugoso (…)
Oggi lasciate che sia felice, io e basta, (…)
essere felice con te, con la tua bocca,
essere felice.”

(Pablo Neruda, da Ode al giorno felice)

Agnese con la bocca semiaperta mi sussurra che ha fame.
Per me significa che ha voglia. Difatti tiene chiusi gli occhi, sorride. Distende le gambe, attende qualcosa. E mantiene quella boccuccia semiaperta che è come se seguitasse a parlare, un po’ pretesa un po’ invocazione.
Sono quasi le nove, sento la pioggia cadere sulle persiane, ed in questi weekend scoperti all’improvviso privati d’un fine godo nello smuovermi appena un poco per rendermi conto dell’ora. E’ sempre troppo presto per alzarsi, sempre troppo tardi per decidersi a fare qualsiasi cosa comporti la fuoriuscita dal letto; sempre troppo bello, in quel letto, restare il più a lungo possibile.
Fuori c’è il mondo che oggi non c’interessa, le pellicce e i piumini, l’asfalto bagnato, l’inverno; qui a pochi centimetri un corpo caldo e liscio che sa raccontare una storia, come strisciando il palmo sulla corteccia d’un albero. L’erba in cui affondano queste radici è umida, non fradicia; fuori la tristezza scorre a fiumi, invade gli occhi, allaga l’anima. Muovo la mano come ad asciugar la pelle, ricercando la ragione d’una presenza.
Ma mi trattengo e lascio che sia Agnese a precedere i morsi della fame.
Prima la testa, poi la pancia: adoro il dilettevole, lo ritengo sempre utile. A superare certe debolezze, per esempio.
Convincersi di non sentire niente altro, di non aver davvero bisogno di mangiare. Così, quando dovremo finalmente andarcene da qui saremo nudi, ma non avremo freddo.

(immagine tratta da COOL MACHINE)

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