Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Grecia’

“Nessun uomo è un’isola, intero per se stesso” (John Donne, da Devotions Upon Emergent Occasions, 1624)

Le ultime notizie da Kalymnos ci raccontano di una bambina spagnola di appena 10 anni che avrebbe chiuso un 8a. Buon per lei e complimenti.

Ma quel che dalle nostre succinte e ottuse cronache non esce fuori è che Kalymnos non è soltanto il grande circo dell’arrampicata, come chiunque vi si sia recato privo di paraocchi ha ben potuto riscontrare. Kalymnos vive, anche se di riflesso, le stesse identiche problematiche della Grecia continentale; non mancano dunque bizzarri eccessi d’orgoglio patriottico-nazionalistico, come questa enorme bandiera bianca e azzurra dipinta di recente sulla collina sopra Pothia, in onore di alcuni isolani defunti per un’esplosione avvenuta 38 anni fa proprio nel periodo pasquale (è nota a molti la festaiola e bombarola tradizione locale) – con tutto il rispetto, non esattamente degli eroi o dei rivoluzionari, ecco, se ho ben capito.

Non per niente il presidente Tsipras a gennaio si era recato sull’isola in maniera simbolica nell’ambito delle tensioni geopolitiche esistenti con la Turchia.
Costo dell’ospitalità: 9000 euro, tutto incluso.

Ma a Kalymnos, da cui già moltissimi sono dovuti fuggire, l’orgoglio è forse una delle ultime risorse rimaste e permane un’indigenza neppure troppo nascosta. Da qui il dono pasquale, sotto forma di agnelli, proveniente dall’emigrato in Australia.

Per non parlare di altri effetti della crisi: dopo essere stata una delle isole dei falsi ciechi, quest’estate Kalymnos si è mostrata al mondo come l’isola senza ambulanze.

E poi…e poi ci siamo noi; che non ci siamo più.
Qualcosa nel circuito di produzione e consumo deve non aver funzionato.
Perchè nonostante il battage pubblicitario sui media di settore e non soltanto, ed il recente interesse di Alpitour (“Sono entrate in programmazione Leros e Kalymnos”), Ryanair ci ha chiuso ormai da tempo i portelloni in faccia, e Volotea vola su Kos soltanto da Venezia e Bari, e solo ad agosto.
Conservo un ricordo di Kalydna col piumino al sole d’ottobre che porta con sè un calore tipico proprio di quel posto.
Li abbiam lasciati dunque con le performance altrui, aggrappati al loro misero nazionalismo e ad una diffusa povertà. E’ la legge del mercato, baby: se non rendi, non vendi. Povero (si fa per dire) climber, ohibò, cosa pretendi? Fatti il doppio scalo con visita turistica ad Atene, come un tempo, senza mugugnare, e goditi la fatica che richiedono tipicamente tutte le cose belle, più che da raggiungere, da conquistare. Quel loro nostro mare che oggi è diventato un po’ di tutti, vista la quantità di sangue che vi si è mescolato, attende solo più che vi si rechino gl’impavidi italioti fascioleghisti, memori della dominazione, buoni sostanzialmente al grugno populista, all’ubriachezza molesta ed alla congestione alpino-padana-egea, a fare delle ferie un’occasione per render “prima gli italiani” anche all’Inferno. Quanto a noialtri, che non vogliam sentirci fieri o diventare vittime delle bandiere – siano esse greca, italiana od europea -, cocciuti approderemo a Pothia armati di scarpette anche d’inverno.

Annunci

Read Full Post »

hamburger climberE quattro.
Sul nuovo Mac in Sottoripa.

“Insomma, gli hamburger alla Mc Donald non mi fanno certo impazzire!” (Lynn Hill)

“Mangiarli m’interessa zerovirgola, è il concetto.”

Oggi pane, domani fame.
Sotto crisi molto chiude, qualcosa apre; di tutto accade, nulla si comprende. Si tende perloppiù ad una felice rassegnazione, a leccarsi le dita dopo l’amputazione.
A noialtri resta l’arma della (contro)cultura, che è poca cosa e tende a scarseggiare: in altre parole, ci resta la consapevolezza della sconfitta culturale.
Basti dire che a Savona son riusciti a metterlo in via Stalingrado; mentre a Milano, un anno dopo esser stato fatto sloggiare, il Pd (panino democratico) ha riaperto per gratuita acclamazione.
Va in controtendenza la Bolivia, dove McDonald’s sbaracca – pare – oltre che per via della qualità del cibo anche a causa di un rifiuto popolare generato “da questioni etiche e dal sentimento antiamericano e anticapitalista”. Non sia mai che faccian da apripista. Più concrete ancora le ragioni del fallimento in Grecia, dove in compenso “è rimasto alto il consumo dei tradizionali spuntini greci come le ciambelle di pane (koulouri), le tyropite (tortine al formaggio) e i souvlaki”: applausi glocal!
Nel frattempo che invece qui stiamo a guardare, quelli o minacciano manovre critiche o per scongiurar la propria, di crisi, edificano mostri; ma possiamo crederci alla pari, se ci pare: affari nostri. Nei casi migliori, manco a dirlo, non manca neanche il muretto per l’arrampicata: una struttura adatta ai bambini ovviamente, da sempre tenuti in grande considerazione dalla multinazionale, che li insegue per sedurli anche all’asilo.

Pronti come siamo a far di tutto per essa fino a farci più o meno consapevolmente manovrare, della scalata diventeremo presto da amanti utenti e poi da utenti schiavi. Probabilmente già è così, vista l’occupazione straordinaria richiestaci da sempre nuove chiamate alla magnesite e alle scarpette, fra uno Street Boulder, un RocTrip, un Climbing Festival e un Rockshow: ogni buon marchio ha il proprio evento, ogni rock party il suo momento. Eppure si tratterebbe solo di toccar con mano, di aprire un attimo gli occhi nel bloccar sul Parmigiano. Siamo o possiamo diventare un evento promozionale vivente, una mortificante ghiottoneria; un monumento alla fretta d’arrivar nudi alla meta, confondendo il sacrificio con lo spettacolo, l’essenziale con lo spogliarello.

E un domani, quando i Mac in città saranno forse saliti a questo numero, titolerò E9. Per festeggiar l’evento accorreranno urban climbers da ogni dove, e con essi street builderers e boulderers, tutti quanti pronti a farsi scritturare per aggrapparsi al mostro da pagliacci vestiti e volteggiando in danse escalade superare ardite prove.

(foto tratta da Flickr di Fraggy)

Read Full Post »

“La Grecia brucia, il Belgio s’allaga…solo in Italia non succede un cazzo.”

“la situazione è degenerata quando sono entrati in azione i black bloc, peraltro applauditi dai manifestanti”

“In piazza bombe, molotov, spranghe di ferro e gente che applaude i black block.”

“«Maledetti porci, servi» urla una signora coprendosi il viso per proteggersi dai lacrimogeni.”

“Dovete morire. Punto.”

“E’stata soltanto una fiammata, ma ha acceso più di un’inquietudine. Mercoledì sera durante l’attacco alle trivelle impegnate nei sondaggi nell’autoporto di Susa con i sassi e i petardi per la prima volta è stata lanciata una molotov.”

Sento puzza di bruciato. La Grecia è dietro l’angolo, ed io sugli angoli ho una teoria. Questa teoria dice, in pratica, che ogni angolo che girerai nel bene o nel male ti stupirà; ma che sarà sempre e comunque valsa la pena farlo. Il fatto è che qui non s’è deciso noialtri di girarlo.
Immagino dunque lo stupore quando dalle più scaltre, genuine, ardimentose propaggini del corteo s’alzerà in aria la prima molotov, e pochi ed incerti nella confusione saranno gli occhi che la vedranno. Sicuri, determinati, folli d’ardore quelli del lanciator scortese. Muti e cupi quelli delle parti per questa volta offese, di coloro i quali la riceveranno in caduta libera ad annunciazione d’un Inferno metropolitano che è poi quasi tutti i giorni, ma lo scopri solo quando senti il potere finalmente tuo per qualche istante, il sangue andare al manganello, la rabbia a forma di sasso stretta in mano. I fotografi con caschetto e maschera meglio piazzati inghiottiranno d’un colpo la saliva: sono attimi che valgono una vita intera, talvolta la rubano perfino, la strappano via. Click!, e lo hai preso. Devono avere insegnato lo stesso al milite ignoto che sparò a Carlo.
Ma, anche se li chiamano “professionisti della protesta”, quest’insana passione per i rivoltosi non è certo un lavoro ben retribuito: è piuttosto, per alcuni di essi, una scintilla rapida poco più del click!, una furia non sicuramente dovuta alla spiaggia e al mare mancati, semmai al fumo ed all’odio respirati; per altri, una somma di fotografie che forma un album di memorie poco dolci, che fanno male, ma un male che mentre cresce fa crescere e non va perduto se qualcuno lo tiene a mente, se qualcuno lo tiene a pelle (per citar Erri De Luca da Non ora, non qui).
Il puzzo si fa ora soffocante. Fumogeni prima e lacrimogeni dopo tolgono il respiro. Le cronache di domani toglieranno pure la voglia di esprimere e di portare conflitto ancora. Guardandomi attorno vedo scuro e non so cosa aspettarmi, dietro a quale angolo cercar nascosto il lieto fine. Abbiamo sprecato troppa pazienza, gettato al vento troppe parole senza neppure capire in quale maledetta direzione esso spirasse. Di una cosa sola, in questo periodo, un fine settimana dopo l’altro, incautamente vado sicuro: se il sabato fosse anche moscio, la domenica sarà a muso duro.

Read Full Post »