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Posts Tagged ‘fittoni’

el calabronRipubblicato da Roby Benvenuti, giugno 2011 (vecchio sito non più esistente)

Della vittoria della natura sull’uomo, ma soprattutto sul climber.

“falesia del Cinghiale: recente, non unta, gradi umani, arrampicata varia su roccia stupenda, buchi di tutte le fogge, bel posto e c’eravamo solo noi”

“in diversi luoghi è mancato poco che gl’insetti volanti non mi abbiano consumato in fino alle ossa” (Giacomo Leopardi, Dialogo della Natura e di un Islandese)

Metti un pomeriggio quasi estivo alla Falesia del Cinghiale, per evitar le solite opzioni giungla di Boragni o cengia di Scimarco.
L’anno di scoperta e valorizzazione del sito fu il 2008. L’anno dopo il buon Robi scalò forse per primo Tremula, dichiarando 7b/c, e io posso gridar che c’ero; mi limitai quel giorno a ben altro gradino: Risonanza, traversata presunta di 6b seguito da enigmatico punto interrogativo, osando stupidamente mostrar fiducia nel dubbio…ma scoprendo soltanto oggi con soddisfazione il piacere perverso della certezza postuma, che fa 6c o 6c+. Numeri siamo, che altro?
L’ombra arriva quando serve, tanto più se l’arrampicatore prima dorme eppoi si perde lungo il sentiero, svoltando in direzione sbagliata al bivio dalla corda fissa, per dimenticanza dei giorni felici ed assolati trascorsi in gioventù al Tempio del Vento; qualche buon uomo c’ha messo degli ometti, pure lì tra fasce e sterpi: nel caso così anche chi si volesse ostinatamente smarrire non ci riuscirebbe, chiaro esempio di limitazione della libertà individuale tipico dei giorni nostri. Ma come, non v’ha insegnato nessuno che il finalero D.O.C. s’ha da perdere pei boschi almeno qualche volta per guadagnar la nomina e la stima? Vabbè, almeno ci siamo arrivati; dal basso questa volta, chè pensar d’andare a scalar scendendo è cosa buona solo per quei matti del Verdon, e il sentiero dall’alto qui è quasi una calata.
La solitudine ci fa buona compagnia. Se si eccettua un involucro di barretta accartocciato in una cavità non considerata utile quale appiglio, di rifiuti manco l’ombra, neppure il classico fazzoletto da cagata.
Un silenzio di pace regna sovrano, solo cinguettano gli uccelli e strisciano nere le lumache in cerca di funghi da gustare. Noi che cerchiam fittoni da inseguire qui ne troviamo tanti, nuovi e luccicanti, che fanno effetto a guardarli così diligentemente sparsi in un luogo che pare invece vecchio, muschioso e abbandonato. L’erba e i rovi han preso il sopravvento, un fico ha trovato spazio dov’era più semplice: nel diedro iniziale dell’unico quinto della parete. Grigie farfalle appiccicate dappertutto si staccano in volo ad ogni mio movimento, per chi scala una bella scocciatura, ma dal basso – dice – pare poetica visione dalle rimembranze márqueziane (Cent’anni di solitudine), novello Mauricio Babilonia il sottoscritto. I ragni lavorano sodo, le cavallette aspettano un segnale, la processionaria schiva s’occulta, formiche e zanzare sono offerte gratis in gran quantità, i purchin corrono colorati a nascondersi in qualche buco, e ci sta pure un tiro che si chiama Cimice, giusto per non farsi mancar niente.
Ma nel buco che non t’aspetti sta il calabrone a guardia del suo nido, proprio quando l’ennesimo 6a dalla roccia eccezionale sta per lasciarti abbandonare al solito godere. Me ne accorgo solo dopo aver piazzato il mio vecchio e stanco rinvio: ridiscendo allarmato e per un poco ci studiamo; ma la sfida è già perduta, l’orrido essere mi mostra infine il culo e dal pungiglione spruzza forse del veleno, ed io capitolo tra un roboante svolazzare d’elicotteri che non hanno intenzione alcuna di prestarci aiuto. Se dunque lassù troverete quel rinvio, vittima d’ingenua imprudenza e di troppa passione per l’escursionismo da calcare, vorrà dire che non ultimi fummo a rispondere di tali rocce al richiamo, e che il lavoro certosino del chiodatore non sarà stato invano.

Annotazioni postume e guardone: qualcun altro s’è perso, e gli è piaciuto.
Chissà che non abbiano vinto loro il mio rinvio.

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«Quando piove sui climber piovono pietre.» (proverbio inglese parafrasato, ben sapendo comunque che i climber tanto poveri non sono, se non di spirito e di cultura)

Quanto segue è da considerarsi un annuncio ufficiale.

La situazione sta degenerando: mentre, come baluardi d’un tempo dai più dimenticato o peggio sconosciuto (per forza, se le levi dalle guide…), le vecchie pareti brillano nel cupo oblìo della luce riflessa dai chiodi ivi infissi in epoche dorate d’irrecuperabili passioni ed entusiasmi, le nuove falesie che crollano dalle nostre parti rivelano l’ansia da consumo d’una umanità in misera decadenza, strapiombante sul declino. Al parcheggio ora c’è l’area parcheggio (e a Cornei il cubo di Rubik), domani il parchimetro (o parcometro, che più s’addice al parco giochi), dopodomani il pass che mi escluderà. Ci muoviamo sui sentieri ciondolando rumorosi come vacche, inseguendoci come pecore, scrutandoci come cani; non ci annusiamo, ma leccheremmo volentieri la tipa di quello lì, che fra l’altro lo conosco e non si tiene un cazzo. A lato d’ogni sentiero si colgono bianchi fiori che crescono a sprazzi, spruzzati di colore: un artistico cimitero di materia organica cui manca solo la targa, la firma d’ogni autore… Merda di climber. In falesia gli alberi non crescono più, infastidiscono come i dannati operai a passeggio per l’autostrada, che chissà chi ce li abbandona; un tempo udivi i cinguettii, almeno prima degli spari dei cacciatori, adesso speri che non t’aggrediscano i cinghiali perchè ti riconosci non più ospite, bensì invasore. Piovono talvolta pallini di ricaduta sul nostro egocentrico orgoglio, ma pioverà mai tanto da cancellare il nostro esibizionismo intestinale? Di certo piovono pallini, pietre – onore ai chiodatori, che più d’ognuno di noi rischiano per primi – e ultimamente perfino pitons sul povero climber del duemila. Dal Finalese alla valle di Albenga passando per Toirano è tutto un muover di fittoni, un girare di coglioni, una sfida tra Soloni: ci s’interroga sui motivi e sui rischi, ci si scanna reciprocamente, e spesso a slogan, fra bande di utenti (roba da rievocar Frankie Hi-NRG e la sua Fight Da Faida) sulle responsabilità dei pochi eppur tanti chiodautori, s’abbandonano gli hot spot à la mode dell’anno prima e si raschia il fondo del barile scalando dove di incidenti ancora non s’è mai parlato, ci s’affida ognuno al proprio santo e s’affrontan le pareti col terrore, a braghe larghe e magliettina fashion, ma sentendosi legati a corda di canapa girata in vita coi pantaloni alla zuava. A colpi di martello chiodavamo, a colpi di martello ora si schioda. E’ un ritorno al futuro rovinoso poichè inatteso, un viaggio moderno a ritroso nella storia alla riscoperta d’emozioni superate per sport, per una presunzione di fallibilità: so già che cadrò, perciò metto la rete. Vittorio Arrigoni escluso, non son tempi da eroi. Saran contenti gli ultraortodossi del chiodo da roccia dall’etica pura, che non è un lasciapassare buono dappertutto ma tutto sommato dopo decine d’anni forse tiene. Eliminato a colpi di resina il forse, e talvolta anche il magari, ci accorgiamo tutt’a un tratto di non tenere abbastanza, ma di temere un sacco. Saggiamo con pollice ed indice ogni chiodo come se stessimo a leggere fondi di caffè, per forza poi oltre alla paura un po’ di nervoso ti viene. Il destino ci si mostra ad ogni passo in tutta la sua fatalità, ed esso è infallibile senz’altro, sbagliare non sbaglia mai. La vendetta del chiodo è implacabile e basata sulla legge del contrappasso: lo stress sotto carico che subì oggi viene subìto dallo scalatore sotto forma di stress da chiodo in libera uscita. Ma l’Inferno, signori, può ancora attendere: la falesia rappresenta pur sempre il nostro terrestre Paradiso, non resta che dimostrare a noi stessi d’essercelo meritato.

Per verificare se i fittoni resinati muovano solo in Liguria è stata nominata un’apposita commissione, della quale mi vanto di far parte.
Per voi andremo e cascheremo.

***

Maggiori informazioni sullo stato dell’arte delle falesie liguri…
Liguria Verticale
Linee di Marco Pukli
Arrampicate
Forum Quotazero – RESTYLING FALESIE ALBENGA
Forum Quotazero – Problemi sui resinati
…e non solo:
PlanetMountain – Sicurezza dei fix per l’arrampicata in ambiente marino

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