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Posts Tagged ‘Elena Village’

Fuerteventura_Canarie_2006Benvenuti sul lato oscuro di Kalymnos.

“Kalinikta! This may mean hello, or good night… I’m not quite sure” (Dave Graham)

All’inizio del mese Aris ci ha informati entusiasta che sull’isola sono iniziate le pulizie di primavera. Fra le trasformazioni in corso, pare persino siano stati ancora avvistati operai al lavoro al già abbastanza disturbante Elena Village, ma non è dato sapere cosa intendan costruire; si sussurra – non è confermato – d’un prolungamento straordinario della piscina, sovrastata altresì da funambolica slackline, che permetterebbe così ai festivalieri di spostarsi comodamente a nuoto, o con eccitante ondeggiamento aereo, da una parte all’altra del party sponsorizzato. Cool! Penserete che scherzi, per eccesso di visione dark; io spero piuttosto che stia scherzando lui con quell’accenno semiserio al “water park”
Comunque sia, correttamente nell’articolo viene inquadrato il frivolo assieme al supermercato, in modo da evidenziare quanto importante sia il business-arrampicata per l’economia locale, investita dal recente dramma delle migliaia di abitanti costretti ad emigrare.
A non esser riportata è invece un’altra novità: una cronaca non proprio nera, ma che resta nell’ombra, detta e (più spesso) non detta, che a fatica trapela e passa veloce come la sera.

22 febbraio 2014
“Più di 65 immigrati clandestini sono sbarcati sulla costa nord-orientale di Kalymnos in questi ultimi giorni (…).
Dopo la tragedia di Farmakonisi del 20 gennaio, dove sono morte 12 persone, gli schiavisti stanno cercando altri siti per far sbarcare clandestini. (…)
Nella mattinata di martedì 18 febbraio a Skalia sono stati arrestati dagli agenti del Dipartimento di Polizia di Kalymnos nove uomini cittadini siriani per ingresso illegale nel paese. (…)
Anche la mattina del successivo mercoledì 19 febbraio sono stati arrestati a Palionisos (…) altri 14 cittadini siriani (12 uomini e 2 donne con un figlio minorenne) (…) provenienti dalla costa turca.”

Non miravano certo alla Grande Grotta o al parco acquatico i 28 fra afghani e siriani che da Farmakonisi (a nord-est rispetto a Kalymnos e Leros) son stati obbligati a caro prezzo a ritornarsene in Turchia, ovvero a morir fra i flutti pur di salvaguardare la Fortezza Europa. Ma a risvegliarci dal torpore tantomeno basteranno questi ospiti indesiderati che si aggiungono, e che, seppur in fuga da una guerra made in Italy – ragione in più per tacerne, se si può – son forse in grado, tutt’al più, di farci distogliere per un attimo appena lo sguardo inebetito da super-falesie ed albe affascinanti; le quali assumono alle volte cupe tinte dorate. Nottetempo nelle baie dell’isola arrivano i migranti, orribile minaccia, presto catturati; alla luce del giorno invece, qui o nelle immediate vicinanze, si muovono i neonazi, democraticamente eletti, segretamente votati.
Andremo in spiaggia a fare il bagno fra i cadaveri o parteciperemo stravaccati alle retate degli sbirri? Cullati dal rumore del vento e delle onde, dormiremo sonni tanto tranquilli quanto rassegnati? In questi frangenti vien quasi da pensare: tra i climber non posso più stare. Ma è più semplicemente il turismo a piazzarsi in mezzo fra il residuo benessere e la crisi, senza peraltro potersi presentare quale soluzione per tutti risolutrice. La nostra pausa di piacere è per altri calvario quando non odissea, incrocio grottesco di tragitti e di destini.
Anche se con ragioni in profondità diverse, non siamo evidentemente gli unici a sognare l’isola. E c’è chi nel buio la brama, passando ad occhi aperti da un incubo all’altro, e chi alla luce dei fatti la deve salutare, riprendendo anch’egli in senso opposto la strada del mare.
A tutti questi corpi forzatamente in movimento dedico ogni mio inadeguato e futile passo sulla pietra da vacanza, ed auguro a chi se ne va e a chi resta una nuova notte e un giorno buono, con riposo, sicurezza, serenità e pace in abbondanza.

“Sono i pezzi di carta, oltre al colore della pelle e la nazionalità, a discriminare le sorti di un viaggio. Passaporti, visti e permessi di soggiorno gli strumenti di cui si servono gli Stati nazionali per decretare che esistono donne e uomini di serie A e donne e uomini di serie Z.”

“Il segreto di questi viaggi è che non vengono da nessuna scelta e da nessuna libertà, perché la libertà era restare. Nascono dalla necessità, e hanno un biglietto di sola andata. Questi sono titoli di nobiltà della parola viaggio. Quello che combiniamo noi sono spostamenti, i migranti ci dimostrano che i confini sono formalità.” (Erri De Luca)

“Blu scuro, è il colore della notte dove si concentrano e si bloccano i nostri occhi, le orecchie, le parole, tutto quanto. (…)
Nessun dolore, nessuna tristezza laggiù: solo il mondo del sonno dove precipito con un tonfo.”
(Banana Yoshimoto, Sonno profondo)

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Dal nostro eroico inviato speciale a Medjug…pardon, Kalymnos.

“Diario di un’arrampicata: nel Dodecaneso tra Jeep, moussaka ed eroi.”

“I thought I owed myself a trip away/I wanted to go to places I have never been away/I looked at the pictures, imagine where they lay away/On a beach by the sand, where their clothes all lay away/Horizon is oblivious, chartered trip away/Said “There’s no returning from this chartered trip away.”” (Hüsker Dü, da Chartered Trips)

Qui dove tutto si crea e nulla (cannone di Trella escluso) si distrugge, qualcosina volendolo davvero si rifugge – se non nella sostanza, almeno nella forma.
L’Elena Village è un pugno in faccia verde elettrico nella notte stellata, e sta (sotto) alla Grande Grotta a Massouri come il grattacielo della Intesa Sanpaolo starà (a fianco) alla Mole Antonelliana a Cit Turin.
Non credo però che a sindaco o climbers possa fregar granchè della coastline del paese, così come della skyline torinese ci s’è fatti un baffo; l’importante, a Dubai come a Savona, è sfoggiare cazzi in tiro mostrando d’averlo più lungo o più grosso, monumenti alla immensità della propria primaria passione.
Le bizze di Ryanair non son riuscite ad intaccare il trasporto cui induce l’immutabilità d’uno scenario mai sontuoso ma seducente. Piscine e spazzatura continuano ad abbondare, la seconda ci ha fruttato in alcuni casi (Kasteli) imbarazzanti sacchettate. A Poeti il “permanent Kalymnos resident” ed équipeur Claude Idoux ci ha detto di ritrovarsi purtroppo a raccoglierne tutti i giorni. Alla base di Local Freezer un sacchetto di plastica rosa è stato abitato da lumache ed altri esseri: l’immagine faceva tenerezza, così gliel’ho lasciato.
Sul viso degli stolti abbonda il riso dell’irriconoscenza, dell’uso e del consumo, del tempo perso ad inseguire vanità di pietra mettendosi in coda senza numerino, entrando in gioco con l’inganno, la rincorsa, il gioco d’anticipo: la sveglia è tanto mattutina che c’è gente pronta a camminar verso la grotta che fa ancora buio. Sono ancora indeciso se trovar la cosa patetica o suggestiva.
Telendos nell’incupirsi si fa bella in questa stagione. Laddove il viaggio si fa più faticoso, specie se si sceglie la splendida mezz’ora di sentiero, rifiuti e sporcizia – che fan rima con pigrizia – faticano ad arrivare: il climber si ferma al primo piano se non c’è l’ascensore, contraddizione non da poco! Ma come ironizzava (neanche poi tanto) un caro amico amante dello sport verticale, “oltre la mezz’ora di cammino è già alpinismo”. La più bella falesia perlomeno di Francia (ma Jolly dice del mondo) dunque dovrà aspettare, se non ti fai portare il materiale su a Céüse con l’elicottero, e di questi tempi su certe proposte non c’è troppo da scherzare: se lo utilizzi per poi discender con gli sci, non si vede perchè non lo dovresti fare anche per poi salir con le scarpette.
Secondo Grimper comunque ti puoi ben consolare con St-Léger du Ventoux, salita alla ribalta di recente con l’ampliamento dei lavori di chiodatura, sebbene sempre a rischio a causa della proprietà dei terreni e, come Céüse, dell’inciviltà ormai manifesta degli arrampicatori.
E Saint Léger è certo notevole, ma vuoi metter la Baleine coi calamari e i maridaki dell’isola minuscola ove immenso è lo scalare, troppo grande il sogno, e tutto – per espressa ammissione dei migliori fra i locali venditori – diventa possibile? Ebbene, nella lista nazionalista dei 20 spot più fighi del mondo, nonostante un editoriale infarcito di paragoni olimpici, Kalymnos non compare: forse ritenuta non più falesia bensì parco giochi, o forse data per scontata, svenduta in saldo, ceduta all’abitudinarietà delle ferie organizzate casa e famiglia o con l’amante più cara; quella con cui c’è feeling e confidenza, che queste falesie avevano col sottoscritto quando forse ancora le riviste che cianciano di uno sport diverso dagli altri non si facevano mandare in stampa in Estonia (“Là est donc la vraie richesse de l’escalade”…nei Paesi Baltici?) ed i climber non si facevano mandare affanculo perchè fra di essi vigeva un certo rispetto ad annullar la coda, la corsa ed il biglietto.
La Grande Grotta si lascia illuminare e noi babbei pronti ad illuderci che possa riuscirvi una magia della luna, quand’è invece la North Face! Il prezzo da pagare per una intera nuova falesia creata per l’occasione (Psili Riza, falesia ‘di marca’ sopra Panormos) è un logo sparato nottetempo sulle canne, appropriazione indebita – per quanto virtuale ed estemporanea – di un luogo, di una pratica e di un sogno che a nessun marchio registrato potrebbero appartenere. Inquietante, anche se indolore.
Mi suggeriscono peraltro dalla regia che senz’altro la capra di casa fra la grotta ed Afternoon, se solo le avessero chiesto il permesso, non sarebbe stata d’accordo; al momento non abbiamo però ancora avuto la possibilità d’intervistarla.
I locals rimasti invece si sfregano le mani e chiedono più clienti e più guide, ma per ora ad aumentare son le ambizioni suicide: Climber’s Nest avvisa d’un aumento preoccupante degli incidenti in falesia, siate malfidenti e date ascolto a un coglione: cambiate al più presto passione.
Lo so, io sono ipocrita ed egoista e vorrei l’isola tutta per me e gli abitanti non ancora fuggiti in Australia disoccupati. Antonis ha ragione: l’isola non deve morire; ma neppure il mio desiderio d’arrampicare. Se su di esso vogliono erigere un monumento al business ed al consumerism internazionali, vista l’assenza pressochè totale di resistenze, possono fare. Sarò dunque io a trovarmi un’altra passione, un altro mare, un’altra Mecca, un’altra cattedrale.

Da Kalymnos è tutto – ma che dico, son già tornato a Milano a soffocare.

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