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Posts Tagged ‘chiodatori’

Da domani (ma forse già fin d’ora), tutti leghisti!
Mi ci gioco le scarpette, prima di appenderle al chiodo.
Il pensiero che non mi rincuora è, venendo al sodo: che sia già l’epoca dei giochi di potere anche nella verticale?

“in questi giorni non si parla di Finale come si dovrebbe. Non si parla di calcare. Non si parla delle bellissime vie possibili. Si parla di presunte lotte fra climber e associazioni ambientalistiche. Si parla di giochi di potere. Si parla di tutto tranne che di roccia.”

“anche i climbers sono tanti e votano.”

Ricordate il prode difensore degli arrampicatori (e dei cacciatori) dall’attacco della lobby ambientalista? Il politico verde oggi si riconosce dalla tessera di partito, mica dalla coscienza ecologica. Quanto al climber, il suo miglior difensore spero proprio non debba essere un ottuso regionalista padano; nè evita l’errore il buon Andrea Gallo, nome mitico e nume tutelare del Finalese verticale, nel pensare che lo scalatore d’oggi gli possa in qualche modo somigliare. Son passati i tempi ed oggi solo l’egoismo ha vinto su ogni altro valore. E’ l’egoismo a spingere il leghista imbragato a dar battaglia a negri e ad avvoltoi, per concedere al climber imbranato di potere anch’egli farsi allegramente i fatti suoi, senza trovar nidi con ovetti per cui provar pena, e senza che nessuno gli possa chieder l’elemosina in catena, od all’ingresso serale a Finalborgo, rovinandogli la cena.
Ed è sempre l’egoismo a spingere il praticante medio a lordare il paradiso terrestre di cui può godere, e che dovrebbe difendere a spada tratta se davvero vi tenesse; solo a tenersi in forma invece quello pensa, e tutt’al più ad unirsi in associazione con energumeni simili a lui, al fine di difendere ancora maggiormente il proprio interesse.
Prendo amaramente le distanze dagli uni e dagli altri.
Non credo che la politica debba essere un gioco di ricatti, nè mi basta che si risolva in uno scontro fra piccoli poteri, con piccoli vantaggi dedicati ad i più scaltri o ai meno seri.
Purtroppo anche i climbers votano, temo sia vero, e per fortuna non so come e cosa; procederei pei boschi col falcetto altrimenti, e non per farmi strada fra la vegetazione irta e spinosa.

Mentre a Toirano – zona ancora in fase di espansione – il gruppo di arrampicatori e chiodatori locali scomoda le amministrazioni (leghiste, pure qui, e ben poco green) ad interessarsi allo sblocco dei divieti di chiodatura relativi a certe parti della valle del Vero, nella vecchia Finale succede l’opposto: ovvero, sono le amministrazioni del luogo, assieme al Club Alpino e ad alcuni (supposti) ambientalisti, a denunciare il problema dell’eccesso di chiodi infissi sulle pareti della zona.

Dovrei in teoria inneggiare alla modalità anarcoide con cui chi chioda le falesie si muove liberamente, spesso senza chiedere permessi o consultare enti territoriali; denunciare, come fa Gallo, l’ipocrisia di istituzioni locali ed ufficiali come il CAI, che dando un colpo al cerchio e uno alla botte si muovono subdoli senza far ben capire in quale direzione; e caldeggiare una difesa strenua ad ogni livello del nostro particulare…se non mi preoccupasse invece l’atteggiamento di chi ci patisce, poverino, che gli tocchino il giochino, finendo per attaccarsi al treno veloce delle rivendicazioni politiche più minime e meschine.
A quarant’anni vedo il mio futuro come un insieme di falesie la cui infinità d’itinerari non riuscirò mai a completare; dunque, perchè mai si dovrebbe continuare a chiodare? Per i nuovi arrivati, si dice. Per consentire a tutti d’avere un terreno di gioco. Sembra altruismo, e invece è primariamente profitto, opportunismo: il solito discorso dell’indotto, dello sport-alternativo-ormai-quasi-massificato che ha trasformato un borgo delizioso in un centro commerciale per milanesi annoiati (ma anche per liguri con manie di grandezza), red carpet incluso ed inclusivo di maltolto. Il problema nella sua interezza è inesistente e già risolto: che i climbers e gli ambientalisti si parlino, come è sempre stato fatto, senza necessità che vengano lanciate provocazioni, polemiche e allarmismi a mezzo stampa. Vero è che siamo forse diventati troppi, in un ambiente limitato, a volere usufruire delle stesse bellezze naturali: climbers, bikers e trekkers si contendono il parcheggio a Monte Sordo nel weekend, e nelle feste “sembra di essere all’Ikea” od alla Fiumara.
Si stava meglio quando si stava peggio, quando l’arrampicatore era uno strano, strambo, un poco matto, merce rara. Il chiodatore allora inseguiva un proprio sogno e non le più recenti necessità indotte più o meno a forza dal mercato dell’outdoor. C’era posto per tutti, bestie e cacciatori inclusi, semplicemente perchè s’era in pochi. In merito a questa evoluzione/involuzione ho spesso detto, e non è il caso che ogni volta mi si richiami all’ordine della dittatura democratica per cui si dovrebbe garantire a tutti il diritto alla scalata. Non prendiamoci in giro. Questo sport è stato banalizzato e raccontato come fosse tutt’altra cosa per poter vendere scarpette e imbragature, non ci son diverse spiegazioni o sono tutte fregature. Quando scalavo io, ai tempi della prima palestra d’Italia al liceo King mi guardavano come un cretino ed un marziano, e certo la cosa ha contribuito a farmi crescere adolescente pieno di problemi. Ma bisogna essere scemi per non accorgersi che mode e tendenze son tutte sospinte da un sistema di coercizione sorridente che non ti spiega niente al di là del concetto di divertimento, e del tuo presunto diritto allo stesso. L’arrampicatore idealista e rispettoso che descrive Gallo è ormai quasi estinto, non più riproducibile. L’arrampicatore moderno facilmente sgarra e se ne frega del prossimo suo (alla faccia della comunità) e anche delle regole condivise; per lui esistono solo il grado su cui discettar per ore e la scorecard da aggiornare. Più sento parlare i climbers, ad esempio dei limiti loro ingiustamente imposti, e più divento birdwatcher. Vero è che talvolta, come spesso in questo paese, far rispettare certe regole diventa esercizio grottesco e ingiustificato, come quando volarono le multe nell’albenghese senza che nessuno avesse mai visto più d’un uccellino. Ma quando ti cali a fianco ad una via con un bucone, come mi successe a Cucco, e da quel nido fugge spaventato un volatile facendone cascare un ovetto che si sfracella al suolo…capisci d’esser tu nel posto sbagliato, e non loro ad aver occupato un attico vista mare senza rispetto dell’altrui proprietà. Il cadaverino rosa venne lanciato nel bosco senza troppo riguardo, con appena un minimo di commozione, e poco dopo altri climbers rapaci si preparavano ad affrontare il tiro. Il Rockstore tempo addietro mise un avviso alla partenza di Vivere di rabbia al Solarium (o Specchio) di Monte Sordo: la differenza fra le passioni si vede pure da queste piccole attenzioni ed auto-limitazioni. Perseverare nella difesa dei propri esclusivi voleri, trasformandoli in diritti, è atteggiamento tipico di un certo fascioleghismo attuale, che si sta diffondendo a macchia d’olio ed è facile capir perchè. Andare incontro alle esigenze altrui è comportamento ormai inusuale, fuori moda, sconveniente. Meglio difendere la cosiddetta e supposta propria gente, attività questa assai proficua a livello del politicante, che diventa punto di riferimento di un’èlite fra tante. Ebbene, oggi che siamo tanti e pretendiamo di contare, di levare alta la nostra voce, siamo anche noi un’èlite arrogante che conta solo in quanto spende, uomini valutati in base al portafogli che mantiene in piedi un’economia di nicchia, la quale peraltro sopravviveva anche prima ed ora vive solo una rincorsa al soldo, pur non patendo esattamente i problemi di Kalymnos. L’outdoor è puro business, la chiodatura sfruttamento delle risorse naturali, l’arrampicatore automa; e il tutto mantiene degli antichi valori condivisi solo un pallido ricordo. L’autonomia ed il senso di responsabilità dei climbers, tanto decantati, davvero hanno bisogno di un aiutino politico e della minaccia elettorale? Davvero contiamo in quanto votiamo, e nulla più? Davvero abbisogniamo di questi mezzucci, e ne vogliamo approfittare?
Vorrei proprio capire se anche i climbers, come quasi ogni altra categoria sociale che si rispetti – o meglio, che intenda farsi rispettare (esclusi quindi questuanti, zingari, immigrati e poche altre minoranze) – intendano abbassarsi a buttare in politica anch’essi il proprio patetico, frustrato e sfrontato egoismo di categoria: l’ennesima difesa corporativa; oppure se vogliano, almeno loro, evitare questa squallida deriva.
Se dal coraggioso (benchè poi smentito) ‘manifesto dei diciannove’ siamo discesi al livello delle roboanti dichiarazioni di Rixi una o più ragioni storiche ci devono pur essere, e non è difficile risalirvi. Occorre però farlo per evitare che il nostro entusiasmo si suicidi annegandosi nella torbida palude degli interessi privati, dove si raccolgono gli istinti animaleschi e si scontrano le ottusità di uomini ormai allergici al confronto, a meno che non sia battaglia mediatica di facciata, messinscena ipocrita, teatrino demenziale di una politica in picchiata verso un gran finale pessimo: quello in cui la mia passione sarà regolata, carezzata, blandita, incasellata; difesa da figuri con i quali nulla vorrei avere a che fare, che a stento c’entrano qualcosa con (i valori per me ancora insiti nel)l’arrampicare.

(foto tratta da Genova 24)

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Hunter Stockton ThompsonSull’inciviltà dell’arrampicatore del nuovo millennio.
Ancora ho da iniziare a scriver d’emozioni e d’entusiasmi verticali, e già da tempo mi concentro sulla cacca e sulla spazzatura. Sarà anche una bella vita quella del climber, ma è pur sempre una vita dura (e se sei stitico, una discreta fregatura).

“Ognuno deve essere lo spazzino di se stesso. (…) Sin dalla nostra prima infanzia dovremmo avere impressa nelle nostre menti l’idea che siamo tutti spazzini.” (Mahatma Gandhi)

“gli arrampicatori sono cambiati. Non hanno più il rispetto della natura e poco rispetto per il territorio.”

“centuplicano i praticanti, ed aumentano statisticamente i fessi”

“Purtroppo le falesie attirano anche quel pubblico che si porta dietro la città anche in montagna”

“prima eravamo quattro gatti, oggi siamo in tantissimi e non ci rendiamo conto dell’impatto ambientale che abbiamo. In alcuni posti arrivi alla falesia tra le bucce di banana e le cagate all’aria aperta.”

Non passa weekend che non s’abbia da ripulire una falesia: pensavo quasi d’inventarmi una nuova figura professionale.
In due puntate successive alla falesia invernale del Silenzio Alto, i resti (dis)umani abbandonati alla base della parete, e da noi raccolti con ostinata precisione d’ossessionata massaia, puntualmente si son ricreati: là dove mercoledì c’era del nastro per le dita, bianco come il fiocco di neve, oggi giace una cartaccia di caramella o uno scontrino del bar. Là dietro al meraviglioso cespuglio dove pensavi di far pipì, giusto al bordo del sentiero, fa bella mostra di sè una enorme cagata sormontata da un candido fazzolettino. L’altopiano finalese è una riserva di tesori, di testimonianze e di sorprese. M’aspetto più soltanto l’escremento dal valore artistico, pittorescamente piazzato in una delle pozze scavate nel calcare del Ciappo delle Conche, che all’occhio del critico d’arte contemporanea potrebbe trovare ancor più controversa interpretazione, diventando un’astronomica cagata.
Lì di presso, l’Arma dei Buoi finora mi pare sia stata risparmiata da una sottoforma d’umana pietà tipica dell’escursionista, ma è anch’essa struttura a rischio per la rassomiglianza coll’appartato e confortevole w.c.; d’altronde, pur sempre di bestie che cercano riparo si tratta.
Altra valle altro mistero, alla falesia segretamente frequentata di Erli s’era appesa una bottiglia di plastica da riempir delle odiose cicche arancioni e d’altre minuscole schifezze, che poi i climber stessi avrebbero auspicabilmente buttato e sostituito: pareva un grazioso, utopistico inizio di diffusione del buon senso. Debbo dire d’aver veduto in città gente in grado di buttar rumenta nelle aiuole persino col bidone della spazzatura lì di fronte; ma quello è un luogo quasi interamente nonluogo ormai, estensione del centro commerciale, proprietà privata della maleducazione e dell’indifferenza tipiche della società contemporanea. La falesia dovrebbe esser considerata invece luogo sacro, tempio pagano da frequentare a piedi scalzi senza timore di ferirsi con tappi di birra e cocci di bottiglia, come già avviene in spiaggia al calar del sole e dei gabbiani. In falesia dovremmo passare senza lasciar traccia, già inquinando abbastanza con il viaggio necessario per raggiungere i nostri amati dirupi, già abbastanza antropizzati da catenelle e chiodi. Non venga questo recepito come un tentativo di riaccendere polemiche del tipo spit sì/spit no, qui la questione è ben più elementare; e la spiega assai bene il futilista Bill Knott, seppur non credo scali…

Futilista

C’è ancora un solo centimetro–
un millimetro quadrato
sulla faccia del nostro pianeta
sul quale qualche animale
umano od altro
non abbia cagato?

C’è poi da qualche parte almeno un
poro di terreno–
di suolo che non sia mai stato
(non una sola volta nei suoi eoni)
coperto da un qualche
Golgota di sterco?

Se esiste un posto simile,
voglio andarci
e stare lì
in quel luogo
in quel posto, precisamente
e puramente per un istante.

(traduzione mia, da PoemHunter)

Ed invece ci ostiniamo a farci notare, per la gioia del contadino oltre che del prossimo tuo, che così tanto simile a te a questo punto più non si ritiene.
Per via d’una maledetta mania di persecuzione, inizio a pensare che i bastardi forse lo facciano apposta, che sappiano chi sono e conoscano il mio ruolo d’ecologista insostenibile, di uomo timorato. Dev’essere così: cattiveria pura e diretta con precisione all’obiettivo, altrimenti non avrebbe senso; o forse sono io che parlo e scrivo in ostrogoto? Quel che so è che non sono il solo a prenderla sul personale: certi chiodatori son ben più incazzati, tanto da arrivare a schiodar le proprie falesie per l’indignazione; eccesso certamente discutibile, ma significativo. Se la falesia non è da considerarsi proprietà di chi l’attrezza (di quest’argomento forse più in là riparleremo), non è neppure la discarica di chi si prende iperdemocraticamente il diritto di frequentarla senz’accollarsi una benchè minima responsabilità.
Se l’Italia sta diventando il regno dell’arroganza e della stupidità, i colpevoli non van cercati solamente in Parlamento, qualunquismo questo buono per tutte le stagioni. Idealizzare l’“icona anticonformista” di turno, specie post mortem, serve solo a giustificare la nostra comune fallibilità, l’orgogliosa rassegnazione che finisce per omologarci al resto della popolare dementia – altro che “straripante proposta di stile di vita”
Si sarà capito che son contrario alla democraticizzazione spinta di questo sport, che preferivo quando si vagava per sentieri poco battuti col rumore delle foglie secche, in mezzo ai cinghiali e ai cacciatori. Romanticismo, elitarismo o conservatorismo?, condannate pure interpretando come preferite! Il punto è che lo ‘sport per tutti’ corre il rischio della perdita del proprio senso originario, e con esso dei propri valori. L’attività villana che ne deriva è allora una mistificazione di quella originaria, una brutta copia, un’illusione decaduta. Poco romantico è dover pestare merde di climber non seppellite, dover raccogliere rifiuti a sacchettate, nei casi peggiori non poter neppure arrampicare – di solito ai facili, poco interessanti margini della falesia – o non potersi permettere d’oltrepassare il confine fra il sentiero e il bosco; e non penso sia atteggiamento conservatore pretendere che progresso e sviluppo e cambiamenti in genere significhino anche rispetto non di regole od imposizioni, figurarsi!, bensì di un’etica e di una sensibilità che andrebbero aggiornate e diffuse più dell’invito a partecipare all’ennesima festa della birra e della presa colorata. Altrimenti il diritto democratico ad infilarsi un paio di scarpette sottintende la delega ad uno sfigato volontario il quale oltre alle scarpette infila i guanti e con essi i tuoi fazzoletti di merda in un cestino che in falesia non esiste ancora, e personalmente mai vorrei vedere (sebbene, per la verità, la soluzione ironica per cui “chi attrezza le falesie dovrebbe anche metterci un cestino della spazzatura” non sia altro che quella adottata, come si diceva, lassù ad Erli).
La soluzione è autonoma, individuale ed assieme collettiva, dovendosi infine estendere ad atteggiamento dipendente da una consapevolezza generale.
Oppure sarà violenta e spettacolare, à la Climb Fiction.
Dunque, esaminiamo la situazione: normalmente le vostre budella si ritroverebbero sparpagliate per la falesia, ma per caso mi avete trovato in un periodo di transizione, perciò non voglio uccidervi, voglio aiutarvi… Tu levati pure il nastro dalle dita e gettalo nell’erba, se ti fa contento; della bottiglia m’occupo io, e conto fino a cento: ti lascio il tempo di scappare e m’auguro che tu conosca i luoghi, altrimenti del tuo passaggio su questa terra resterà soltanto un doloroso lamento. Ma ci sto provando, ragazzi, ci sto provando, con grande fatica, a diventare il pastore.

***

Alcuni miei umilissimi interventi, gentilmente ospitati:

Iperrealismo falesistico
Idiotismi (Iperrealismo falesistico / 2)
Se la magia di Kalymnos finisse – Cinque domande alla comunità rampicante
If Kalymnos magic was over – Five questions to the climbing community
Nuova falesia a Toirano: il Defecometro
Nuove falesie a Toirano: Defecometro e Belcagare

Schiodature, liberazioni, apparizioni e sparizioni (si accettano delazioni e segnalazioni):

4 luglio 2019
“Ho (…) imparato l’importanza di andare in bagno con una paletta, la natura ringrazia se le lasciamo concime già rimescolato con la terra! E a portare a casa ogni rifiuto, compresa la carta igienica, invece che buttarla nel campo o nasconderla sottoterra, un semplice sacchetto può risolvere tutto. Noi italiani siamo molto retrogradi in questo, lo si vede da come rimangono i boschi intorno ai settori di arrampicata finalesi e albenghesi, ci sono ancora donne che lasciano pure gli assorbenti in giro, viva l’ignoranza!”
26 ottobre 2017
“Come voi tutti sapete la razza “climbereccia” non è sempre ben vista sul territorio da parte dei proprietari dei fondi su cui sono ubicate le falesie.
Questo dovuto a svariati motivi…. dall’inciviltà di alcuni che tappezzano di carta igienica i boschi alla maleducazione di altri che credono di poter raggiungere la falesia in macchina a tutti i costi………”
(dalla pagina Fb Balteo Climb)
13 giugno 2017
“Ci sarà anche una squadra di volenterosi che provvederà a fare (…) la raccolta dei rifiuti che purtroppo continuano a lordare le falesie a causa della maleducazione e del poco rispetto che purtroppo ancora certi climbers hanno verso il prossimo.”
30 maggio 2017
“Finale, settore: Italsider – Un Domani.
Ennesimo stato di degrado civile che purtroppo si manifesta tramite l’estrema maleducazione insita in molti arrampicatori e fruitori dell’ambiente naturale unico che uno spot come Finale offre a noi umani.
Espletare i propri bisogni fisiologici all’interno di una grotta alla base di belle vie su cui potersi confrontare e su cui corrono inoltre linee boulder (firmate Cristian Core) è un gesto idiota.
Ricordiamoci che gli animali defecano negli angoli… questi ‘uomini’ in mezzo ad un sito di passaggio.”
(dalla pagina Fb Urban Climb Savona)
31 agosto 2015
“Capisco che quando scappa, scappa! Ma se continuiamo a farla lì sotto, dove la pioggia non arriva, questo antro diventerà una vera latrina con residui di bisogni umani, carta igenica e fazzolettini da tutte le parti. Insomma un vero schifo”
7 ottobre 2014
“molto spesso mi capita di portare via della spazzatura dai posti che ho chiodato, o trovare bisogni addirittura sotto alle vie”
3 giugno 2014
“Gli scalatori sono dei maiali”
7 maggio 2014
“Restiamo nel ristretto orticello dell’arrampicata, va! Ce n’è comunque abbastanza per comprendere come un piccolo ‘non sport’, ‘di nicchia’ direbbe Balasso, l’arrampicata, rappresenti con dovizia di particolari ed ampia visuale il declino morale e culturale del vecchio stivale. (…)
Consola sempre meno sbirciare nell’orticello altrui, alle scontate enormità dei tifosi degli sport “nazionali”. A volte anche dei praticanti. (…)
Abbiamo quindi due elementi di assoluta singolarità: la vicinanza alla parete (anche pochi metri) e la mancanza della cacca.
Il cerchio si restringe: chi usa i fazzoletti anche se non deve fare quella grossa? Vedete un po’ voi… (…)
Allora io mi chiedo: perchè così vicino? Esibizionismo? Marcatura del territorio?”

23 novembre 2013
“Non si parla di discariche a cielo aperto, ma certo è che lungo i cammini che portano alle falesie si affastellano rifiuti di vario genere che da anni i volontari rimuovono con azioni dimostrative”
30 ottobre 2013
“eccovi un bel ritrattino di monnezza lasciata abbandonata nei pressi del settore Salto della Strega.”
2 aprile 2013
“Riceviamo (…) una foto che testimonia ancora una volta lo spirito con cui certa gente va a scalare. Alla base del tiro “Il Ramingo” alla Parete Stoppani, una cavità della parete è stata riempita di rifiuti, soprattutto nastri per le dita. (…) Non si conoscono gli autori di questi gesti, sarebbe interessante saperlo… La nostra più sincera speranza è che la smettano una volta per tutte di frequentare le falesie.”
26 marzo 2013
“nel grottino all’estrema destra della cengia trovate una bella raccolta di cacche ricoperte di carta igienica…non è una bella immagine!
Per non essere uguali a quegli stronzi che le hanno fatte, se proprio vi scappa, almeno sotterratela e portatevi a casa la carta.”

26 febbraio 2013
“I’ve noticed this last year that excrements can be found closer and closer to the crag foot.”
9 febbraio 2013
“fin dagli ultimi metri del sentiero che attraversa il prato prima della parete, sono ben evidenti le tracce degli umani, molto meno discreti e ironici di corvi e lucertole: una distesa di fazzoletti usati come carta igienica spicca sullo sfondo dell’Amariana e del Monte Festa.
Su quanto caghino gli scalatori e che livello “on sight” o “rotpunkt” di educazione abbiano, ci siamo già confrontati un anno fa (…). Non è mia intenzione deragliare verso un altro predicozzo morale/ista. Quel che mi sono chiesto ieri, intento nello stesso atto fisiologico, accucciato a poca distanza dalle voci dei miei due compagni di scalata, è stato: “ma non dà esteticamente fastidio la presenza di tutta ‘sta carta sparpagliata?”. Anche l’occhio, non solo il culo, vuole la sua parte!”

30 dicembre 2012
“Segnaliamo che la Falesia del Masone sopra Barzio – Valsassina è inagibile in via definitiva, in quanto i chiodatori stanno smantellando i tiri. (…)
A Masone erano già successi episodi molto spiacevoli, come (…) resti di fuochi (assolutamente vietati) e tanta sporcizia sotto la parete. Poi sono comparsi scavi e migliorie ad appigli e appoggi: si è passati così dalla maleducazione al vero e proprio vandalismo. Non contenti, questi inqualificabili personaggi (che purtroppo sono degli scalatori) hanno pensato bene di disboscare numerose piante (…). E qui siamo al limite del reato.”

24 dicembre 2012
“Una delle più belle falesie del lecchese, di riferimento e frequentazione anche internazionale oggi non esiste più.”
14 dicembre 2012
“proprio in questo periodo, l’accesso a queste pareti è alquanto delicato per le solite ragioni: macchine parcheggiate un po’ ovunque, campeggio selvaggio e spazzatura abbandonata in falesia.”
25 novembre 2012
“Poco dopo la falesia, continuando verso la Grattugia, troviamo un bel “cesso” a cielo aperto, carta igienica ovunque e stronzi a far bella mostra di sè a bordo sentiero.
Possibile che questi “Stronzi” cacatori non abbiano ancora capito che basta portarsi un sacchetto di plastica dove mettere la carta dopo essersi puliti il culo?”

11 novembre 2012
“mi chiedo perchè non si possa cominciare a imitare l’editorialista di Grimper, affrontando direttamente (…) chi in falesia fa gli affaracci suoi, pisciando vicino agli zaini, dipingendo le vie di segni bianchi o decorando la base dei tiri con resti di nastro e cicche.”
13 ottobre 2012
“I always go around collecting garbage but the next week i am at the crag it is more or less the same.”
17 agosto 2012
“Il nostro spirito anarchico e poco incline a farsi imbrigliare ci spinge troppo spesso a ignorare le regole, anche quelle dettate dal buon senso. (…) La sostenibilità del rapporto fra l’homo rampicans e la natura è il fattore chiave per mantenere intatto il fascino dell’arrampicata.” (n.b.: sorvolo sul travisamento dello spirito anarchico eseguito banalmente dall’autrice…)
13 agosto 2012
“Ora lasciamo da parte le performances e lo show business per parlare della cacca dei nostri amici arrampicatori. Un po’ di buon senso, non CAGATE sotto ai blocchi (…), e seppellite la carta igienica! Vi risparmierò le fotografie per questa volta. Per l’odore, basta passare sul luogo.”
5 maggio 2012
“Spesso i cani scorrazzano liberi e gli uomini sono legati. (…) I primi non ti accorgi neppure di dove depositino le loro scorie, mentre i nostri simili le lasciano in bella evidenza, infiocchettate con la carta igienica o sotto forma di cicche, nastro adesivo, magnesio…”
23 aprile 2012
“1) Se siete abituati a vivere in un letamaio, le falesie non lo sono, e perciò vanno lasciate pulite come si trovano.
2) Noi, come locals, chiodatori, ecc, non siamo i vostri schiavetti per quanto riguarda il pulire l’immondizia che lasciate.”

15 marzo 2012
“Carta igienica ovunque, cicche nei buchi della roccia, segni sulle prese, chiodatura di luoghi protetti, chiodatura sconsiderata, maleducazione nei confronti di chi attrezza, etc…”
13 marzo 2012
“Tu sporchi? Non hai rispetto? Te ne freghi di chi ha chiodato? E io smantello…”
13 marzo 2012
“La questione più urgente (…) è quella dell’approccio culturale alle falesie: lo testimoniano la spazzatura alla base di molte pareti, le prese mai spazzolate o, peggio, segnate in modo ossessivo, il chiasso inutile (cellulari compresi), gli itinerari “occupati” per ore e ore.
Senza voler fare il sociologo, non è difficile capire che queste situazioni sono figlie dell’abitudine al consumo più ottuso: pago-pretendo. Solo che qui manca la prima parte, ma a questa gente importa poco. (…) il quadro è desolante. La crescita della frequentazione ha determinato infatti un proporzionale aumento di persone incivili che farebbero meglio a starsene a casa propria.”

7 marzo 2012
La Provincia – Intervista a Delfino Formenti
21 dicembre 2011
“la solita maleducazione di alcuni climber. Questo sta diventando un problema serio.”
14 dicembre 2011
“Non si tratta né di vandalismi né di precauzione per supposti pericoli oggettivi. Semplicemente Delfino Formenti (chiodatore di diverse falesie del Lecchese, tutte a sue spese) ha verificato lo stato di eccessivo degrado, cartacce, mozziconi, rottura dei gradoni da lui costruiti per migliorare la base della falesia.”
11 dicembre 2011
“lo scalatore si distingue anche per questo, per non essere capace di riportare a casa non dico la cacca nei sacchettini che si usano per i cani, ma neppure le cicche o il nastro per le dita (sporco di cacca, mi auguro!).”
9 dicembre 2011
“Sosteniamo Delfino con amicizia e stima, condividendo il malessere che si prova spesso in falesia nel constatare l’assoluta mancanza di educazione e l’arroganza di una minoranza di climbers, che non conoscono purtroppo le più elementari regole di educazione.”
9 dicembre 2011
Delfino Formenti – Segnali di malcontento
30 novembre 2011
“I climbers fanno casino, disturbano e sporcano.”
29 novembre 2011
“Il fatto, sicuramente non “volutamente” vandalico, è stato commesso da arrampicatori che credendo di far bene o di fare non si sa cosa hanno tagliato rami di ulivi e quant’altro. L’episodio in sé rimediabile ha in realtà avuto una conseguenza radicale ma totalmente capibile da parte del padrone, ovvero la CHIUSURA del campo e ovviamente DELLA FALESIA e così l’impossibilità da ora in poi di accedere, PER TUTTI alla bella falesia in questione”
24 settembre 2011
“noi ci portiamo sempre un sacchetto per fazzoletti usati e altra rumenta, possibile che non ci riesca nessun altro?”
4 luglio 2011
“La scorsa settimana sono andato a mettere a posto un po’ di vie in un settore nel quale non ero più andato da un paio di stagioni.
Ho trovato alcuni itinerari con la scarlattina (decine e decine di bolli di magnesite fatti su tutte le prese), un moschettone rubato da un rinvio fisso (penzola solo più la fettuccia attaccata al maillon), bottiglie di plastica per terra, tappi di bottiglie di birra, fazzolettini sparsi ovunque, nastri per le dita buttati dappertutto… Sconsolante.”

5 maggio 2011
“Sembra impossibile e assurdo doverlo rimarcare, ma purtroppo siamo qui a parlarne: alcune falesie stanno diventando una discarica…abbiamo trovato di tutto, per non parlare di assorbenti ed escrementi vari in bella vista. Oltre a farci il mazzo a chiodare le vie, ci dobbiamo portare via borsate di rumenta per senso civico e per pudore…non aggiungiamo altro in attesa di cogliere gli artefici sul fatto.”
23 febbraio 2011
“In questa bellissima falesia invernale molto frequentata, ci sono, sulla destra, i resti di una vecchia costruzione in muratura di sassi, quella che noi chiamiamo casetta, costruita in epoche non recenti sfruttando il tetto naturale offerto dalla falesia. E’ un piccolo luogo sempre asciutto ed all’ombra, indi per cui è altamente improbabile che la pioggia e le intemperie lavino via gli escrementi che alcuni GENI hanno furbescamente depositato lasciando per giunta i fazzolettini imbrattati che hanno usato per ripulire il loro “popò”.
Evitiamo che la cosa si ripeta, sono sicuro che i lettori della presente bacheca siano più astuti dei sopracitati soggetti!! …. ai quali mi auguro, per la loro prossima visita, che li colga una fulminante stitichezza.”

8 ottobre 2010
“portiamo via i nostri rifiuti, le cicche, ecc., e cerchiamo di nascondere il più possibile l’organico che non riusciamo a trattenere (compresi i fazzolettini…magari sotterrando il tutto?)”
2 ottobre 2010
“cari climber i mozziconi delle sigarette portateli via dalla base, lì non passa lo spazzino, in più a venti metri dalla falesia c’è un cestino per l’immondizia.”
28 febbraio 2010
“E’ tanto bello arrampicare, è tanto bello vivere all’aria aperta e in simbiosi con la natura, è così bello che ci vivremmo sempre, tutti i giorni e tutto il giorno, sì, proprio così ma per poter vivere all’aria aperta e in mezzo alla natura che ci ospita bisogna saperci vivere con la natura. Con questa riflessione vorremmo far pensare le persone che tutte le volte che vanno ad arrampicare gettano cicche di sigarette, carte, rifiuti o ancora coloro che accendono fuochi in luoghi privati, mah, magari i proprietari accettano che si vada ad arrampicare, punto, non che si facciano grigliate e sagre della tacchetta, magari che si taglino pure i rami degli alberi per questo. E’ successo a Trombacco, ci scrivono i chiodatori”
12 maggio 2009
“devo purtroppo segnalare che sto notando un netto aumento di pattume in alcune delle falesie più frequentate del lecchese. Non si tratta di un vero e proprio degrado, tuttavia ce n’è a sufficienza per sentire un certo fastidio…. Se divulgare delle belle falesie significa farle frequentare da persone incivili, allora c’è da chiedersi se ne vale la pena.
Alla base di Erna Sorprese, Lariosauro, Campelli e Galbiate (solo per citarne alcune) mi è capitato di fare una discreta raccolta di: cerotti per bendare le dita, fazzoletti di carta da naso (ed altro), cartacce varie e assortite, un telo (…), cicche di sigaretta…
Delfino Formenti a sua volta ci segnala che alla base della Discoteca, la sua ultima fatica in zona Orsa Maggiore al Lago, la situazione è ancora peggiore, probabilmente a causa della smodata frequentazione che sta subendo questa falesia. Qui sono state rinvenute anche calze (spaiate), un tappetino, pannolini (!), più tutto quanto catalogato sopra.
Non vale la pena di cavarne una morale, visto che si sta parlando dell’ABC della civile convivenza, però la cosa rimane assolutamente spiacevole. Se consideriamo anche che siamo più o meno ad inizio stagione, chissà cosa ci toccherà calpestare il prossimo autunno.
Non si può che segnalare la cosa, stimolando tutti (me compreso) a vigilare e, perchè no, a dotarsi di sacchetto per ramazzare la monnezza che incontriamo.”

2 agosto 2007
“Voci di corridoio davano il proprietario stanco di raccogliere la merda fatta sotto i suoi olivi.”
19 giugno 2007
“Non dico di portare a casa la carta igienica, ma seppellirla! Il nastro poi come è arrivato da casa, così ci può tornare… (…)
Arrampicatori, almeno voi svegliatevi, se pensate di amare la natura cercate di rispettarla e se così non fosse domandatevi perché scalate.”

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Sul ruolo di chiodatori, arrampicatori e poeti.

“Sono felice di essere arrivato uno”

Chi insegue un numero, un risultato, è un atleta; noi inseguiamo dei sogni.

Quel che l’arrampicata possiede in più rispetto alle altre attività sportive è la dimensione del sogno, del progetto, della fantasia, della creatività, in ultimo: della libertà di scelta, causata da spinta emozionale, scevra da imposizioni. Le sole regole esistenti sono quelle che si autoimpone la comunità verticale, ma è affare individuale decidere se seguirle o no: chi eventualmente non le rispettasse dovrà rispondere unicamente alla propria coscienza. Al solo rispetto di sè e degli altri si affida la legislazione verticale.

L’allenamento non è lo sport: è funzionale al raggiungimento del sogno. Serve, è necessario, ma l’arrampicata non si esaurisce in esso, non trova in esso il proprio senso, al limite una banale giustificazione.

L’atleta gareggia per la squadra, canta l’inno nazionale, si allinea, si mette in fila, segue regole e direttive, porta al braccio il lutto per i soldatini in missione coloniale, si conforma; l’atleta deve vincere.
Noi arrampichiamo per noi stessi, guidati dal cuore, conservando purezza d’animo e spirito critico, liberi da vincoli di ogni sorta, liberi di scegliere dove come e quando metterci alla prova; se riusciamo, avremo vinto un confronto con noi stessi e con la pietra…se non riusciamo, vorrà dire che dobbiamo conoscerci meglio: ritenteremo.

La pietra impone le naturali regole di base del gioco, il chiodatore immagina la linea di salita, l’arrampicatore la interpreta alla sua maniera.
L’arrampicatore è come colui che declama una poesia: meritevole è chi l’ha scritta, non a tutti è concesso interpretarla correttamente.

Se il valore di un’opera d’arte o d’ingegno fosse definito dal suo prezzo, il valore di una via di arrampicata sarebbe definito dal suo grado di difficoltà.

Io, arrampicatore, sono l’allenatore di me stesso. Non devo seguire un percorso prestabilito per riuscire a raggiungere qualcosa, bensì devo capire e definire quel percorso per riuscire a raggiungere me stesso.
Sono io il progetto, io la guida, io il percorso, io l’obiettivo.

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«Quando piove sui climber piovono pietre.» (proverbio inglese parafrasato, ben sapendo comunque che i climber tanto poveri non sono, se non di spirito e di cultura)

Quanto segue è da considerarsi un annuncio ufficiale.

La situazione sta degenerando: mentre, come baluardi d’un tempo dai più dimenticato o peggio sconosciuto (per forza, se le levi dalle guide…), le vecchie pareti brillano nel cupo oblìo della luce riflessa dai chiodi ivi infissi in epoche dorate d’irrecuperabili passioni ed entusiasmi, le nuove falesie che crollano dalle nostre parti rivelano l’ansia da consumo d’una umanità in misera decadenza, strapiombante sul declino. Al parcheggio ora c’è l’area parcheggio (e a Cornei il cubo di Rubik), domani il parchimetro (o parcometro, che più s’addice al parco giochi), dopodomani il pass che mi escluderà. Ci muoviamo sui sentieri ciondolando rumorosi come vacche, inseguendoci come pecore, scrutandoci come cani; non ci annusiamo, ma leccheremmo volentieri la tipa di quello lì, che fra l’altro lo conosco e non si tiene un cazzo. A lato d’ogni sentiero si colgono bianchi fiori che crescono a sprazzi, spruzzati di colore: un artistico cimitero di materia organica cui manca solo la targa, la firma d’ogni autore… Merda di climber. In falesia gli alberi non crescono più, infastidiscono come i dannati operai a passeggio per l’autostrada, che chissà chi ce li abbandona; un tempo udivi i cinguettii, almeno prima degli spari dei cacciatori, adesso speri che non t’aggrediscano i cinghiali perchè ti riconosci non più ospite, bensì invasore. Piovono talvolta pallini di ricaduta sul nostro egocentrico orgoglio, ma pioverà mai tanto da cancellare il nostro esibizionismo intestinale? Di certo piovono pallini, pietre – onore ai chiodatori, che più d’ognuno di noi rischiano per primi – e ultimamente perfino pitons sul povero climber del duemila. Dal Finalese alla valle di Albenga passando per Toirano è tutto un muover di fittoni, un girare di coglioni, una sfida tra Soloni: ci s’interroga sui motivi e sui rischi, ci si scanna reciprocamente, e spesso a slogan, fra bande di utenti (roba da rievocar Frankie Hi-NRG e la sua Fight Da Faida) sulle responsabilità dei pochi eppur tanti chiodautori, s’abbandonano gli hot spot à la mode dell’anno prima e si raschia il fondo del barile scalando dove di incidenti ancora non s’è mai parlato, ci s’affida ognuno al proprio santo e s’affrontan le pareti col terrore, a braghe larghe e magliettina fashion, ma sentendosi legati a corda di canapa girata in vita coi pantaloni alla zuava. A colpi di martello chiodavamo, a colpi di martello ora si schioda. E’ un ritorno al futuro rovinoso poichè inatteso, un viaggio moderno a ritroso nella storia alla riscoperta d’emozioni superate per sport, per una presunzione di fallibilità: so già che cadrò, perciò metto la rete. Vittorio Arrigoni escluso, non son tempi da eroi. Saran contenti gli ultraortodossi del chiodo da roccia dall’etica pura, che non è un lasciapassare buono dappertutto ma tutto sommato dopo decine d’anni forse tiene. Eliminato a colpi di resina il forse, e talvolta anche il magari, ci accorgiamo tutt’a un tratto di non tenere abbastanza, ma di temere un sacco. Saggiamo con pollice ed indice ogni chiodo come se stessimo a leggere fondi di caffè, per forza poi oltre alla paura un po’ di nervoso ti viene. Il destino ci si mostra ad ogni passo in tutta la sua fatalità, ed esso è infallibile senz’altro, sbagliare non sbaglia mai. La vendetta del chiodo è implacabile e basata sulla legge del contrappasso: lo stress sotto carico che subì oggi viene subìto dallo scalatore sotto forma di stress da chiodo in libera uscita. Ma l’Inferno, signori, può ancora attendere: la falesia rappresenta pur sempre il nostro terrestre Paradiso, non resta che dimostrare a noi stessi d’essercelo meritato.

Per verificare se i fittoni resinati muovano solo in Liguria è stata nominata un’apposita commissione, della quale mi vanto di far parte.
Per voi andremo e cascheremo.

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Maggiori informazioni sullo stato dell’arte delle falesie liguri…
Liguria Verticale
Linee di Marco Pukli
Arrampicate
Forum Quotazero – RESTYLING FALESIE ALBENGA
Forum Quotazero – Problemi sui resinati
…e non solo:
PlanetMountain – Sicurezza dei fix per l’arrampicata in ambiente marino

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