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Posts Tagged ‘cesso’

belpaesedimerdaChissà se anche quest’anno farà cagare come il precedente.

“When I get mad and I get pissed / I grab my pen and I write out a list / of all you assholes who won’t be missed: / you’ve made my shitlist” (L7 – Shitlist)

Non credo che vi sia sfuggita, cari lettori, l’attenzione che ripongo al momento più caro a tutti gli arrampicatori: quello dell’evacuazione.
C’è una bella e stimolante differenza tra il farla comodamente a casa, meno comodamente al bar, oppure in mezzo alla natura; ma sui gusti individuali non discuto. Ciò che mai m’è piaciuto è – credo sia ormai noto – la cocciutaggine con cui lo sforzo si va a fare a pochi metri da dove si scala, se non proprio sotto. Me ne fotto se hai l’urgenza: te ne devi andare più lontano, laddove la vista non mi sia sgradita ed il puzzo non pregiudichi l’aria, l’atmosfera, l’aderenza. Ed invece ho sempre più spesso visto sceglier quale cesso il limite estremo della parete, là proprio sotto la partenza della via più facile e meno interessante. Qualche esempio: al Cineplex albenghese ci s’accuccia sotto ai quinti gradi posti all’estrema destra; a La Bruza (Vallée de la Clarée, Briançonnais) qualcuno s’è accovacciato alla base del 5c prima via da sinistra (Mattéo); alla Pietra di Bismantova l’han fatta grossa ben nascosti nel cunicolo da cui partiva il mio 6b (Vampirello). Ma se in quest’ultimo caso si può pensar sia stato un passeggiatore domenicale, negli altri son di certo scalatori che forse quei gradi li han già fatti o non li considerano neppure, e ciò la dice lunga in proposito alla loro intelligenza, cultura, disposizione verso il prossimo e senso etico-morale.
Il climber, al netto delle nostre idealizzazioni, non è in realtà che un animale schiavo delle proprie più basse pulsioni, che tira e spinge mettendoci lo stesso impegno e solo raramente utilizza la facoltà che più lo aiuterebbe nella scelta dell’appiglio da stringere e del cacatoio da utilizzare.

Mi adopererò dunque personalmente per stanare i cacatori seriali più evidenti, quelli da azione fraudolenta, da gogna pubblica, da (e)missione sotto copertura. Stilerò una lista, una scorecard, una shitlist nella quale ben presto vi ritroverete, e rimpiangerete di non aver fatto colazione a casa, vi tornerà in mente il cappuccino maledetto che entrò in rotta di collisione con la spremuta ordinata fuori stagione causandovi il danno e spingendovi in posizione: meglio, fra le prime posizioni.

Sulla pila di pietre posta a copertura del misfatto vorrei spendere ancora qualche parola. Essa si erge imprescindibile nei boschi, appena a lato del sentiero, e come un ometto guida l’esploratore, alla rovescia però: egli non deve seguirne la traccia bensì evitarla, starne alla larga, circumnavigarla. L’ometto di pietre coprimerda è il totem dello scalatore incontinente, un manufatto che in futuro verrà forse studiato per decifrare quale preciso messaggio il climber del 2000 volesse inviare ai posteri suoi simili, ovvero assai probabilmente: sono una merda. Nell’attesa che il ricordo della sua inettitudine verticale si disperda, vogliamo ricordarlo così, con la sepoltura della sua opera migliore. Resta la consapevolezza che dovunque vada l’arrampicatore, là resta innanzitutto il suo fetore.

***

Ulteriori contributi stimola(n)ti:
DOTTOR FIX – CLIMBING JUKE BOX 10 – Storie di M
Calcarea – Se «L’Uomo è ciò che mangia» allora «il Climber….» ?
Liguria Verticale – FINALE – Cengia degli Androidi

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“Nel seggio di Piazzale Adriatico, in una delle zone più alluvionate della città, hanno votato solo 63 persone.”

“gli indecisi e chi si astiene sono il primo partito con il 42 per cento.”

Pensateci bene: la successione nel tempo dei voti basati sulla strategia sinistra del meno peggio molto somiglia alla successione nello spazio delle pisciate fuori dal vaso nei cessi pubblici.
Non fate caso all’involontario accostamento del seggio elettorale alla latrina, motivabile peraltro con molteplici ragioni: il nascondimento tipico d’entrambe le situazioni, ad esempio. Badate al sodo.
Mano a mano che i signori la fanno fuori, il prossimo è costretto ad arretrare la propria posizione, elevando così il rischio di farla fuori e proseguendo un ciclo che è un circolo vizioso negativo, dal momento che prima o poi il bagno s’allagherà divenendo impraticabile. Allo stesso modo, ogni rassegnato cedimento alla cosiddetta scelta del meno peggio genera la pericolosa ciclica tolleranza d’un peggioramento continuo nei fatti, per cui ogni meno peggio, sempre meno delimitato e controllato, sarà sempre peggio del precedente…ma la goccia è ormai un lago ed indietro, se non lavando via energicamente tutto quanto, non si può più tornare.
D’altronde, “Come possiamo scegliere quando ci viene tolta la libertà di scelta?” Come potremmo usufruire d’un cesso sporcato dappertutto, puzzolente, insozzato, vomitato?
E’ inevitabile: costretti alla logica del meno peggio, non si può che finir sempre di male in peggio. Finiremo a pisciare dall’esterno del w.c., a porte aperte, a lanciare il voto a caso da distante, senza poter guardare; continuando forse, ostinati, ad indignarci per la più o meno sofferta decisione di chi da tempo si rifiuta d’entrare. Quando avremmo potuto e anzi dovuto per tempo comprenderci ed unirci, assumere una ferma (op)posizione invece di piegarci ad inaccettabili voleri, formare una forza, un blocco, una catena.
O, quantomeno, una catenella.

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